Proteste e fabbricatori di alibi. Perché amare l’occidente almeno quanto una scarpa di Prada

Salari bassi, scuole inadeguate e ascensore sociale bloccato sono problemi reali. Ma molte proteste prendono di mira anche il mercato, la Nato, la Difesa comune e le democrazie occidentali. Alle istituzioni spetta far rispettare la legge. Ai genitori il compito, meno visibile ma decisivo, di spiegare perché il mondo che i ragazzi contestano offre anche le soluzioni ai loro problemi

21 OTT 26
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(Foto Ansa)

I fabbricanti di alibi hanno passato le ultime ore a cercare disperatamente un modo per spiegare come dietro alle violenze che abbiamo visto in questi giorni tra le strade di alcune delle città più importanti d’Italia vi sia in verità, oltre alle bombe carta, un sentimento genuino che deriva da un profondo disagio giovanile che la politica ha il dovere di ascoltare. La tesi offerta dai fabbricanti di alibi contiene un elemento reale e ci sono mille ragioni per cui le nuove generazioni avrebbero buoni motivi per essere scontente: salari troppo bassi, scuole troppo fatiscenti, ascensore sociale troppo lento, poca attenzione alla valorizzazione del capitale umano. Il dettaglio però che spesso sembra essere sfuggito ai fabbricanti di alibi è che molte delle manifestazioni osservate negli ultimi giorni, sia quelle pacifiche sia quelle violente, hanno messo al centro della protesta obiettivi che con il disagio giovanile non c’entrano nulla.
Si va in piazza per protestare anche per i salari, la scuola, la casa, l’ambiente, i diritti. Ma quando si va in piazza a protestare l’obiettivo non è soltanto il governo di turno, qualunque esso sia, ma è più largo, è più ampio, è più generale. Contro il capitalismo, le spese militari, gli Stati Uniti, la Nato, la Difesa comune, Israele, l’industria degli armamenti, le forze dell’ordine, i grandi patrimoni, le rendite, i privilegi, gli extraprofitti, contro il mercato, le multinazionali, i fondi di investimento, gli speculatori. In definitiva, le proteste portate avanti nelle piazze italiane, piazze sulle quali i fabbricanti di alibi prosperano ma dove per fortuna gli sciacalli non hanno ancora sembianze organizzate e capillari come quelle che si possono registrare in Francia, possono nascere da istanze in grado di creare empatia ma tendono ad avere come obiettivo un unico grande bersaglio: l’odio generico contro l’occidente.
Melanie Phillips, storica commentatrice del Times, ieri ha ricordato come nel 2023 un famoso professore inglese, David Betz, docente presso il dipartimento di Studi sulla guerra del King’s College di Londra, sostenne che presto sarebbero emerse guerre civili in diversi paesi dell’Europa occidentale, le prime delle quali sarebbero state in Gran Bretagna e Francia, a causa di una combinazione pericolosa, fatta di società culturalmente frammentate, stagnazione economica, crollo della fiducia pubblica nella capacità dei politici tradizionali di risolvere i problemi e sviluppo di strategie da parte di gruppi rivoluzionari per colpire le infrastrutture critiche. Difficile sostenere che l’Italia si trovi a questo punto ma di fronte a un rischio di destabilizzazione esistente ci sono alcuni compiti che andrebbero assegnati.
Compito della politica è far rispettare la legge, senza dover necessariamente aumentare le pene per far rispettare regole che esistono già. Compito delle forze dell’ordine è reprimere la violenza quando è necessario, senza dover ascoltare necessariamente la politica che prima rimprovera le forze dell’ordine per non aver fatto abbastanza e ora si preoccupa che le forze dell’ordine possano fare qualcosa in vista dei prossimi scontri. Accanto ai compiti delle istituzioni e delle autorità pubbliche c’è poi un compito più delicato che è quello che riguarda i genitori, che di fronte ai propri figli, non solo quelli più scalmanati, dovrebbero porsi ogni tanto una domanda non scontata: stiamo facendo abbastanza per spiegare ai nostri figli che l’occidente contro il quale protestano, compreso il capitalismo contro il quale si muovono – capitalismo detestato a parole ma con metodi diversi dal passato, un tempo si bruciavano i McDonald’s, oggi i negozi di lusso si scassano per poter usufruire dei prodotti del capitalismo – è la fonte delle soluzioni ai problemi per i quali i ragazzi protestano? Prevenire è doveroso, reprimere può essere necessario, ma piuttosto che contestualizzare, i genitori, non solo dei ragazzi scesi in piazza, potrebbero chiedersi se stanno facendo tutto il necessario per offrire ai figli ragioni utili per amare l’occidente almeno quanto una scarpa di Prada.