La finta pax in FI dopo le suppletive in Calabria: Tajani e Occhiuto si mandano già segnali

Su lo spread (a 100 punti), ma sale anche quello tra il segretario e i “disertori” di Forza Italia (Zangrillo, Mulè). Il “predellino” del presidente della Calabria, in tour per il nuovo libro. La sfida del vicepremier: "Chi vuole si candidi ai congressi"

30 SET 26
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Insieme allo spread tra Btp e Bund (salito a quota 100) sale lo spread tra Tajani e la famiglia Berlusconi che “ci è sempre vicina ma c’è qualcuno che semina zizzania”. Con FI che ha l’obiettivo di rendersi sempre più autonoma economicamente dai figli del Cav. (devono ancora pagare le quote). E poi: “Ci sono i congressi, chi vuole può candidarsi”. Sono messaggi in bottiglia che il segretario lancia perché la minoranza intenda. E segnalano un fastidio per le ipotesi di “predellino”, di leadership alternative. Come quella di Roberto Occhiuto, rilanciato dalle suppletive e da oggi in tour con il suo nuovo libro. 
I fedelissimi di Tajani diranno che sono tutte fandonie, il partito è “unitissimo”, il voto calabrese rafforza Forza Italia, il suo collocamento nel “centrodestra che vince”. Ma non è un mistero che la scelta di Roscioli sia stata certo avallata dal segretario, eppure avanzata in ben altri lidi che non la Ciociaria, dalla famiglia Berlusconi (il neo deputato è avvocato di Marina e Pier Silvio nonché di Fininvest). E messa in campo, organizzata, da uno dei tramiti più diretti della Famiglia: il presidente della Calabria Roberto Occhiuto che è anche vicesegretario. Il quale, insieme al sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, si ritiene il vero artefice della vittoria, il portatore di voti (visto che Roscioli a Reggio Calabria non lo conoscevano). E che ieri, intervistato sul Corriere, specificava: “Tajani ha il gran merito di aver fatto sopravvivere il nostro partito quando nessuno ci credeva. Ora il compito di ciascuno di noi è attualizzare ciò che Forza Italia è stata. Un movimento aperto, capace di proporre riforme coraggiose e di accogliere le migliori intelligenze del paese”. Rilanciando misure per i giovani e sui diritti civili. Solo che nel frattempo, appunto, Tajani sulla Stampa sembrava rispondergli in sincrono: “I congressi ci sono, chi vuole si candidi”. E’ un ulteriore affondo, quello del vicepremier, che sulle tessere e sui congressi, nelle ultime settimane, ha rispedito più e più volte al mittente le accuse dei “dissidenti” (semplificando li chiamiamo così, consci di quanto possa far sorridere). “Se siamo a favore della meritocrazia nel paese dobbiamo esserlo anche all’interno del partito”, disse alla convention dei Giovani di Forza Italia. Aggiungendo che “il tesseramento è un gran segno di appartenenza” e “segnala una gran voglia di vincere”. Poi però, qualche giorno dopo, arrivò pure a prendersela con i “disertori”, che “preferiscono parlare con i giornali”. Ogni riferimento al ministro Zangrillo (che non a caso dopo si è dimesso da coordinatore di FI in Piemonte) e Giorgio Mulè non era casuale. Sono gli stessi che secondo Tajani “seminano “zizzania”. L’insistenza sulla partecipazione interna si spiega anche col rammarico dovuto al mancato anticipo del congresso nazionale di Forza Italia: Tajani avrebbe voluto accelerare, nell’estate del 2025 cambiò lo statuto del partito anche al fine di consentire l’eventualità di un assise straordinario. In quell’occasione, però, il ministro degli Esteri dovette scontrarsi con l’alt di Marina Berlusconi. Che non a caso nell’ultimo incontro avuto negli studi Mediaset la scorsa primavera (a proposito: che fine ha fatto quello che avrebbero dovuto avere al termine dell’estate?) espresse molte perplessità anche sui congressi locali. Della serie: non diventino un modo per lacerare ancor di più il partito. Rammarico che, forse, si somma all’opposto esempio di Matteo Salvini che il congresso invece lo chiama per blindarsi prima delle politiche. Fortunello.
Fatto sta che il rilancio di Occhiuto, tempismo, avviene alla vigilia del tour che il governatore calabrese terrà nel paese (oggi il primo appuntamento a Roma) per presentare il suo libro , “Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza per realizzare”, in cui si riperticano molte ricette espresse negli ultimi mesi: dalla necessità di fare le riforme andando oltre la rappresentanza delle lobby. All’apertura di mondi, anagrafici e socioeconomici, che Forza Italia dovrebbe cercare di intercettare. Un po’ il sunto degli eventi organizzati con la non corrente “In libertà”. Lui continua a ripetere di non nutrire, almeno per ora, ambizioni personali. Ma certo sarà un modo anche per uscire dalla semplice dimensione di amministratore. Ieri si festeggiava quel che sarebbe dovuto essere il 90esimo compleanno di Silvio Berlusconi. Con il segretario a Bruxelles, una parte dei dirigenti (guidati da Fulvio Martusciello) a Napoli e la Famiglia a Villa Certosa. Ognun per sé. Non esattamente un’immagine di compattezza nel giorno in cui si mette in chiaro, pubblicamente, di voler essere “sempre più autonomi economicamente” dai figli del Cav. In attesa dei 600 mila euro che tardano ad arrivare.