Zangrillo: “Il piano sburocratizzazione? Tajani doveva coinvolgermi. I congressi? Li soffro"

Il ministro della Pubblica amministrazione: "Prima di lanciare la campagna sarebbe stato opportuno rivendicare i risultati di quattro anni al governo. Dal segretario solo una chiamata. Marina B.? Se scendesse in campo in FI sarebbero tutti entusiasti"

20 AGO 26
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Se Forza Italia doveva lanciare una campagna per la sburocratizzazione, mi sarebbe piaciuto un incipit dove si diceva che abbiamo fatto cose molto importanti. Di risultati da raccontare ce n’erano tantissimi: 500 semplificazioni amministrative portate in Cdm, oltre 650 mila assunzioni, lo sblocco dei rinnovi contrattuali, l’aumento esponenziale nelle ore di formazione. E invece è stata una sorpresa estiva: mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento dai vertici del mio partito”. Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, esponente di Forza Italia, si riferisce alla “grande campagna per liberare gli italiani dal peso della burocrazia” annunciata dal vicepremier Tajani. “Un evergreen, se ne parla da trent’anni e diventa l’obiettivo di ogni governo”, premette Zangrillo parlando col Foglio. “Mi sorprende però che sia stata annunciata così. Anche perché prima di dire cosa si vuol fare sarebbe stato molto più credibile rivendicare cosa abbiamo fatto negli ultimi quattro anni”. In più, aggiunge ancora il ministro, “il piano è stato accompagnato da una comunicazione maldestra: una card dove si chiedono suggerimenti ai cittadini. Ma forse dal mio partito non si sono accorti che io questa cosa l’ho istituita un anno fa con il portale ‘La tua voce conta’. Apprezzo la telefonata di Tajani, ma forse sarebbe stato opportuno un investimento più organico. E mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto”.
Da titolare della Pubblica amministrazione, Zangrillo rivendica alcuni risultati “di settore”, per esempio “la pubblicazione dell’ultimo country report dell’Ue dove si dice che tra il 2023 e il 2025 l’Italia nella percezione dei cittadini verso la Pa, tra i paesi europei, è quella che ha avuto il percorso più virtuoso. Siamo passati da un 54 per cento di imprenditori e cittadini insoddisfatti della Pa nel 2023 a un 39 per cento nel 2025, in linea con la media europea”. E’ anche per quest’impegno che, insomma, Zangrillo non ha gradito granché la campagna lanciata dal suo partito. “Sicuramente c’è stato un difetto di comunicazione che in parte può essere stato anche colpa mia. Io sono un manager abituato a parlare la lingua dei manager, dei risultati concreti, non della politica. Avrei potuto rivendicare meglio”.
Ma questo colloquio di Zangrillo col Foglio diventa l’occasione per astrarsi dall’attività nel suo dicastero di competenza. E per addentrarsi nel dibattito interno a Forza Italia, così come nel centrodestra. Siete preoccupati per la tenuta della Lega? “E’ evidente che le fibrillazioni all’interno di un partito della coalizione sono un tema che ci preoccupa, ma siamo fiduciosi che, per la loro storia, riusciranno a risolvere i loro problemi interni. Io, del resto, preferisco guardare a noi”. E volgiamo lo sguardo a Forza Italia, allora. Sembrate esservi avvitati anche sul fine vita, tra chi vuole un’accelerata e chi si oppone. Lei è favorevole? “Io penso che per FI sia esistito un prima, con Berlusconi, e un dopo, senza Berlusconi. Non siamo più una monarchia illuminata, lo riconosce lo stesso Tajani che di Berlusconi non ce ne sono più, e allora credo che dobbiamo funzionare in modo diverso rispetto a quando c’era il nostro fondatore, preoccupandoci di dare soluzioni a problemi che non sono nel Dna di Forza Italia. Per questo non sono d’accordo con chi dice che rischiamo di rincorrere la sinistra. Il fine vita è un problema di tutti”, rileva Zangrillo. A proposito di funzionamento interno, lei è stato tra i più fervidi critici dei congressi regionali. “E infatti questa stagione congressuale l’ho vissuta con sofferenza, l’avrei evitata. Non è attraverso i congressi, i campioni delle tessere, che si dà spazio alle idee. Mi aspetto un partito decisamente più aperto e più disposto al lavoro di squadra. Un partito dove chi esprime un’idea diversa dalla posizione ufficiale non debba sentirsi a disagio. Altrimenti non andremo lontano”. Nella lunga campagna elettorale che si profila, ci sarà spazio per Marina e Pier Silvio Berlusconi? “Guardi, ci chiamiamo Forza Italia-Berlusconi presidente, quindi il loro contributo sarà sempre fondamentale. Se scenderanno in campo? Dentro Forza Italia tutti ne sarebbero entusiasti. Ma anche solo un contributo di idee è qualcosa a cui non vogliamo rinunciare. L’ho chiesto io stesso personalmente a Marina”.