Mulè: “FI non può stare ferma, i congressi ci dilaniano. Serve un miliardo per le pensioni. Tajani ascolti di più i Berlusconi”

Il vicepresidente della Camera ed esponente azzurro: "In Campania rischiamo di farci del male, congeliamo le contese. Nelle città stiamo perdendo tempo per scegliere i candidati, basta trastullarsi a cena da La Russa. Io in Sicilia? Sempre a disposizione. Vannacci? E' una trasfusione di sangue che può fare danni alla coalizione"

5 SET 26
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“Per Forza Italia questa è una fase di transito, ma non puoi fare come a ‘Monopoli’: stai fermo tre giri e poi riparti. E quindi altro che congressi. Se non unitari, come quello in Campania, vanno rinviati: rischia di dilaniare il partito. Concentriamoci su cose concrete per differenziarci”. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera ed esponente di primo piano di FI, parla al Foglio per favorire una svolta, un rilancio: “Guardiamo alla legge di Bilancio. Il nostro faro deve essere Silvio Berlusconi. Ritorniamo alla sua ‘maggiorazione sociale’ per dare di più alle pensioni minime. Per arrivare a oltre un milione di persone serve un miliardo”. Il fine vita? “Guai a fermarsi”. I figli del Cav.? “Chiunque, da chi sta più in alto in giù, ascolti i loro suggerimenti”.
Con Mulè partiamo dalle proposte che porterà ai tavoli del suo partito, nella speranza che FI le faccia sue: “Essere testimoni di Berlusconi vuol dire proseguire in quel solco nel quale l’attenzione è massima sia verso chi rimane indietro sia verso chi produce ricchezza. Non è assistenzialismo ma una vicinanza doverosa ai più deboli”. A cosa pensa? “Va ripreso e rilanciato l’intervento che Berlusconi fece nel 2001, in legge di Bilancio, per aumentare le pensioni minime attraverso lo strumento della ‘maggiorazione sociale’. L’Inps ha già fatto i calcoli: per alzare le pensioni a 800 euro netti per oltre un milione e 100 mila pensionati con reddito minimo servirebbero 450 milioni. Io credo che si possa avere l’ambizione di arrivare al miliardo, salendo fino a quasi 850 euro netti al mese. Il governo è intervenuto meritoriamente in questi anni, ma ora c’è bisogno di una misura strutturale. Un intervento che la sinistra pret â porter è incapace anche solo di pensare...”. Forza Italia, però, in queste settimane sembra essersi focalizzata su altre ricette, per esempio l’estensione della flat tax. “Va benissimo – rimarca Mulè –. Così come un intervento sul caro libri e soprattutto sulla sanità. Ma sono cose su cui dobbiamo incidere già da ora, con le nostre idee e le nostre proposte. Dobbiamo avere un’identità precisa all’interno della maggioranza”. Un punto su cui nel centrodestra non sembra esserci concordia è il fine vita. Ieri il capogruppo di FdI al Senato Malan a questo giornale ha detto che una legge sul fine vita non è nel programma di governo. “Ma ci sono alcune materie su cui bisogna andare oltre il programma di governo, perché rispondono a un dovere etico-morale, direi costituzionale, che supera le singole maggioranze e che abbiamo il dovere di attuare. Il fine vita non è una battaglia di partito ma di civiltà e di rispetto della dignità umana”, risponde Mulè. “Ho avuto modo di parlarne laicamente a lungo con monsignor Vincenzo Paglia, per me i paletti sono quattro e sono quelli della Corte: la malattia irreversibile, una sofferenza intollerabile del paziente, la presenza di trattamenti di sostegno vitali al paziente e una capacità di poter decidere in maniera libera, consapevole e autonoma. Su queste basi la politica non si può voltare dall’altra parte. Guai, guai, guai a fermarsi”.
Nei giorni in cui Vannacci viene definito “cavallo di Troia di Putin in Italia” si può immaginare una coalizione col generale? Risposta secca: “I valori sul tavolo sono troppo diversi. Un’alleanza sarebbe come un tentativo di trasfusione tra gruppi sanguini incompatibili che rischia di uccidere la coalizione. Poi, certo, so bene che la politica è l’arte della mediazione e del compromesso. Ma Vannacci intercetta esattamente il camaleontismo che ricercano i russi, che sono già tra noi anche se facciamo finta che non sia così, con le continue ingerenze che subiamo da Mosca da ben prima dell’invasione in Ucraina. Certo se lui è un cavallo di Troia, ci sono tanti poni e ciuchini nel campo largo che non gli sono da meno”. Anche Salvini però allude alla russofobia. “Ma c’è una differenza tra le analisi e quel che si vota in Parlamento. E non credo ci sarà alcuna crisi sulla politica estera”, replica Mulè. Torniamo a Forza Italia. A luglio il ministro Zangrillo aveva polemizzato con il segretario Tajani manifestando un grande scontento per la stagione congressuale. Condivide? “Io dico che alcuni congressi come quello in Campania, per altro convocato il 9 settembre nelle stesse ore in cui staremo votando in Senato la nuova legge elettorale, vadano rinviati. Rischia di essere un congresso dilaniante. Così come sono d’accordo che il congresso nazionale vada fatto solo dopo le elezioni. Non c’è bisogno di colpi di mano o accelerazioni. Congeliamo tutto e guardiamo, come detto, alla prossima legge di Bilancio e poi alle elezioni. Aggiungo anche che nelle città, in regioni come la Sicilia, dobbiamo scegliere adesso i candidati, altrimenti è troppo tardi. Perché perdere tempo o continuare a trastullarsi con le cene a casa di La Russa?”. Lei per la Sicilia ci sarebbe? “L’ho sempre detto, sono a disposizione, qualsiasi sia la scelta del partito. Ma tempus fugit…”. Tempo addietro si vaticinava una Forza Italia al 20 per cento. Per essere così ambiziosi serve il coinvolgimento di uno dei figli di Berlusconi? “A me non risulta siano intenzionati a scendere in campo”, conclude allora Mulè. “Ma certo il loro contributo di idee è fondamentale per il partito. E forse, dai vertici del partito in giù, dovrebbero tutti fare maggiormente proprie le loro ricette e soluzioni”.