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Il sollievo di Meloni. Con Roscioli trionfa la linea Marina B. La premier esulta per il flop di Fn. Donzelli: “Lo Stabilicum passa”
A Reggio Calabria viene eletto il fedelissimo della famiglia Berlusconi (e tesoriere del partito). Il vannacciano Giannetta si ferma al 10,9. "E ha contato più il suo radicamento dell'effetto Vannacci", dicono i sondaggisti. Ora in maggioranza testa alla legge elettorale
29 SET 26

Esultano tutti, a destra. Tutti, tranne Vannacci. A Reggio Calabria FI tiene il seggio e porta in Parlamento Fabio Roscioli, avvocato dei Berlusconi. “Un voto che premia ancora una volta una coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori. Battuto il campo larghissimo”, rivendica la premier Meloni. Chi si giocava tutto erano Francesco Cannizzaro, sindaco della città. E Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e tra i leader della “minoranza interna” (per semplificare, suvvia) a cui Tajani e i suoi erano già pronti a rimproverare una débâcle. Roscioli, forte del 51 per cento, rafforza il ruolo che avrà nello stilare le liste (da tesoriere). Era il primo test per Vannacci, ma Domenico Giannetta si ferma al 10,9 per cento, Frank Benedetto (centrosinistra) al 36,5. Si può fare a meno di Fn e forse anche della nuova legge elettorale? “Ma lo Stabilicum deve passare e passerà. L’alternativa non è percorribile”, esorcizza Giovanni Donzelli.
Poco dopo la chiusura delle urne nel collegio di Reggio Calabria-Locri iniziano a circolare degli exit poll apocrifi. Al punto che un esponente di FI inizia a preoccuparsi: “Vannacci oltre il 20 per cento? Non può essere”. La suspanse, però, dura poco, il tempo di capire che a Reggio città l’ex forzista Giannetta non sfonda. Il candidato del campo larghissimo (c’era Casa riformista di Renzi) Frank Benedetto, il candidato con i video in stile Giorgio Moroder, si ferma al 36,5 per cento. I primi a rivendicare il successo, riuniti in una saletta del comitato elettorale di Roscioli, sono Cannizzaro, Occhiuto, suo fratello Mario, Stefania Craxi e Claudio Lotito, patron della Reggina (e infatti si esulta come se fossimo al Granillo) e in odore di candidatura in questi lidi alle politiche. “Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio Calabria ha preso sassate elettorali”, provoca il presidente calabrese. Roscioli in persona, che in campagna elettorale aveva ammesso di essere stato “paracadutato da Roma”, parla di “risultato oltre le aspettative”. Anche Tajani rivendica, ringraziando Occhiuto e Cannizzaro, una Forza Italia che “stravince. Siamo e ci confermiamo, anche in queste elezioni, un pilastro di quel centrodestra che Berlusconi ha creato, fondato e portato al successo”. Di vittoria dei valori di FI parla pure il ministro Paolo Zangrillo, ma con l’aggiunta che “da Reggio Calabria arriva un messaggio forte: Forza Italia c’è, e guarda al futuro con ancora maggiore determinazione”. Si sa che non c’è miglior cemento della vittoria. E allora per un pomeriggio vale pure la dimenticanza per il clima di sospetti e accuse che ha animato gli azzurri nelle ultime settimane. Il dato certo è che il successo di Roscioli piazza un superfedelissimo della Famiglia, soprattutto di Marina B., in Parlamento. Un successo che i figli del Cav. celebreranno oggi a Villa Certosa per il 90esimo compleanno che avrebbe compiuto il padre, prima della vendita definitiva dell’immobile (mentre Tajani lo ricorderà in un evento a Bruxelles). E Vannacci? Ha condotto una campagna da ago della bilancia ma in definitiva non lo è stato, anche se il referente locale, il deputato Domenico Furgiuele, dice che “l’obiettivo fissato dal generale era l’8 per cento. Siamo addirittura sopra”. Il dato finale è il 10,9 per cento. Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, parla di “risultato non esaltante”, peraltro “figlio più del radicamento sul territorio del candidato che di una capacità espansiva di Vannacci”. Nella batteria di dichiarazioni di maggioranza il refrain diventa: “Si può fare a meno del generale”. Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, passeggiando per il Transatlantico, la mette in questi termini: “Che fotografia è il voto a Reggio? Che la maggioranza di governo vale oltre il 50 per cento e che il campo larghissimo si ferma poco oltre il 35”. Se il test suppletive è stato superato e l’effetto Vannacci non s’è visto, per voi andrebbe bene andare a votare anche con il Rosatellum, con i collegi uninominali? Insomma, se la nuova legge elettorale finisce impallinata non sarà un dramma andare al voto? “Ma lo Stabilicum deve passare e passerà. Qualsiasi ipotesi alternativa non è credibile”, chiarisce il meloniano al Foglio.
Anche di questo, sullo sfondo, hanno parlato ieri i leader della coalizione, riuniti da Giorgia Meloni per discettare di manovra, di misure ulteriori sui carburanti (la compagnia Q8 potrebbe seguire Eni e Socar nell’introduzione di prezzi calmierati, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi) e di candidature nelle città, in particolare a Milano, dove ogni partito ha avanzato un profilo diverso. Nonostante le rassicurazioni provenienti dalle suppletive, il mandato della premier, quindi, è quello di serrare i ranghi, convocare tutti i membri del governo e i deputati di modo che le assenze in Aula l’8 ottobre (data in cui è previsto il voto finale a scrutinio segreto) siano ridotte all’osso. Anche perché in Via della Scrofa sono convinti che non sia un seggio come Reggio Calabria, dove la destra nelle ultime elezioni è sempre stata vittoriosa, a poter indurre nella tentazione di andare al voto subito.