Politica
Il caso •
Tabacci non dà il simbolo a Onorato per formare il gruppo alla Camera. PcI costretto a raccogliere le firme
Per aggirare la norma "anti cespugli" l'assessore allo Sport del Comune di Roma cerca una rappresentanza in Parlamento. Ha chiesto al campo largo tre parlamentari, ma non basta: serve un simbolo presentato nel 2022. Il leader di Centro Democratico, che aiutò Bonino e Di Maio, anche questa volta potrebbe fornire una soluzione, ma si tira indietro

Alessandro Onorato - foto LaPresse
Firme, simboli, elezioni. La nuova legge elettorale è in dirittura d'arrivo e alla Camera è previsto il voto finale nelle prossime settimane. I partiti sono già in campagna elettorale, mentre le piccole forze politiche fanno i conti con la nuova norma "anti cespugli" introdotta dalla maggioranza. Uno su tutti è il Progetto Civico di Alessandro Onorato, che, in quanto forza esterna al Parlamento, è obbligato a raccogliere fino a 6 mila firme per ogni collegio, per un totale di circa 450 mila firme, dallo scioglimento delle Camere. Un'impresa che potrebbe essere più semplice a una condizione: che si crei una rappresentanza parlamentare.
È per questo motivo che Onorato la scorsa settimana ha chiesto al suo campo di riferimento, il campo largo, di "prestargli" tre parlamentari per creare un gruppo nel gruppo Misto della Camera. Ma non basta: servono almeno tre deputati, ma questi devono rappresentare un partito o movimento politico già esistente alle ultime elezioni, riconoscibile sulla base di elementi certi e inequivocabili e che abbia presentato proprie liste o candidature. È qui che, nella partita di Onorato, entra in scena Bruno Tabacci.
Il presidente di Centro democratico ha già messo il proprio simbolo al servizio di operazioni politiche nate altrove. Nel 2018 fu proprio lui a risolvere il problema delle firme di Emma Bonino: Cd era già rappresentato in Parlamento e l'accordo con +Europa consentì alla lista radicale di presentarsi alle elezioni senza dover affrontare quella montagna di sottoscrizioni. Il nome di Centro Democratico finì così accanto a quello di +Europa nel simbolo. E poi, nel 2022 Tabacci si alleò con Luigi Di Maio, appena uscito dal Movimento 5 stelle, dando vita a Impegno Civico. Anche in quel caso il contrassegno teneva insieme il nuovo progetto e Centro Democratico.
Per questo oggi il nome di Tabacci circola nella partita di Onorato. Un soggetto politico con una storia parlamentare ed elettorale può diventare il veicolo attraverso cui una nuova formazione prova a superare il problema delle firme. Lui, che proprio qualche mese fa aveva lasciato il gruppo del Pd dicendo: "La destra si batte allargando il campo, non restringendolo". Ma nonostante i tentativi di moral suasion Tabacci per ora non sembra intenzionato a cedere il suo simbolo. "Cedere il simbolo? Cedere cosa? Cosa vogliono fare? Vogliono andare con Conte?", dice al Foglio prima di ammonire: "Esplicitino i loro programmi, i loro progetti e vediamo. Comunque ognuno raccoglierà poi le firme che deve raccogliere".
programmi e dissidi
Tabacci vuole capire chi sia Onorato, quale sia il progetto politico di Progetto Civico e soprattutto dove voglia collocarsi mentre guarda con favore a Ernesto Maria Ruffini. L'ex direttore dell'Agenzia delle entrate sembra destinato insieme al suo Più Uno a costruire con Matteo Renzi la Casa riformista, un progetto che per volere dello stesso Onorato per ora sembra essere in contrasto con Progetto civico. "Quella di Ruffini è una proposta seria. Ha scritto un libro sulla costituzione di mille pagine, è un servitore dello stato. I civici invece vanno anche bene, me per fare cosa?", disse al Foglio Tabacci tempo fa.
il colloquio
Così, per Onorato, la ricerca si complica. I tre parlamentari sono il primo pezzo del puzzle. Le variabili sono ancora troppe, riferiscono fonti vicine all'assessore romano. In questi giorni sente Conte, Schlein e Bonelli "quotidianamente". Il soggetto politico attraverso cui costruire la componente è il secondo tassello dell'operazione. E su questo fronte c'è ancora strada da costruire. E senza entrambi, la scorciatoia parlamentare rischia di non portare da nessuna parte.



