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Mattarella: "La scuola deve unire. È la più efficace leva di integrazione"
Ad Amatrice il Presidente ha inaugurato l'anno scolastico: "La scuola è chiamata a produrre coesione sociale, deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere. Convivenza e rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza". Zuppi al consiglio permanente Cei: "Siano luoghi in cui nessuno si senta escluso"

Foto Ansa
"La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati". Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando ad Amatrice alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico presso l'Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne", in occasione del decimo anniversario del terremoto che ha distrutto la città laziale. "La scuola prepara tutti, 'è aperta a tutti': così dispone l'articolo 34 della Costituzione", ha ricordato il Capo dello stato secondo il quale il suo scopo è "stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale". Le parole del Presidente sono una risposta indiretta alla proposta che il giorno prima la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva fatto dal parco di Fenix, la festa della Giovanile di Fratelli d'Italia, cioè annunciare un dl nel prossimo Cdm, che fissi per legge un tetto massimo di studenti stranieri nelle classi, pari al 30 per cento del totale. "Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un'etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica", ha detto Mattarella.
Le scuole devono essere “luoghi in cui nessuno si senta escluso”, ha detto anche il cardinale Matteo Zuppi aprendo i lavori del consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, che presiede. “Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”.
Mattarella ha colto l'occasione anche per ricordare che "nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza. La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l'ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti". E sempre parlando dei professori, il capo dello stato ha sottolineato la loro importanza dicendo che "non potrà mai esserci una macchina al posto di un insegnante, per quanto sia una macchina intelligente. Quando un ragazzo alza la mano, l'insegnante capisce se lo sta facendo per perdere tempo o per capire meglio un concetto o se sta interrogando, capisce se il ragazzo non è preparato o sta cercando di esprimere meglio un concetto, la macchina difficilmente potrebbe farlo. Voi stessi avete governato una macchina, non il contrario".
Ancora sul tema dell'intelligenza artificiale, il Presidente ha rimarcato che il compito della scuola è quello di "formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l'algoritmo decide di proporci". "Nell'universo digitale – ha sottolineato – l'intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili. Il progresso non va ostacolato né temuto né seguito con passività. Va orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della persona. Per questo è necessario che le generazioni più giovani – e più capaci di usare i nuovi strumenti – crescano, tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità tecnologiche e solidarietà".
Mattarella ha poi fatto un appello ai ragazzi: "Gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce. Ragazze e ragazzi, rendetevi ancora più protagonisti della vita scolastica. Conoscenza e studio sono importanti per la vita. Non un sapere astratto o soltanto astratto. Ma un sapere che si unisce all'amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà. La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti". E ha poi raccontato che la storia era la materia che preferiva e che ad Alberto Angela, oltre che l'amore per la storia, lo accomuna "anche la pessima grafia". "Guardate il futuro con fiducia, la mia generazione ha visto trasformazioni inimmaginabili. Mai guardare al passato, auguri", ha concluso il capo dello stato.
