Politica
L'EDITORIALE DEL DIRETTORE •
Il silenzio degli incoscienti sulle bombe di Putin
Minacce rimosse, aggressioni minimizzate, aggrediti ridicolizzati, droni dimenticati, agenda putiniana sdoganata. Perché a Vannacci, Travaglio, Conte, Salvini le bombe della Russia interessano meno di quelle di Lavitola
18 SET 26

(Foto Ansa)
Spasibo: che altro? Sono passati quattro giorni dal ritrovamento di un drone di fabbricazione russa su una spiaggia polacca del Baltico, con una testata a bordo. Sono passati tre giorni dal minaccioso drone neutralizzato da due caccia italiani per conto della Nato, sui cieli della Lituania, nel giorno della visita del ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto (e ieri due caccia italiani si sono alzati in volo ancora in Lituania stavolta a causa di una violazione dello spazio aereo da parte di due jet militari russi). Sono passati cinque giorni dall’attacco a un convoglio ferroviario al confine tra Polonia e Russia. Sono passati sette giorni dal passaggio ravvicinato di un altro drone di fronte all’aereo su cui volava Zelensky. Sono passati sette giorni dall’avvistamento di due droni russi nello spazio aereo moldavo. Sono passati poco più di dieci giorni dall’attribuzione alla Russia del drone con esplosivo professionale e con un detonatore ritrovato nell’hub logistico della Nato di Lipsia. Lo avete visto: sono giorni, settimane, mesi, che la Russia tenta di testare le difese dell’Europa, oltre che quelle della Nato, oltre che quelle dell’Ucraina, e sono settimane che gli esplosivi russi tendono, in una parte dell’opinione pubblica, a catturare un’attenzione minore rispetto a quella che ogni giorno riesce a catturare un esplosivo meno minaccioso rispetto a quello russo, come quello, pieno di affetto, indirizzato da Valter Lavitola a Sigfrido Ranucci. La parte di opinione pubblica che in queste settimane è rimasta più indifferente rispetto agli ordigni fatti avvicinare, con poco amore, dalla Russia al territorio europeo e della Nato è quella che ogni giorno si abbevera alle fonti di alcuni partiti, il fronte di Vannacci, il fronte di Salvini, il fronte del M5s, con il suo codazzo mediatico al seguito. Tutti fronti pronti a scattare sull’attenti, signorsì, quando l’Europa promette un coordinamento maggiore contro la minaccia russa, quando la Nato chiede di investire di più nella sicurezza, quando i governi inviano sistemi di difesa all’Ucraina. Tutti fronti che più passa il tempo e più si ritrovano, con la minaccia putiniana, come dinanzi a uno specchio che mostra le proprie ipocrisie.
Sono antifascisti, dicono, ma di fronte ai fascismi del presente chiedono di alzare la bandiera bianca, perché i fascisti, se provocati, possono essere pericolosi. Sono partigiani della libertà, dicono, ma di fronte ai nuovi partigiani europei chiedono il disarmo, chiedono la diserzione, dimenticando la grande lezione, da vero partigiano della Costituzione, di Sergio Mattarella, che il 25 aprile di qualche anno fa creò un parallelismo tra la resistenza italiana e quella ucraina: “Un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista”. Sono sovranisti, dicono, ma non difendono la sovranità di un paese aggredito. Sono pronti a scendere in piazza contro il riarmo, dicono, ma solo contro quello europeo, non contro quello putiniano. Sono per la legittima difesa, che è sempre legittima, ma solo quando la legittima difesa riguarda un gioielliere, non quando la legittima difesa riguarda un paese intero. Sono per armare tutti gli italiani, armi sempre più libere, se possibile, ma non sono per difendere gli europei minacciati dalle armi di potenze straniere. Sono per portare l’esperienza dell’esercito in politica, ma si rifiutano di considerare le minacce agli eserciti europei come minacce che valga la pena ritenere primarie.
Si dicono garantisti in Italia, ma poi trasformano ogni sospetto contro Zelensky in una prova da non dimostrare. Si muovono come giustizialisti in Italia, niente prove, per condannarti basta un sospetto, ma sono poi pronti a usare il massimo del garantismo con Putin, per considerarlo innocente fino a prova contraria di tutti i crimini commessi, arrivando persino, come ha fatto il direttore di un noto giornale, a considerare Putin come un “criminale responsabile”. Sono attentissimi a denunciare le interferenze, presunte, dell’Europa durante le elezioni, ma sono particolarmente timidi nell’evidenziare le interferenze, certe, della Russia nelle elezioni in Europa, come per esempio in Romania. Sono portatori in politica dei cosiddetti valori del patriottismo, ma si muovono sullo scacchiere politico come se avessero la priorità di difendere una patria diversa da quella propria, che spesso coincide con l’amata madre Russia.
E mentre la Russia stuzzicava e minacciava l’Europa ai suoi confini, sentite cosa hanno detto in questi giorni i nostri eroi. Salvini: “Mi sembra che ci sia un’ansia anti russa che mi preoccupa” (slurp!). Vannacci, interrogato sui droni attribuiti a Mosca: “Moltissime di queste accuse sono totalmente infondate” (slurp!). Conte: le ingerenze russe sono un “allarme gettato in modo un po’ frettoloso”. Il tutto poi perfettamente sintetizzato da Marco Travaglio, sul Fatto quotidiano, ieri, secondo il quale è l’Europa che minaccia la pace (Travaglio nel 2022 sostenne che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia era un’invenzione americana: slurp!), secondo il quale è l’occidente che provoca Putin (Putin ha portato all’8 per cento la quota di pil destinato al riarmo, ma se il riarmo lo fa Putin va bene, se lo fa l’Europa no: slurp!) e secondo il quale l’Europa sbaglia a cercare un modo per difendersi perché una guerra che non si può vincere non va neppure combattuta (e dunque se Putin nel futuro vorrà fare altre scorribande nessun problema, su, perché è un criminale, ma è un gentiluomo, è responsabile, lasciamo fare: slurp!).
Ci si potrebbe augurare, in modo utopistico, che le bombe d’amore di Lavitola eccitino un pezzo dell’opinione pubblica italiana, meno di quelle senza amore di Putin. Ma di fronte all’indifferenza rispetto alle minacce portate dalla Russia ai confini dell’Europa, lo specchio chiamato Putin un pregio ce l’ha: chi sceglie di giocare con la bandiera bianca, chi sceglie di soffiare sul partito della diserzione, chi sceglie di chiudere gli occhi sui droni impazziti, anche quando questi avrebbero potuto colpire un ministro del proprio governo, non lo fa per coerenza, lo fa per scelta, perché dovendo scegliere da che parte stare, tra l’Europa che si difende e i nemici dell’Europa che si riarmano, ha scelto da che parte stare. Feroci con gli antifascisti di un tempo, morbidi con i fascismi di oggi, che minacciano un bene prezioso che si chiama libertà. Feroci con gli immigrati ai confini, non con i dittatori che minacciano una frontiera preziosa che si chiama democrazia. Spasibo: che altro? Slurp.