Esteri
l'editoriale del direttore •
Le vergogne del pacifista collettivo
Critica l’Ue che si difende ma si appisola di fronte alle bombe in Ucraina, se ne infischia se Putin aumenta le spese militari sconfinando a Lipsia e non si indigna se Hamas rifiuta di disarmarsi. I finti amici della pace. Un catalogo
2 SET 26

Foto Lapresse
Sarà il caldo, sarà l’afa, sarà l’estate, sarà la distrazione dettata dal clima vacanziero o postvacanziero. Eppure la questione esiste, con tutti gli alibi del mondo, e la questione riguarda una grande rimozione messa in scena in questi mesi dal cosiddetto partito del No al riarmo, sempre attento a condannare l’occidente che si attrezza per difendersi, e sempre attento a non condannare invece gli esportatori del terrore che nell’indifferenza dei pacifisti continuano ad armarsi e riarmarsi fino ai denti. Il risultato è lì di fronte a noi. Quando l’Europa, la Nato, i paesi occidentali, cercano di spendere qualche soldo in più per rafforzare le proprie difese, il pacifista collettivo va in piazza, si agita, manifesta, twitta, contesta, demonizza. Quando gli esportatori del terrore spendono molti soldi per armarsi, per rafforzare la propria rete terroristica, il pacifista collettivo non riesce ad alzarsi dall’amaca e continua a schiacciare un pisolino. Nessun tweet indignato se la Russia, come ha denunciato ieri il governo tedesco, tenta di colpire con un drone esplosivo un aereo cargo ucraino in territorio Nato, come è successo qualche settimana fa all’aeroporto di Lipsia. Nessuna forma di empatia se la Russia bombarda Odessa. La linea è sempre quella, linea in Italia perfettamente abbracciata da un fronte politico trasversale che passa dal M5s e dal Fatto quotidiano, arriva fino ad Avs, abbraccia un pezzo di Lega e arriva fino a Vannacci. Se il riarmo è dell’Europa, il riarmo è criminale. Se il riarmo è dei nemici dell’occidente, il riarmo non fa notizia. Ieri, lo Spiegel, settimanale tedesco, ha aggiunto altri elementi utili per ragionare sull’asimmetria che esiste sul tema del riarmo. Un’asimmetria che spinge il pacifista collettivo a incatenarsi se l’Europa si difende e che lo spinge a fischiettare se la Russia si riarma. Lo Spiegel cita un’analisi recente di Janis Kluge, economista ed esperto di Russia presso l’Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza (Swp) di Berlino, e secondo l’analisi la spesa militare nel primo semestre dell’anno è aumentata del 30 per cento, in Russia, raggiungendo i 10.700 miliardi di rubli, circa 107 miliardi di euro, un piano in netta controtendenza rispetto a quanto promesso precedentemente dal ministro della Difesa Andrej Rėemovičc Belousov, che nell’ultimo bilancio ufficiale aveva previsto, per l’anno in corso, tagli netti alla spesa militare e agli armamenti.
La stima era del 6,4 per cento del pil, contro il 7,8 per cento del 2025; il deficit federale accumulato tra gennaio e luglio è arrivato al 2,8 per cento del pil, contro l’obiettivo dell’1,6 per cento previsto per l’intero anno. La Russia attacca, sconfina, provoca, uccide, si riarma e il pacifista collettivo fischietta, denunciando invece l’escalation dell’Europa e della Nato. E lo stesso approccio, in fondo, lo si può apprezzare su fronti diversi, come quelli mediorientali. Si potrebbe parlare a lungo del fatto che l’eccitazione provocata dal fallimento della guerra di Trump in Iran ha spostato l’attenzione dalla minaccia rappresentata dal nucleare iraniano alla minaccia rappresentata dai deliri trumpiani. Ma per quanto si possa detestare Trump non si può ignorare il fatto che il riarmo iraniano è un problema che può avere un impatto non solo su Hormuz, su Israele, sui paesi del Golfo ma anche sul resto del mondo (Reuters ha ricordato pochi giorni fa che resta senza verifica la sorte di circa 440 chili di uranio iraniano arricchito al 60 per cento, materiale che potrebbe essere ulteriormente arricchito, e a fine luglio ha riferito che Teheran ha firmato un accordo per acquistare dalla Cina fra 300 e 400 sistemi missilistici antiaerei portatili QW-12 e FN-16, per un valore stimato tra 60 e 70 milioni di dollari). Pacifisti in festa per la disfatta di Trump, pacifisti silenti per il riarmo dell’Iran. Stessa scena la si può vedere a Gaza, ovviamente. Il pacifista collettivo ha dato il meglio e il peggio di sé quando aveva argomenti per considerare Israele il freno alla pace in medio oriente.
Oggi il pacifista collettivo, che sa perfettamente che il piano di pace che ha posto fine alle ostilità tra Hamas e Israele prevede il disarmo di Hamas come passaggio necessario per arrivare a una pace duratura, si indigna ogni volta che Israele prova a difendersi ai confini e si addormenta quando i terroristi di Hamas dicono senza paura che di disarmarsi non hanno alcuna intenzione. E il 28 agosto Ghazi Hamad, uno dei massimi dirigenti di Hamas, ha negato che nei negoziati fosse prevista la consegna delle armi: “Non abbiamo discusso la consegna delle armi”. E qualche settimana prima, in un’intervista con Piers Morgan, sul tema del disarmo è stato ancora più chiaro: “Non abbiamo cambiato la nostra mentalità”. Se l’occidente si difende, si chiama riarmo. Se i nemici dell’occidente si riarmano si chiama difesa. Se l’occidente cerca di proteggersi, si va in piazza. Se gli esportatori del terrore scelgono di armarsi fino ai denti, si sonnecchia. Sarà il caldo, sarà l’afa, sarà l’estate, sarà la distrazione dettata dal clima vacanziero. Ma il fatto c’è. Il pacifista collettivo che sogna il disarmo dell’occidente e fischietta di fronte al riarmo dei nemici dell’occidente non commette un errore, non fa una gaffe, non compie uno scivolone. Conferma solo una piccola verità rispetto al suo ruolo storico: essere un favoloso cavallo di Troia di tutti coloro che sognano di avere un’Europa più debole, un occidente più fragile e un asse del terrore in grado di muoversi senza avere troppi argini di fronte a sé. Ragionare sul perimetro della difesa dell’occidente è legittimo. Chiudere gli occhi sulle escalation degli esportatori del terrore è criminale. Se c’è un wokismo che serve, un risveglio che serve, forse è proprio qui. Per provare a capire perché c’è un riarmo che fa notizia e c’è un riarmo che non fa notizia. Svegliarsi, grazie.
