I migranti e l’invasione dei populisti

Senza responsabilità non c’è solidarietà. Senza solidarietà non c’è responsabilità. Il doppio errore di destra e sinistra sui migranti mette in luce i rischi della politica delle noccioline, che genera insicurezza e non soluzioni

22 AGO 26
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Foto Ap via LaPresse

Soluzioni o noccioline? Il governo italiano, sulla partita della gestione dei migranti, ha commesso un errore di comunicazione che sta pagando a caro prezzo. La questione è semplice e facilmente comprensibile: se alzi la voce e minacci un paese alleato di rafforzare i controlli alle frontiere quando quel paese è in difficoltà, per dare una nocciolina propagandista ai tuoi elettori, non puoi lamentarti quando gli altri paesi europei, per dare una nocciolina propagandista ai propri elettori, scelgono un approccio simile. In sintesi: se minacci legittimamente di rafforzare i controlli su Schengen, come è successo all’indomani degli arrivi a Ceuta, non puoi indignarti se qualcuno, come è successo in questi giorni, alza altri muri, chiedendo legittimamente ai paesi di primo approdo di non gestire gli arrivi degli irregolari aprendo semplicemente i propri confini verso i paesi confinanti.
La polemica estiva sul caso dell’applicazione delle regole di Dublino, con un po’ di pigrizia, la si può leggere così, e non c’è nulla di male, ma se si vuole provare a sviluppare un ragionamento diverso dalla logica del “gne gne gne” si può tentare di fare uno sforzo di riflessione e andare al cuore della grande commedia degli equivoci e delle ipocrisie messa in scena da settimane in modo simmetrico dalla destra e dalla sinistra italiana, che sembrano intenzionate a muoversi sulla scena pubblica, sul tema, con il solo fine di offrire agli elettori non soluzioni ma noccioline, specialità in cui un ex generale molto conosciuto tende ad eccellere più di altri. Il punto cruciale da cui partire, per ragionare sulle ipocrisie diffuse e sulla commedia degli equivoci, è capire se le forze politiche hanno intenzione o meno di impegnare i propri paesi nella lotta contro l’immigrazione irregolare. Se si parte da questo presupposto, occorrerà fare un salto ulteriore ed entrare nell’unica logica possibile per affrontare il tema senza demagogia. Se chiedi responsabilità, devi chiedere più solidarietà. Se chiedi solidarietà, devi chiedere più responsabilità. Se chiedi responsabilità senza solidarietà e se chiedi solidarietà senza responsabilità, stai alimentando un doppio populismo. Da un lato, il populismo dell’irresponsabilità, che promette un’immigrazione senza regole e che genera paura. Dall’altra, il populismo della non solidarietà, che, isolando i paesi più esposti all’immigrazione, genera insicurezza. Chiunque si allontani da questo equilibrio complicato tende ad alimentare la politica delle noccioline, che genera a volte paura, a volte insicurezza, a volte tutto insieme.
A destra, il ragionamento implica il dovere di fare i conti con una consapevolezza necessaria: rispettare regole come quelle di Dublino, nate prima di tutto per stabilire chi è responsabile di una domanda d’asilo e per impedire che la distribuzione avvenga casualmente attraverso i movimenti secondari, significa riconoscere che il modo migliore per governare il fenomeno dell’immigrazione irregolare non è fare tutto da soli ma è cercare soluzioni europee per governare i confini, per avere rimpatri più veloci, per cercare accordi con i paesi da cui partono i migranti.
A sinistra, il ragionamento implica invece il dovere di fare i conti con un’altra consapevolezza necessaria: se di fronte a una crisi come quella di Ceuta elogi un approccio come quello seguito dal governo spagnolo nella gestione dei migranti, un approccio fatto di misure muscolari, rimpatri severi, controlli rigidi, non puoi considerare ogni tentativo dell’Europa di introdurre regole per governare l’immigrazione illegale come una deriva di destra, come fa per esempio il Pd da anni, denunciando l’estremismo (il fascismo?) di fondo che guida l’Unione europea nel suo declinare il famoso Patto sull’asilo e la migrazione.
Meloni, che ieri è intervenuta sul tema, ha ragione a dire che il sistema di Dublino e il Patto sull’asilo e la migrazione sono due cose distanti, ma lo spirito dei due accordi è lo stesso: più responsabilità a fronte di più solidarietà e viceversa (nel nuovo Patto solidarietà e responsabilità sono due facce della stessa medaglia: chi chiede solidarietà agli altri paesi deve rispettare le regole europee sulla responsabilità e sui movimenti secondari, ragione per cui il governo Meloni non può ribellarsi alle richieste dei paesi europei che chiedono all’Italia di riprendersi i richiedenti asilo di sua competenza trasferitisi in altri paesi). Ma per provare a uscire fuori dalla commedia degli equivoci sul tema dei migranti – commedia all’interno della quale le destre, in Europa, hanno molte soluzioni, alcune demagogiche e altre no, mentre la sinistra, in Italia, sembra avere come unica soluzione dire di no alle soluzioni degli avversari, programma di governo di dubbia efficacia – bisogna provare a concentrarsi sulle tre lezioni possibili offerte dalle scazzottate estive.
Punto numero uno: la crisi di Ceuta non dimostra che il Patto europeo non funziona, ma dimostra perché un Patto europeo è indispensabile per governare l’immigrazione, prima di tutto quella irregolare.
Punto numero due: il principio di Dublino non è un tentativo di scaricare sui paesi di primo ingresso tutta la gestione dei migranti, ma è un tentativo di stabilire quale stato sia responsabile di ciascuna domanda, evitando che siano i movimenti secondari a decidere casualmente come distribuire i richiedenti asilo in Europa, perché se un migrante irregolare arriva in Italia, o in Spagna, non si può pensare di aiutare quei paesi facendo circolare gli immigrati in modo casuale in Europa. Bisogna trovare dei modi per non rinviare la risoluzione dei problemi, accelerando i rimpatri di chi non ha diritto a restare o rendendo più veloci le pratiche per le richieste d’asilo.
Punto numero tre: il vero bipolarismo, quando si parla di migranti, non è tra buoni e cattivi, non è tra chi vuole solidarietà e chi vuole responsabilità, ma è tra chi sa distinguere la differenza tra una politica fatta per cercare soluzioni e una fatta per diffondere noccioline.