Meloni e il "proporzionale puro". Conte chiama i dem: "Fai il mio ministro?"

Il presidente del Movimento 5 stelle ha capito, come Meloni, che la legge elettorale della stabilità si sta trasformando in un proporzionale puro. Graziano Delrio: "Nessuna coalizione riuscirà ad arrivare al 42 per cento. Nessuno avrà il premio di maggioranza e tutti avranno la voglia di correre per sé"

8 AGO 26
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Giuseppe Conte - foto LaPresse

Perché Conte attacca, pianifica e disfa? Ha capito, come Meloni, che la legge elettorale della stabilità si sta trasformando in un proporzionale puro: ognun per sé e instabilità per tutti. Ascoltate Graziano Delrio, il suo ragionare: "Mi sembra chiaro che nessuna coalizione riuscirà ad arrivare al 42 per cento. Significa che nessuno avrà il premio di maggioranza e che tutti avranno la voglia di correre per sé". Siamo al Senato e accanto a Delrio c'è Stefano Patuanelli, l'ex ministro del M5s, che annuisce: "Sarà un proporzionale puro". Anche la destra è scettica e Conte fa origami, telefona ai dem: "Vuoi fare il mio ministro?".
È un paradosso ma la legge della vittoria certa è ora il suo contrario. La Lega cade, Forza Italia arranca, Vannacci è l'indecenza del cappio esibito e Meloni è davvero sempre più convinta che non ci si possa alleare. I parlamentari di FdI raccontano che Futuro nazionale sta rispettando la promessa del generale di parlare alla "feccia", alla "sporca dozzina". E la raccoglie. In ogni provincia apre le porte ai reduci della destra farinacciana, gli manca solo lo stoccafisso, e a Roma si carica le bande di Giuliano Castellino, quelle bande che avevano assalito la sede della Cgil. Da settimane i parlamentari di FdI si spediscono studi, report su Vannacci, sul fenomeno, sulle vendite del suo libro, sull'uso del web, su chi lo finanzia. Senza Vannacci, per quanto Meloni possa fare miracoli, la destra unita, non arriva al 42 per cento. La Lega viene data sotto il cinque e manca un partito del nord.
Quando è uscita la bozza del Plfi, il partito fantasia, la bozza diffusa da Attilio Fontana, in FdI hanno risposto: "Magari!". L'idea che nessuna coalizione possa arrivare al 42 per cento agita chiaramente la sinistra, che deve ancora decidere sulle primarie. Raccontano che Conte stia chiamando personalmente i suoi ex ministri del Pd, proponendo di ripetere quella formidabile esperienza. Il Conte II. Si dimentica spesso che tutti i dirigenti del Pd che oggi sostengono Schlein sono stati ministri di Conte. In pratica, la segretaria è circondata da "amici di Conte". Anche i due nomi terzi, X, Manfredi e Gualtieri, sono stati ministri del Conte II. L'altro giorno, alla Camera, dopo il voto sulla risoluzione che riguardava la Nec, la clausola di salvaguardia, Conte metteva la mano sulla spalla a Peppe Provenzano, altro ministro di Conte, che pure si è limitato a seguire la linea del partito. Al Senato, Francesco Boccia è un altro ex ministro di Conte e per dire come si sta mettendo è adesso lui il più critico. C'è senza dubbio dell'interesse in questa voce, su Conte che telefona ai dem, ma non è forse umano chiamare gli ex compagni di governo e dire: "Io conosco le tue qualità, che ministero ti piacerebbe?". Quando Delrio ha spiegato: "Questa legge si rivelerà un proporzionale puro", si è avvicinato Stefano Patuanelli, altro ex ministro, e anche lui registrava che alla fine sarà così. Al vice di Conte, Delrio diceva anche: "Ma ti ricordi com'è stato facile scrivere il programma del nostro governo?".
Sostenere che Conte possa rompere l'alleanza con il Pd è un'enormità, ma non va dimenticato che la mente più raffinata del Pd, Dario Franceschini, era l'autore del "marciare divisi, per colpire uniti". Conte deve difendersi dal fantasma di Di Battista. Se scende in campo può togliere un tre per cento, e Avs può candidare simboli come Francesca Albanese. Ecco perché Conte si sta lasciando aperte tutte le porte: le primarie che conta di vincere, anche grazie al Pd, e perfino la possibilità di correre da solo. Anche Meloni è consapevole che lo scenario attuale favorisce il proporzionale puro. Significa che il prossimo governo si forma con i numeri del Parlamento. Non è un caso che Conte, l'Atahualpa della giravolta, torni protagonista. È il proporzionale che lo accende, il sistema che esalta la sua danza. Il solo premio di maggioranza a cui ambisce è la mano libera, come Vannacci, e la stessa Meloni. Non vuole vincere nessuno, vogliono solo che a non vincere sia il loro peggiore amico.