Conte fa le prove da leader, manda in tilt i riformisti dem. E oggi rilancia sul Covid

Alla Camera l'ex premier si prende la scena. Interviene sulla Nec e poi sulle chat di Delmastro. Schlein insegue: nel giorno della risoluzione unitaria, si da parte. E si perde di nuovo i riformisti 

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La risoluzione No riarmo” di Pd-M5s-Avs è filologicamente, “esclusivamente”, di Giuseppe Conte? “Non è una vittoria, non è una gara”, risponde l’ex premier, sornione. Ma in realtà il testo sottoscritto dal campo largo, che questa volta non si divide, alla fine se lo intesta il leader del M5s. I suoi, e si vede della facce, dai sorrisi, sono più che soddisfatti. In nome dell’unità passa la linea Conte, che oggi tornerà protagonista con il Covid.
Elly Schlein si perde un’altra volta i riformisti, che sin dalla mattina segnalano il loro disappunto. Lo fanno, tra gli altri, Lorenzo Guerini, Piero Fassino e Lia Quartapelle alla Camera, ma anche i senatori Filippo Sensi e Simona Malpezzi che si fanno vedere alla buon’ora in Transatlantico. Il senso, per tutti, è più o meno lo stesso: “C’è un problema di metodo e in ogni caso questa risoluzione non si può votare”. Alla fine, non servirà nemmeno, perché per ragioni tecniche il documento delle opposizioni non sarà messo ai voti. Il dissenso comunque emerge dalle agenzie: “Il M5s spadroneggia con arroganza. Non si può cedere alle pulsioni populiste”, commenta a caldo Quartapelle. E si manifesta anche nel voto della quota riformista alla Camera (ci sono anche Merola e Carè) sulle altre risoluzioni: diversamente dall’indicazione del Nazareno, dicono sì agli impegni per il Safe contenuti nei documenti di +Europa e Italia viva e si astengono sulla proposta di Azione. Sono le scorie di quella che anche chi è più vicino a Schlein definisce una “furbata di Conte”. L’avvocato con il vocabolario, che ha fatto della “tattica dell’esasperazione” un’arte. Ma per arrivare a Palazzo Chigi anche questo va sopportato: campo largo, o blocco stretto, unito e Pd che perde qualche pezzo. Dalla risoluzione infatti, prima di arrivare alla versione definitiva, entrano ed escono avverbi e parole. Sparisce il Safe. Agli atti resta che il campo largo vuole che lo scostamento venga usato “esclusivamente” per spesa sociale, welfare ed energia. Le spese Nato? Il 5 per cento? Va totalmente riconsiderato. Non un euro alla spese militari. Esulta pure Avs e soprattutto Conte che ha già chiarito che, se davvero si faranno le primarie, il no al riarmo sarà la sua bandiera. Anche per questo il capo del M5s – a differenza di Schlein – decide di parlare in Aula, durante le dichiarazioni di voto che seguono la replica di Giorgetti. Gli prepara il campo il capogruppo Ricciardi: “Ma la Russia ci sta minacciando davvero?”.
L’ex premier attacca Meloni, dopo il Cdm e lo sconto sulle accise: solo 17 centesimi mentre “ci venite a parlare di 20-21 miliardi per la spesa militare. E’ una follia”. L’ex premier parla anche di “economia di guerra” (pare che abbia provato a inserire l’espressione, senza riuscirci, anche nella risoluzione), ricordando le iniziative M5s contro la Nato. E ancora: “Governo e progetto progressista significa una vera alternativa alla politica del riarmo”. E la segretaria del Pd? Schlein sceglie di non partecipare al dibattito sulla Nec. Parla a lungo con Giuseppe Provenzano, cercando di capire cosa farà l’alleato-rivale 5s. Poi si defila e a prendere la parola in aula sono Piero De Luca e poi Cecilia Guerra. Tra i cronisti si scherza: “Eccolo il segnale ai riformisti”. La leader del Pd comunque un intervento lo farà, ma nel pomeriggio quando a Montecitorio si discute delle chat di Delmastro, l’altra grande battaglia di questi giorni portata avanti da Conte contro i meloniani. E quindi riecco l’ex premier, sul suo scranno di Montecitorio, a scagliarsi contro la maggioranza. Subito dopo i suoi inscenano una nuova protesta – “Fuori le chat” – sventolano sotto i banchi del governo. In contemporanea protestano anche al Senato, per una curiosa coincidenza proprio mentre parla Francesco Boccia, l’altro dem testardamente unitario, costretto così a interrompere la sua arringa conti alla mano, contro Giorgetti (e Nec). E a rimbrottare i 5s, dopo che La Russa ha anche dovuto sospendere i lavori: “Personalmente non avrei mai interrotto alcun collega”. Va così, in una giornata in cui Conte fa prove di leadership e in attesa delle primarie – che nel M5s definiscono “ormai ineluttabili” (e chissà se ci credono davvero) –, di federatori veri o presunti, occupa tutti gli spazi che trova, o che Schlein lascia liberi. L’ultimo squillo prima di Ferragosto arriverà oggi, quando il leader del M5s sarà audito in commissione Covid, la tanto attesa resa dei conti coi meloniani di cui già si è avuto un antipasto in Aula. Ma sarà anche un’altra occasione per ricordare i trascorsi, con apprezzamenti al di là del perimetro rosso-giallo, a Palazzo Chigi. “Non vi faremo annoiare. Finalmente è arrivato il momento. Che Conte vuole sfruttare, ne è convinto, anche mediaticamente.