Politica
Il colloquio •
"Il M5s provoca sulla difesa? Dovranno essere d'accordo anche loro", dice Zanella (Avs)
Secondo la deputata, "contano le risoluzioni firmate e non le parole sui social. Nel campo largo sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono: tra politica estera e primarie dobbiamo trovare una quadra"
7 AGO 26

Luana Zanella - foto LaPresse
Conte, Riccardi. Un Movimento intero che non arretra di un millimetro sulla politica estera. "Abbiamo appena firmato una risoluzione comune: carta canta", risponde Luana Zanella, deputata veneta di Avs. Ma tutto questo urlare, tutto questo populismo a oltranza: non è che qualcuno vuole farvi le scarpe a sinistra? "Quando gli interventi vengono fatti in Aula o nei social, pazienza. Lasciano il tempo che trovano. Io mi atterrei alla costruzione di un programma condiviso e agli accordi all’interno della coalizione: in parte sono già avanzati". Questa sì che è una notizia. "Ci sono molte più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono". Come mai allora il tema dei punti in comune continua a tenere sotto scacco le primarie e l’eventuale leadership? "Tra Conte e Schlein la partita è aperta, c’è una sana competizione. Troveremo una quadra. Sulle primarie noi di Avs non la vediamo come il leader del M5s, ma vedremo quale sarà il punto di caduta".
E allora buon lavoro a tutti. Campo largo e larghi sorrisi. "Il nostro obiettivo comune è mandare a casa questa destra, che se si allea con Vannacci sarebbe ancora di più un pericolo e una vergogna", insiste Zanella. "Non temiamo la dialettica interna". Dunque è d’accordo con la linea gialla del Movimento? Non solo niente Safe, ma nemmeno un soldo per la difesa. Visto il caldo, al massimo pistole ad acqua. "Ma sono frasette buttate là, su: Conte ha senso di responsabilità, è stato anche presidente del Consiglio. Sul riarmo bastano e avanzano i miliardi che si spendono da chissà quanti anni. Su tutto il resto bisogna entrare nel merito concreto di un accordo bipartisan – generale e sovranisti esclusi – per l’urgente necessità di una difesa comune europea". Già questo sarebbe oro che cola, visti i tempi che corrono, se lo dicessero anche i pentastellati. "Il M5s non è d’accordo? Ma sì. Dovrà essere d’accordo. La politica estera e la spesa militare sono temi molto seri, da approfondire e misurare: in un’epoca di attacchi e guerre ibride, è chiaro che ci si debba preparare con adeguata sicurezza. Non sono un’ingenua. E secondo me nemmeno loro". Su questo poco ma sicuro. "Al contempo sono convinta che se ciascun paese finisce per armarsi per conto suo spingendo l’indebitamento all’inverosimile ci ritroveremmo con un rischio militare enorme in tutta Europa. Pensate all’estrema destra in Germania: una volta c’era il terrore di lasciare le armi in mano ai tedeschi, adesso non ci si pone nemmeno il problema".
l'editoriale del direttore
Restiamo sulla difesa comune, che è un buon punto di partenza. L’onorevole Ricciardi dice: noi i nemici non li vogliamo. Magnifico. Problema risolto. "Non voglio fare discorsi da pacifisti neofiti", premette la deputata. "La vita va difesa. Punto. È vero che al contempo ci sono anche pressioni economiche e politiche che spingono verso la corsa al riarmo: gli interessi in ballo sono enormi, ci sono stati interi che finanziano questo ciclo vizioso. Vanno analizzati attentamente i dati. E la difesa comune europea va accompagnata da una politica diplomatica degna di questo nome: il momento è complicatissimo, ma Bruxelles deve fare di più. Trump da una parte, Putin dall’altra, poi gli iraniani e Netanyahu dall’altra ancora". Bingo! Conte non avrebbe mai stilato un elenco del genere. O quantomeno avrebbe inserito pure Zelensky. "Ma no, dai, su. I colleghi del M5s con cui mi interfaccio io, nella Commissione affari sociali, sono preparati e di buonsenso".
Difficile che in quella sede si parli di guerra, effettivamente. Molti esponenti del Pd sostengono invece che il Movimento non abbia nulla a che fare con la sinistra, e che questa sia solo un’alleanza di comodo – ormai sempre più scomoda. "Alcuni e alcune del Pd. Non molti. I disaccordi di ciascun partito devono essere affrontati all’interno di quello stesso partito". E quelli della coalizione? "Dobbiamo capire di cos’abbiamo bisogno davvero. Senza contenuti onesti, coerenti e condivisi si fa dura, ma sono ottimista: la politica si fa facendola. E vedo che stiamo costruendo tanto, che tutti insieme stiamo rappresentando un’Italia varia". Non c’è dubbio. Da Kyiv a Mosca. A qualcuno serve un avvocato?



