Le divisioni del campo largo sono fake. Ed è un vero guaio

Su Kyiv, la discussione c’è. Sul resto purtroppo no. Dalle spese militari al Jobs Act. Dal giustizialismo agli argini saltati contro l’antisionismo. Il vero problema del campo largo non è essere diviso: è esserlo molto poco sui temi che contano
6 AGO 26
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Testardamente unitaria o tristemente unitaria? La risoluzione presentata ieri alla Camera dal campo largo (Pd, M5s, Avs) sull’utilizzo dei fondi Safe certifica un dato politico interessante e spesso rimosso che riguarda l’identità programmatica del centrosinistra a vocazione Schonte (Schlein+Conte). Le divisioni emerse negli ultimi giorni attorno al dossier Ucraina, con la segretaria del Pd “convintamente” a favore dell’invio delle armi a Kyiv e con il presidente del M5s “convintamente” a favore della fine degli aiuti militari a Kyiv, hanno contribuito ad alimentare un’illusione: l’idea che il centrosinistra, in fondo, sui temi importanti è composto da molte anime in concorrenza l’una con l’altra desiderose di mitigare il populismo dei propri alleati. Sulla politica estera, sull’Ucraina, in effetti alcune divisioni esistono. Ma le ragioni per cui le divisioni tra Pd, M5s e Avs hanno fatto così scalpore negli ultimi giorni fanno parte di un preciso filone di racconto giornalistico all’interno del quale la notizia coincide con l’eccezione a una regola, non con il suo contrario. Nel centrosinistra, l’ossessione esplicita per la rimozione del passato riformista del campo progressista (dove spesso per rimozione del passato riformista si intende la rimozione delle stagioni di Renzi e Gentiloni) ha portato il Pd, il M5s e Avs a non avere motivo di litigare su nulla, o quasi, e per quanto possa essere difficile, come notato giustamente ieri sul Corriere della Sera da Francesco Verderami, immaginare di leggere un programma di politica estera “testardamente unitario”, come ama ripetere Elly Schlein, sull’Ucraina, è invece molto semplice immaginare la scrittura di un programma unitario su buona parte degli altri argomenti su cui verrà costruita l’alternativa a Giorgia Meloni & Co.
L’Ucraina, ovvero la divisione, è l’eccezione. La simmetria programmatica, ovvero la condivisione, è la norma. Ieri, con la risoluzione “testardamente unitaria” del centrosinistra, si è confermata la norma, ovvero la semplicità con cui Pd, Avs, M5s tendono a trovare punti di contatto, anche a costo di passare come un rullo compressore sopra le teste dei pochi riformisti del Pd che hanno ancora la forza di far sentire le proprie idee, anche a costo di rischiare di rimanere fuori dalle prossime liste elettorali. Sintesi estrema: il campo largo chiede di utilizzare uno strumento europeo (Safe) nato per la Difesa per finanziare obiettivi che non sono stati previsti dall’Unione europea. Brutalmente: attivate pure il Safe, ma per fare quello che diciamo noi, non quello che consente l’Europa. Nella risoluzione di ieri, però, c’è un altro passaggio interessante che costituisce un grande collante del campo largo: rimproverare il governo per non saper gestire il deficit in modo responsabile e suggerire un istante dopo, con una deviazione dal percorso europeo della spesa netta, di usare più deficit per finanziare sanità, povertà ed energia. 
Sul fronte economico, come ha scritto giorni fa su questo giornale Luciano Capone, le simmetrie tra alleati sono ancora più evidenti, come si può dedurre facilmente andando a ripescare i sedici emendamenti unitari alla manovra, una specie di programma economico del campo largo, che, sommati, comportavano una richiesta di investimenti pari a circa 25 miliardi, a fronte di coperture individuate per appena 2 miliardi. Testardamente unitari o tristemente unitari? Lo stesso discorso si potrebbe fare per le idee sul lavoro: nel referendum del giugno 2025, come ricorderete, il Pd indicò cinque Sì e il M5s quattro Sì. Lo stesso discorso si potrebbe fare per le rinnovabili: a parole, M5s, Pd e Avs chiedono di avere più rinnovabili ovunque, ma laddove governano insieme, dalla Sardegna all’Umbria passando per la Toscana, i governi regionali fanno di tutto e di più per creare regolamenti pensati appositamente per rendere impossibile la creazione di nuovi impianti. Lo stesso discorso, ancora, si potrebbe fare sulle pensioni, con il Pd che ha abbracciato la tradizionale linea grillina di progressivo smantellamento della Fornero, come dimostra la convergenza programmatica sulla proroga di Opzione donna, sulla riduzione dell’età pensionabile e sull’eliminazione dell’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita (quando il governo, mesi fa, ha lasciato scattare parzialmente l’adeguamento previsto dalla normativa vigente, Pd, M5s e Avs lo hanno accusato di aggravare la Fornero, di truffare i lavoratori e di infliggere loro una stangata sociale). Testardamente unitari o tristemente unitari?
La stessa storia, in fondo, vale per la giustizia, e l’idea di garantismo che hanno M5s, Pd e Avs ha permesso loro di trovarsi a proprio agio nel declinare le ragioni del No alla riforma della giustizia e nell’evitare di votare a favore, due giorni fa, dell’istituzione alla Camera della Giornata della memoria per le vittime degli errori giudiziari, non sia mai che il fronte progressista possa fare qualcosa per responsabilizzare il partito delle procure. Pd, M5s e Avs, anche in Europa, condividono spesso posizioni dolcemente unitarie, e le rivendicano anche a costo di allontanarsi dal mainstream socialista e dai voti del Pse. Sono stati tutti contrari al Patto europeo su asilo e migrazione. Sono stati tutti non favorevoli al nuovo Patto di stabilità europeo. Sulla politica estera, certo, ci sono i distinguo, un’eccezione alla regola, sull’Ucraina, ma su molti altri temi la simmetria è perfetta. Per tutti, per il Pd, per il M5s e Avs, la linea di Francesca Albanese sul medio oriente e su Israele, con tendenza alla demonizzazione non di Netanyahu ma del popolo ebraico, è un punto di riferimento assoluto e i silenzi di questi giorni sul desiderio di Hamas di riarmarsi fino ai denti e le timidezze di questi mesi sul fronte della lotta contro l’antisionismo che altro non è che una forma presentabile per veicolare in modo sbarazzino l’antisemitismo sono lì a dimostrarlo.
Trovare una quadra sull’Ucraina non sarà facile, lo sappiamo, ma la capacità con cui in questi mesi il Pd e Avs, in nome della rimozione del passato, hanno scelto di aderire alla piattaforma del grillismo, su giustizia, medio oriente, Europa, migranti, equilibri macroeconomici, è un bollino di qualità, per così dire, che ci costringe a ricordare che il problema del campo largo (con Renzi che sta in disparte ma che non sta fuori da una coalizione il cui obiettivo principale è rottamare il renzismo) non è quello di essere diviso (magari) ma è quello di essere tristemente unitario anche su dossier sui quali una coalizione che desidera proporsi come alternativa di governo dovrebbe litigare per mediazioni al rialzo non per scorciatoie testardamente al ribasso.