Economia
La decisione •
Il “modello Todde” contro le rinnovabili e contro la Costituzione
La Consulta dichiara illegittimo il blocco delle autorizzazioni degli impianti green da parte della regione Sardegna: è la terza volta in due anni. L'isola è la regione più in ritardo sugli obiettivi di decarbonizzazione

Il Campo largo dice che in generale il suo programma è la Costituzione e, nello specifico, per quel che riguarda l’energia è “accelerare sulle rinnovabili”. Nella pratica accade il contrario, almeno se si guarda alla Sardegna, che è stata il laboratorio politico del centrosinistra quando nel febbraio 2024 la coalizione guidata da Alessandra Todde del M5s riuscì a battere la destra. Sull’isola la linea è: approvare leggi incostituzionali per bloccare le rinnovabili. Elly Schlein, nell’intervista di ieri al Foglio, riferendosi al caso sardo ha ammesso: “Anche noi abbiamo problemi di accettabilità delle politiche energetiche”.
“Si poteva fare di più – ha detto al Foglio la segretaria del Pd – ma da quella esperienza si può provare ad adottare un metodo che può funzionare”. Insomma, Schlein dice, in maniera diplomatica, che sulle rinnovabili la Sardegna resta un modello, ma di ciò che non si deve fare. D’altronde il “modello Todde” ormai incarna la contraddizione politica di una coalizione che a livello nazionale attacca il governo Meloni accusandolo di essere nemico della transizione energetica, mentre a livello regionale si scontra con il governo Meloni per installare quante meno rinnovabili è possibile.
L’ultimo capitolo di questa battaglia politico-giuridica è la sentenza con cui ieri la Corte costituzionale, su ricorso della presidente del Consiglio, ha dichiarato illegittimo il blocco delle autorizzazioni degli impianti rinnovabili nelle aree non idonee da parte della regione Sardegna. E’ il terzo giudizio di incostituzionalità in due anni per la giunta Todde. L’anno scorso la Consulta aveva già bocciato (sentenza 28/2025) la moratoria con cui la Sardegna aveva bloccato tutte le autorizzazioni in attesa di una nuova legge. E poi ha bocciato (sentenza 184/2025) anche alcune parti della nuova legge regionale n. 20 con cui la Sardegna imponeva un divieto aprioristico di installare impianti rinnovabili nelle aree non idonee. Si arriva così alla sentenza di ieri, la 144/2026, con cui la Consulta ha dichiarato l’illegittimità di una nuova moratoria, automatica e generalizzata, su tutte le autorizzazioni pendenti in attesa di un regolamento che doveva essere adottato entro novanta giorni e che comunque la regione non ha mai approvato.
Sembrerebbe una grave sconfitta. E invece no. La Todde ha perso alla Corte costituzionale, ma comunque ha vinto. Nel senso che attraverso l’ostruzionismo legislativo regionale è riuscita a raggiungere l’obiettivo politico. Negli ultimi due anni, in Sardegna sono entrati in esercizio circa 500 MW di capacità rinnovabile. Pochissima roba che, in larga parte, è la realizzazione di progetti avviati prima della giunta Todde. Le autorizzazioni avvenute durante la giunta “progressista” sono meno della metà, 230 MW di cui 120 MW per il repowering di un impianto eolico esistente. Solo due mesi fa, la Todde ha partecipato a un Consiglio dei ministri per esprimere il parere negativo della regione su 30 progetti di impianti eolici e agrivoltaici che poi il governo ha autorizzato. Alla fine, la Sardegna ha trovato un’intesa con Palazzo Chigi dichiarando la sua “non opposizione” a tre progetti ma mantenendo la sua contrarietà agli altri 27.
Non è quindi un caso che, durante il biennio di governo Todde, la Sardegna abbia conquistato un triste primato: secondo gli ultimi dati di Terna riferiti a giugno, è la regione più in ritardo rispetto agli obiettivi indicati dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (-548 MW), mentre il paese nel suo complesso è avanti (+886 MW). E la situazione ovviamente è destinata a peggiorare: da un lato il tasso di crescita di capacità rinnovabile installata dovrebbe aumentare per stare al passo con il target del Pniec; dall’altro lato la legge regionale sopravvissuta alle tre sentenze di illegittimità della Corte costituzionale è comunque la più restrittiva del paese, visto che vieta il 99 per cento del territorio sardo alle rinnovabili e, in sostanza, proibisce la realizzazione di impianti su scala industriale.
Pertanto, le tre bocciature della Corte costituzionale non sono incidenti di percorso, ma ostacoli deliberatamente posti dalla Sardegna lungo la strada verso gli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione. Non sono le tre leggi, ma è tutta la politica energetica del “modello Todde” a essere contro le rinnovabili e contro la Costituzione.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
