Riformisti in rivolta: Sensi e Quartapelle contro la linea Conte sulle spese per la difesa

La deputata dem attacca dopo la risoluzione a trazione Conte: “Schlein ha ceduto al M5s”. Il provvedimento non si vota, ma il mal di pancia interno sale
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Foto ANSA

Altro che salvaguardia. Lo scostamento lo fanno i riformisti dal resto del campo largo. “La risoluzione di Pd-M5s-Avs è frutto di immaturità politica”, dice al Foglio Filippo Sensi, senatore dem, che già all’arrivo delle prime bozze aveva avvertito: “Se rimane così noi non la votiamo”. Secondo il campo largo, lo scostamento di bilancio va bene solo se “esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica”. Non va bene, invece, se le risorse sono destinate “a impegni di spesa militare”. E il Safe? Non pervenuto. “Era l’ospite ingrato, eppure tutte le risoluzioni, persino quella della maggioranza, ponevano il tema”, prosegue Sensi, secondo cui quella risoluzione pacifista “era ovviamente una copia in colla di vecchi atti messi uno dopo l'altro. Possiamo chiamarlo anche Chat Gpd, per intenderci. Tanto che non è neanche stata annessa al voto”.
Fra i riformisti del Pd (Lorenzo Guerini, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino) che hanno votato a favore degli impegni per il Safe contenuti nelle risoluzioni di Più Europa e Iv, c’era anche Lia Quartapelle. Che interpellata dal giornale poco dopo il voto dice: “Quel testo era purtroppo un cedimento al Movimento cinque stelle e agli slogan facili di fronte a questioni molto delicate e complesse. Possiamo fare meglio di così. Spero – prosegue la deputata – che quello che è successo oggi ci aiuti finalmente a ragionare sui nodi che ci sono”. Eccome se ci sono. Quartapelle non vuole che il Pd si abbandoni ai diktat dei seguaci di Giuseppe Conte: “Quelle posizioni sono molto urlate. E se da una parte è giusto tenere un equilibrio tra spese per il welfare e spese per la difesa, si deve spiegare perché il M5s non vuole ideologicamente prendere neanche in considerazione l’idea di utilizzare delle risorse europee aggiuntive che hanno un costo minore rispetto alle risorse nazionali per finanziare delle spese per la difesa”. E si ritorna al Safe, che permetterebbe all’Italia di richiedere quasi 15 miliardi di prestiti da rimborsare a tasso agevolato e con scadenza a 45 anni, e dunque di far risparmiare al bilancio pubblico circa 120 milioni di euro di interessi ogni anno. “Nella nostra risoluzione fantasma, come la flotta, c’è scritto che bisogna superare il piano di riarmo agli eserciti nazionali privo di coordinamento puntando alla costruzione di una vera difesa comune europea”, legge Sensi. “Safe è esattamente questo, ma non c’è. E’ tutto un vedo non vedo in quella risoluzione. Ma ridurre tutto allo scontro riarmo-disarmo è uno schema ingannevole e truffaldino. Contrapporre le spese dello stato sociale con le spese per la difesa mi pare un segno di immaturità politica”.
Dopo le fughe in avanti dei giorni scorsi di Conte sulle primarie e gli aiuti militari a Kyiv, la fu dem Pina Picierno ha avvertito i suoi ex colleghi del Pd di essere davanti a un bivio. Da un lato gli slogan, dall’altro il pragmatismo. Riformisti, ma non sarebbe meglio guardare al centro? “Certo, c’è bisogno di tutti. C’è bisogno di Calenda, di Renzi, ma c’è anche bisogno del Movimento 5 Stelle, di AVS – dice Sensi –. Non dobbiamo fare un gioco di incastri, serve un campo larghissimo per evitare che rivinca la destra. Del resto abbiamo già governato con coalizioni complicate”. Dello stesso avviso Quartapelle, secondo cui “i soli voti di M5s, Avs e Pd non bastano a battere la destra. Ma serve un lavoro programmatico perché questa coalizione non sembri una somma di identità senza una visione comune”. Ragionamento che tuttavia, per la dem, “è mancato”. Anzi, “purtroppo è stato soprattutto il M5s a rimandarlo e ad avere un atteggiamento molto spregiudicato, come quello che abbiamo visto negli scorsi giorni”. Prima del voto in Aula, prima ancora che il cielo di Kyiv venisse ancora squarciato dai feroci bombardamenti russi di ieri notte, un gruppo di naziskin ha terrorizzato dei giovani italiani ebrei a Sofia, in Bulgaria. L’appello che la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Livia Ottoleghi ha affidato al Foglio è chiaro: serve che il ddl sull’antisemitismo in discussione alla Camera sia approvato rapidamente e con larga maggioranza, e nella sua versione già licenziata al Senato. “Me lo auguro anche io”, dice Sensi, fra i pochi dem (tutti riformisti, anche qui) che hanno scelto di votare a favore di quel provvedimento, in dissonanza con la linea del partito. “Mi auguro che arrivi a meta entro la fine della legislatura, e spero che alla Camera non ci sia la volontà di farlo vivacchiare per poi dopo non portarlo a dama”.