Di Maio: "Mi pento della frase 'Abbiamo abolito la povertà'. Incontrai Vannacci prima dell'invasione russa in Ucraina"

"Il momento più difficile del governo Draghi fu il viaggio in Russia dieci giorni prima dell'invasione. Vannacci ci spiegava gli scenari". L'ex ministro degli Esteri parla di vita privata: "Facevo lezione di inglese alla Fanesina. Ho perso tutto nel 2022". Mattarella? "Un grande uomo di stato". Meloni? "Con questo governo stabilità e credibilità"

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Ultimo aggiornamento: 12:19
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Luigi Di Maio - foto Ansa

"La mia frase 'Abbiamo abolito la povertà'? Non c'era bisogno (di dirla, ndr), perché avevamo approvato una misura per noi vitale. Ma eravamo in una competizione talmente sfrenata con Salvini che facevamo a gara a chi la sparava più grossa. Ho imparato molto da quell'errore". Luigi Di Maio come un libro aperto, si racconta nel settimanale 7 del Corriere della sera in occasione dei suoi quarant'anni (il prossimo 6 luglio). Movimento, governo, Grillo, Impegno civico. Parla come non fa da anni. Racconta di come "ha perso tutto" dopo la batosta elettorale del 2022, del suo nuovo ruolo come rappresentante speciale per il Golfo persico e di quella volta che stette ad ascoltare Roberto Vannacci parlare dei possibili scenari poco prima dello scoppio della guerra in Ucraina.
"La sconfitta elettorale del 2022, quando persi tutto incassando lo 0,6 per cento con Impegno civico, mi ha cambiato molto in positivo", dice Di Maio. Il ritorno in politica? "Sono romanzi fantasy, informazioni prive di fondamento. Dico solo che, per me, oggi sarebbe molto difficile dire le cose che, da opposizione, sostenevamo in campagna elettorale". E dà un consiglio: "Tutti i partiti dovrebbero andare a Palazzo Chigi. Perché solo quando governi fai i conti con la realtà". Dei "Vaffa Day" cosa è rimasto? "La voglia di cambiare le cose. Però ho capito che per riuscirci dobbiamo farlo attraverso le istituzioni, non combattendole". Capriola! Tuttavia, sul "parlateci di Bibbiano" rivolto al Pd, anche a distanza di anni, Giggino dice solo: "Su questo no comment".
All'ex ministro degli Esteri viene ricordato quando nel 2018 chiese l'impetchement per Sergio Mattarella. Si sarà pentito? Di Maio risponde: "In realtà, in quei giorni, fu tutto molto veloce. Cercammo subito l'opportunità per vederci e proseguire con la costruzione del governo". Non c'è un "no" secco. E continua: "Il presidente della Repubblica mi disse semplicemente: 'Mettiamo da parte quello che è successo negli ultimi giorni e pensiamo al paese'. Dimostrò ancora una volta di essere un grande uomo di stato".
E nonostante l'attacco frontale, c'è stato un momento in cui Di Maio si vedeva premier, era fatta: "Nel 2018, quando sfiorammo il 33 per cento e Salvini aveva preso il 17 per cento. Lo davamo per scontato". Ma non è andata così: "Non riuscivamo a metterci d'accordo. Poi davanti alla macchinetta del caffè, prendendo atto dell'impasse, decidemmo per la soluzione di Conte premier". Oggi il rapporto tra i due è più teso che mai: "Conte deve realizzare che ha vinto tutto con me, mentre io ho perso tutto. Il giorno in cui capirà questa cosa sarà in pace con me. E magari smetterà di continuare a nominarmi". Non va meglio nemmeno con Di Battista. Erano inseparabili, poi: "Mai più sentito. È finito tutto con il mio appoggio a Draghi".
Di Maio parla del governo Draghi. E del momento più difficile: "La missione in Russia, una decina di giorni prima dell'invasione dell'Ucraina [...] Arrivai a Mosca per incontrare il ministro degli Esteri Lavrov. Prima feci un briefing diplomatico con l'ambasciatore Giorgio Starace. E poi quello militare con l'addetto alla Difesa: si chiamava Roberto Vannacci, proprio lui. Mi illustrò i tre scenari. Putin avrebbe potuto invadere Donetsk e Lugansk, spingersi fino al fiume Dnipro oppure puntare fino a Kiev". Sappiamo com'è finita.
Mentre, per quanto riguarda Giorgia Meloni, Di Maio fa l'istituzionale, ma sorprende comunque: "Le do un giudizio sulla politica estera, vista dai paesi arabi. Un governo così longevo dà stabilità all'Italia, non solo per i mercati, ma garantisce credibilità e solidità nei rapporti con i paesi esteri, consentendo di concretizzare accordi e obiettivi".
Nei suoi anni alla Farnesina poi racconta di come ha imparato a parlare l'inglese: "Facevo lezioni la mattina presto, in maniera quasi martellante. Tre settimane dopo mi trovai a fare i bilaterali in inglese all'Onu, da ministro". Ma nonostante molti anni, continua a "pensare in napoletano. Ancora oggi, nei momenti di stress, questa cosa mi aiuta molto. Ed è un piacere". Oggi invece racconta di come ha trovato l'amore nella sua fidanzata Alessia: "La svolta della mia vita è stata Alessia, il mio amore. Ho passato 35 anni provando a essere qualcuno per tante persone. Oggi quelle che contano sono tre: la mia compagna, sua figlia Amylia e nostro figlio Gabriel. Oggi non mi chiedo più se sto facendo bene il ministro, ma se sono un buon padre". Lacrimuccia.