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La carriera di Di Maio. Un ponte verso il nulla
Un uomo che ha capito i fondamenti del parlamentarismo, ha assimilato il galateo istituzionale e ha ripudiato l’epoca scapestrata delle gite in macchina con Dibba per rimorchiarsi i gilet gialli. Ma che comunque, a 40 anni, è già sulla via del tramonto
27 GIU 26

Foto LaPresse
Luigi Di Maio festeggia i suoi primi quarant’anni con una bella intervista su LaSette. Io dico che dovrebbe ricavarne un nuovo libro autobiografico. Peccato che il titolo più ovvio se lo sia già accaparrato Marina Lante Della Rovere, ma gliene suggerisco un altro niente male: Il ponte verso il nulla. Forse qualcuno ricorderà la storia del ponte sul Choluteca, in Honduras. L’opera fu affidata a una società di costruzioni giapponese, che la inaugurò nel 1998. Lo stesso autunno, però, arrivò l’uragano Mitch. Buttò giù il ponte nuovo di zecca? Nient’affatto. Era costruito a regola d’arte, e rimase al suo posto. In compenso l’uragano aveva spazzato via tutte le strade che conducevano al ponte, e come se non bastasse aveva deviato il corso del Choluteca. Oggi sotto il ponte, che non connette nulla con nulla, non scorre più nemmeno il fiume.
Ora, ripensate alla carriera di Di Maio. Nel 2013, a ventisei anni, è il più giovane vicepresidente della Camera perché, a differenza di quei brocchi dei suoi commilitoni, si è studiato nottetempo i regolamenti. E’ un autodidatta sveglio, e chi ha fiuto, anche tra i suoi oppositori, capisce che farà strada e se lo sceglie come interlocutore. La sua ascesa prosegue nella legislatura del 2018. E’ vicepremier e ministro del Lavoro in quell’incubo punk che fu il governo gialloverde, poi mette la testa a posto e si iscrive disciplinatamente alla scuola di Mario Draghi, che lo conferma agli Esteri. Ebbene, l’intervista a LaSette mostra un uomo che ha capito i fondamenti del parlamentarismo, ha assimilato il galateo istituzionale e ha ripudiato l’epoca scapestrata delle gite in macchina con Dibba per rimorchiarsi i gilet gialli. Uno normale, un democristiano campano che nella Prima Repubblica avrebbe occupato una dignitosa seconda fila; ma è comunque, in assenza di una Dc, tutto merito suo. Non so quale sia stato, nel suo caso, l’uragano: forse il tracollo elettorale del 2022. Fatto sta che il ponte Di Maio, proprio adesso che è collaudato e percorribile, non porta più da nessuna parte.