Politica
La crisi •
A Venezia la Lega non esiste più. E anche in Veneto, regione simbolo, Salvini continua a perdere pezzi
In laguna, i due leghisti eletti sono passati al Gruppo misto. E ora il Carroccio non avrà alcuna rappresentanza nel Consiglio comunale. Per il partito soffia aria di tempesta: da un lato i cortocircuiti interni, da un altro la variabile Vannacci, da un altro ancora il mondo di Zaia che aspetta il rompete le righe del suo doge
18 GIU 26

Foto Ansa
Venezia. Lega a pezzi. Pure in Veneto. Anzi, soprattutto. L’ultimo caso? Nel nuovo Consiglio comunale di Venezia, il Carroccio non avrà alcuna rappresentanza: sparito dal capoluogo di una delle sue regioni simbolo. Da un lato i cortocircuiti interni. Da un altro la variabile Vannacci. Da un altro ancora il mondo di Zaia che aspetta il rompete le righe del suo doge – e forse non smetterà mai di aspettare. “Luca, stacca la spina”, gli chiedono i suoi ex luogotenenti: il riferimento alla spaccatura politica sul fine vita non è casuale. Tutte forze centrifughe dal partito, insomma, che si ritrova sull’orlo della spartizione. Intanto si trama anche contro il futuro di Salvini, considerato nemmeno più tanto velatamente – agli occhi degli irriducibili federalisti – l’origine di tutti i mali.
A Venezia la situazione è ai limiti dell’imbarazzo. A maggio, alle urne, rispetto alla chiamata precedente la Lega aveva già visto i suoi voti dimezzati. E così i suoi consiglieri, con la mediatica Monica Poli – nota anche come “Lady Pickpocket”, versione lagunare del giustiziere Cicalone – prima per preferenze. Ebbene. In queste ore entrambi i membri sono passati al Gruppo misto. Hanno digerito male alcune nomine, già decise dalla dirigenza a tavolino a prescindere dal verdetto popolare. Solito modus operandi: il Carroccio boccheggia, pesca il campione di preferenze per continuare a sfangarla in campagna elettorale – da Poli a Vannacci, dal locale al nazionale –, poi a bocce ferme pretende di parcheggiarlo e si stupisce pure se questo non ci sta. “La Lega a Venezia non esiste”, denunciano i consiglieri. Lo stesso neosindaco Venturini ammette che “gli equilibri nel centrodestra sono cambiati”.
La laguna è la parte per il tutto, anche ripensando a cosa accadeva soltanto pochi mesi fa: Vannacci che noleggia un vaporetto per i suoi fedelissimi, pochi e fiacchi. Pareva una carnevalata. Alle regionali i leghisti veneti non potevano sopportarlo. Ma adesso che il generale ha un partito suo, nessuno lo deride più: le adesioni sono migliaia, con tassi di crescita importanti in tutto il nordest. Che sarà pure autonomista, produttivista. Ma sul richiamo alla difesa dei confini non sente ragioni: il concetto di remigrazione, in fin dei conti, non è poi tanto diverso dal fòra dai ball di bossiana memoria. Non è un caso se oggi Roberto Marcato, anti-salviniano d’antan, venetista fino al midollo e possibile candidato a Padova, fissa i paletti per il sostegno di Vannacci: “Riferimenti alla X Mas e qualunque paccottiglia post-fascista devono rimanere fuori dall’agone elettorale”. E’ più di un’apertura. Perché di quel sostegno la Lega ha un bisogno aritmetico, nonostante “l’identità ormai annacquata: l’abbandono dei territori e del federalismo è stata la nostra condanna”. Più passa il tempo, meno la Lega ha margine di dettare le condizioni. E meno diventano i suoi uomini: l’adesione del filorusso Valdegamberi a Futuro nazionale era da mettere in preventivo; quelle di altri militanti veneti come Erik Pretto o il deputato Gianangelo Bof – più o meno definite – invece stanno spazzando i vertici. E sono il termometro dell’aria che tira. Aria di tempesta, in ogni caso, che si aggiunge al fuggi fuggi degli ultimi anni.
L’altro fronte del dissenso arriva dagli ex pretoriani di Zaia, snobbati dall’apparato dopo l’addio del governatore. Anche Alberto Villanova, fino a pochi mesi fa capogruppo della Lega in Consiglio regionale, oggi ha lasciato il partito. “Vannacci è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, accusa. “Ed è una creatura di Salvini. Troppo facile cascare dalle nuvole ora: Ponte sullo Stretto, Roma Capitale, scimmiottamento degli estremismi. Adesso che è arrivato qualcuno in grado di fare la destra meglio della Lega, la gente guarda altrove. Ma noi federalisti siamo basiti da anni. E finché la Lega non ritroverà la sua ragione di esistere, non esisterà più”. Guardare a Zaia come salvatore è una pia illusione, spiega chi lo conosce bene. “Non succederà niente nemmeno stavolta: la cerchia ristretta è preoccupata, perché c’è in ballo il mantenimento dello status quo. Zaia e Fedriga dovrebbero lavorare insieme, non so però se ci sia la volontà per farlo”. Verso il 4 e 5 luglio si ragiona di riunirsi in un conclave della Liga veneta a Mogliano, per dare un seguito al federale dei prossimi giorni. Si dice che in gioco ci sia anche il nuovo statuto del partito. Si dice. “Un po’ di polverone. Poi tornerà tutto come prima”. Finché del Carroccio non rimarrà che il ricordo.

