Consob, fine vita, legge elettorale e non solo. Su cosa sta litigando il governo Meloni

Dopo il referendum nell'esecutivo si discute come non mai. Spese militari, suicidio assistito, trattative sulla legge elettorale. Oggi il Consiglio dei ministri si riunisce dopo il passo indietro di Freni alla corsa per Consob ma senza sciogliere il nodo nomine. Crosetto sollecita Giorgetti sul Safe. Giuli invece fa pace con Salvini

di
14 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:14 PM
Immagine di Consob, fine vita, legge elettorale e non solo. Su cosa sta litigando il governo Meloni

Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini - foto LaPresse

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi lo aveva definito "governo Vinavil" e aveva detto che, dopo la vittoria del "no grande come una casa" al referendum, ci sarebbe stato un cambio della "storia politica di questa legislatura". Sono passati quasi due mesi dal 22 marzo e il governo Meloni sta litigando con se stesso come mai aveva fatto prima. Sia su vecchie faccende che su nuove vicende. Epurazioni, legge elettorale, fine vita. Giuli contro Salvini. Crosetto ammonisce GiorgettiA Palazzo Chigi non tira una bella aria. E così neppure il Consiglio dei ministri di oggi ha affrontato uno dei dossier su cui manca convergenza: la nomina alla presidenza della Consob.

di

Litigare sui nomi

La nomina del nuovo presidente della Commissione nazionale per le società e la Borsa sta facendo litigare il governo da più o meno metà gennaio. E il motivo è l'unico profilo che si è sempre preso in considerazione per sostituire Paolo Savona (il suo mandato è scaduto lo scorso 8 marzo): il sottosegretario all'Economia Federico Freni. Esponente della Lega, la sua nomina, all'inizio, sembrava scontata. Ma al momento del voto Forza Italia ha posto il veto. Secondo gli azzurri ai vertici della Consob non dovrebbe andare un profilo politico. Per l'autority, ha ripetuto più volte Antonio Tajani, serve un tecnico.
Lo stallo si è protratto per quattro mesi. In mezzo, è passato il referendum, le dimissioni di ministri e sottosegretari e la riorganizzazione interna proprio di Forza Italia. Ma nulla ha scalfito questa trattativa. Nemmeno l'ingresso di Paolo Barelli nel governo (ai Rapporti col Parlamento): in quelle ore si pensava che la nomina di Freni avrebbe fatto digerire alla Lega un membro azzurro in più nell'esecutivo. Ma così non è stato. Barelli, lasciato il ruolo di capogruppo a Montecitorio degli azzurri, è stato nominato sottosegretario, senza risolvere però la partita su Consob. E così ieri lo stesso Freni ha deciso di sbloccare la situazione rinunciando alla corsa: "Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. È sbagliato limitare chi fa il politico". In FI "non sono né scontenti né contenti". A perdere è Salvini.
La situazione la sta seguendo il segretario Antonio Tajani e il nome più quotato per porre fine alle trattative è quello di Federico Cornelli. Ma è facile che questa volta a opporsi sia la Lega. La partita si intreccia anche con un'altra nomina: quella dell'Antitrust.

di

Litigare sulle regole

La brutta aria dentro ai Palazzi si respira anche per quanto riguarda la riforma delle legge elettorale. Vertici, incontri e mediazioni. Il provvedimento è caro a Giorgia Meloni tanto da aver accelerato per la sua approvazione anche prima del voto referendario. Il testo è stato presentato dalla maggioranza. Ma anche qui ci sono dissapori sia sulla struttura, sia sull'urgenza.
Il testo dello "Stabilucum" è stato studiato per dare, appunto, stabilità a chi governa. Una sorta di premierato, ma senza cambiare la forma di governo del paese. La legge, a prima firma di Galeazzo Bignami, assegna un super premio di maggioranza alla coalizione che vince prendendo più del 40 per cento dei voti. Senza entrare in tecnicismi, il premio è pensato in modo tale da gonfiare sopratutto le fila del partito egemone della coalizione. Ed è il motivo per cui sia la Lega che Forza Italia, due partiti minori rispetto a FdI, non vedono l'approvazione delle nuove regole del gioco come una priorità.
Il testo della nuova legge elettorale
Lo stallo va avanti da diversi mesi e il ddl ora è in commissione Affari costituzionali alla Camera, dove sono in corso le audizioni di esperti e costituzionalisti. I trilaterali dei leader, l'ultimo lunedì in serata, non hanno sbloccato le cose. Il testo rimane quello e la palla è stata passasta alle opposizioni, che nel corso delle ultime settimane hanno lamentato poco coinvolgimento, ma allo stesso tempo fanno muro (soprattutto il Pd). "Ok al dialogo", dicono dalla maggioranza.

di

Litigare sul fine vita

Lo stesso scherma sulla legge elettorale si è ripetuto anche due giorni fa riguardo un altro tema, quello sul ddl sul fine vita. Da diversi anni si sta cercando di approvare una legge per coprire il vuoto normativo – lamentato a più riprese anche dalla Consulta – intorno alla regolamentazione del suicidio assistito. La questione l'ha riesumata Forza Italia, nel pieno del suo rinnovamento liberale guidato sottotraccia dalla stessa Marina Berlusconi. 
Le posizioni aperturiste e meno conservatrici degli azzurri stanno facendo storcere il naso sia alla Lega sia a Fratelli d'Italia, più conservatori sul tema. Per ora non ci sono stati particolari veti emersi in chiaro intorno al testo proposto da Zullo (FdI) – Zanettin (Fi). Ma visto che il tema è molto caro alla sinistra, che sta mettendo fretta, c'è rischio che gli azzurri si ritroveranno a votare (in Commissione o in Aula) un testo insieme al Partito democratico, sponsor principale per riuscire ad accelerare.
Al Foglio, dalla Lega liquidano la questione: "Non è importante". Il presidente del Senato Ignazio La Russa, per evitare di far emergere un altro terreno di scontro nella maggioranza, ha mediato la discussione e ha calendarizzato il voto il prossimo 3 giugno. Sarà lì che emergeranno, se ci saranno, eventuali divergenze ed è quello che vuole anche il Pd. Se il centrodestra non troverà un testo di mediazione sarà votato quello del dem Bazoli. Quindi sono partite strette e accelerate trattative.

di

Litigare sulla Difesa e andare in ordine sparso in Ue

C'è poi un velato risentimento anche tra due importanti ministri del governo. Guido Crosetto, Difesa, e Giancarlo Giorgetti, Economia. Stanno discutendo sull'aumento delle spese per il riarmo e l'ammodernamento delle nostre forze armate. Il ministro di Fratelli d'Italia ha spiegato oggi di attendere risposta dal Mef riguardo alla decisione del nostro paese di aderire al fondo Safe (un fondo per sostenere gli stati membri negli investimenti nel settore della difesa e nel riarmo). "Gli ho scritto due volte e attendo risposta", ha detto.
C'è tempo fino a fine maggio, poi "i contratti vanno firmati", ha detto Crosetto. Ma la decisione non spetta al ministero della Difesa, quanto a quello dell'Economia. Giorgetti, della Lega, ha sostenuto che la priorità, per il momento storico, sono bollette e la crisi energetica. In breve: i conti non permettono di accontentare tutti. Una via per avere più margine è chiedere all'Europa concessioni sui vincoli di bilancio.
Ma anche qui i partiti della coalizione sono andati in ordine sparso. Nel corso delle ultime settimane lo scostamento di bilancio è stato un tema sul tavolo, a maggior ragione dopo l'approvazione del Dfp. Occorre fronteggiare la crisi in medio oriente e i conti sono già gravati dal taglio delle accise. La Lega ha proposto di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità. Forza Italia, invece, ha ritirato in ballo il Mes. Il tutto mentre Giorgia Meloni sta chiedendo flessibilità al Patto su specifiche aree: energia, appunto, e spese di riarmo.

Litigare in chat (e fare pace)

In questa cornice si inserisce la saga sulla Biennale di Venezia. Iniziata per una presa di posizione di Pierangelo Buttafuoco riguardo al padiglione della Russia, è finita facendo litigare altri due ministri: quello della Cultura Alessandro Giuli, e quello dei Trasporti Matteo Salvini. "Assenteista", ha detto il primo al secondo. I due si sono scambiati anche accesi messaggi dentro la chat di governo. Solo dopo qualche giorno, e dopo la passerella del leader della Lega a Venezia, hanno fatto pace: "Ci siamo chiariti con Salvini, non sopravvalutate i retroscena, la realtà è molto più quieta di quanto sembra", ha detto l'ex giornalista del Foglio.
Collaterale ai guai a Venezia ci sono state poi le epurazioni dello stesso Giuli ai membri del suo staff. Tra questi c'è Emanuele Merlino, fedelissimo del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e dunque vicino a Giorgia Meloni. La questione si è chiusa con la premier che rinnova il sostegno a Giuli. Ma la sostituzione di prime e seconde file di governo sono iniziate già all'indomani del referendum con Bartolozzi, Delmastro e Santanché. Maledetto 22 marzo. Il secondo governo più longevo della storia repubblicana si appresta ad arrivare primo. Si guarda a settembre, sperando di arrivarci.

di