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L’Europa deve correre verso una Difesa comune
Solo insieme possiamo costruire la nostra autonomia strategica nella difesa, nell’energia e nell’industria. I tempi sono stretti. Le firme per un’Unione europea della Difesa
9 MAY 26

Foto di Guillaume Périgois su Unsplash
Il 9 maggio celebriamo l’Europa come progetto di pace, ma le nubi della guerra si stanno addensando di nuovo. Invece di aspettare che sia la guerra a unirci, dobbiamo unirci per prevenirla. La Russia non fermerà il proprio imperialismo se non verrà fermata in Ucraina e attaccherà l’Europa se saremo deboli. Affidarsi agli Stati Uniti per la nostra protezione è una scommessa pericolosa. Eppure i nostri eserciti assomigliano a bonsai: piccoli, costosi e fragili. Ciò di cui abbiamo bisogno è una grande quercia capace di proteggerci dalla tempesta. Fortunatamente, l’Europa non ha bisogno di un piano B rispetto a una NATO dominata dagli Stati Uniti. Possiamo tornare al piano A: un’Unione europea della Difesa, con processi decisionali comuni, strutture di comando integrate, capacità strategiche condivise e una forza di reazione rapida. Un’Unione della Difesa non duplicherà la NATO, ma la rafforzerà con un solido pilastro europeo, capace di agire autonomamente se necessario: separabile, non separato. Due terzi degli europei vogliono che l’Europa sia in grado di difendersi autonomamente. Noi, membri del Parlamento europeo, condividiamo questo obiettivo. Se agiamo, l’Unione europea potrà garantire la libertà dei suoi 450 milioni di cittadini e mantenere la propria promessa fondativa di pace. Tuttavia i progressi restano lenti: le parole dei governi nazionali non sono sostenute dai fatti. Negli ultimi anni, la “diplomazia” tra UE e Stati Uniti ha significato guadagnare tempo attraverso l’appeasement. Ma dopo un anno di pressioni americane sull’Ucraina, dazi unilaterali, interferenze nelle nostre elezioni e minacce di annessione della Groenlandia, è evidente che questa strategia ha fallito. L’accordo implicito era che, nel frattempo, l’Europa avrebbe rafforzato la propria industria della difesa, potenziato le capacità militari e aumentato la resilienza contro attacchi ibridi e interferenze straniere. Anche se i leader nazionali hanno più volte espresso questa volontà politica, la reale determinazione è mancata. Il rapido aumento della produzione europea di munizioni d’artiglieria dimostra cosa sia possibile fare quando la volontà politica esiste davvero. Purtroppo, la stessa accelerazione non si è verificata in altri settori. E questo mette a rischio gli europei.
Le prossime norme contenute nel cosiddetto “defence omnibus” rappresentano un primo passo: ridurre tempi e burocrazia per la produzione della difesa, integrare il mercato europeo e consentire appalti congiunti. Tuttavia, interessi miopi e vecchie abitudini che favoriscono le grandi industrie tradizionali continuano a bloccare veri progressi. Sul fronte degli appalti militari, questi atteggiamenti impediscono di dare priorità alle attrezzature prodotte nell’Ue. I tentativi di indebolire l’approvazione automatica dei permessi allo scadere dei termini rischiano inoltre di ritardare per anni siti produttivi strategici. Restano bloccate le licenze di trasferimento intra-UE e la gestione dei componenti, impedendo di smantellare le barriere nazionali al commercio della difesa. Acquistare equipaggiamenti insieme potrebbe far risparmiare fino a 100 miliardi di euro all’anno. Ma gli Stati membri restano trincerati nelle proprie logiche nazionali. Queste norme avrebbero dovuto essere approvate già lo scorso anno. Nel frattempo, Putin ha equipaggiato sei nuove divisioni. Dobbiamo correre contro il tempo, ma gli Stati membri inciampano già ai primi passi. Questo deve cambiare. L’Europa deve agire come una sola potenza. Solo insieme possiamo costruire la nostra autonomia strategica nella difesa, nell’energia e nell’industria. I tempi sono stretti. Gli Stati Uniti hanno fissato al 2027 la scadenza entro la quale gli europei dovranno assumersi maggiori responsabilità all’interno della NATO. Dopo l’Iran, questo cambiamento potrebbe accelerare. E ciò potrà avvenire solo lavorando a stretto contatto con partner chiave come Regno Unito, Norvegia, Canada e soprattutto Ucraina. Tre passi sono essenziali: approvare con urgenza il “defence omnibus”; creare un vero mercato unico della difesa, riducendo le dipendenze attraverso un principio di preferenza europea, aumentando l’interoperabilità e realizzando economie di scala; costruire un’Ue della Difesa che rafforzi la NATO, ma sia anche capace di operare indipendentemente dagli Stati Uniti. La Commissione europea e il Parlamento europeo sono pronti. Ora serve uno slancio da parte dei governi nazionali. Per questo, nel Giorno dell’Europa, il nostro appello agli Stati membri è semplice: costruite un’Unione europea della Difesa. E fatelo adesso. Come ammoniva Paul-Henri Spaak in un’altra epoca: “Il n’est pas encore trop tard, mais il est temps”. “Non è ancora troppo tardi, ma è tempo di agire”.
Firmatari
Sandro Gozi, segretario generale del Pde, (Renew), France
Marie-Agnes Strack-Zimmermann, Chair of the Security and Defence Committee
(Renew), Germany
Rasa Juknevičienė (EPP), Lithuania
Wouter Beke (EPP), Belgium
Matej Tonin (EPP), Slovenia
Michael Gahler (EPP), Germany
Sven Simon (EPP), Chair of the Constitutional Affairs Committee (EPP), Germany
Sven Mikser (S&D), Estonia, SEDE coordinator
Thijs Reuten (S&D), Netherlands
Tobias Cremer (S&D), Germany
Thomas Pellerin Carlin (S&D), France
Nathalie Loiseau (Renew), France, SEDE coordinator
Helmut Brandstätter (Renew), Austria
Lucia Yar (Renew), Slovakia
Hilde Vautmans (Renew), Belgium
Lukas Sieper (Renew), Germany
Bart Groothuis (Renew), Netherlands
Gerben-Jan Gerbrandy (Renew), Netherlands
Martins Stakis (Greens/EFA), Latvia, SEDE coordinator
Hannah Neumann (Greens/EFA), Germany
Daniel Freund (Greens/EFA), Germany
Sergey Lagodinsky (Greens/EFA), Germany
Reinier van Lanschot (Volt), Netherlands
Kai Tegethoff (Volt), Germany
Anna Strolenberg (Volt), Netherlands
Damian Boeselager (Volt), Germany
Nela Riehl (Volt), Germany