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Così il governo mette una toppa ai rilievi di Mattarella sul decreto sicurezza
Mentre la Camera vota con la fiducia il provvedimento, il Consiglio dei ministri prepara un nuovo testo per superare le obiezioni costituzionali del Quirinale. Ma resta il nodo copertura
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22 APR 26
Ultimo aggiornamento: 11:32 AM

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Foto Ansa
Porre la fiducia sul decreto Sicurezza e approvare in Cdm un secondo decreto che corregga l'emendamento sul controverso bonus per gli avvocati che, in via stragiudiziale, ottengono il rimpatrio volontario di un migrante. E' questa la strategia del governo per superare i dubbi sollevati dal Quirinale.
Per approvare entro il 25 aprile il testo, che ha già avuto un iter travagliato e rallentato dai rilievi economici del Mef, il governo ha deciso di porre la questione di fiducia perché i tempi sono oramai stretti. Il voto alla Camera inizierà oggi.
"Sul decreto sicurezza, che non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo i rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc", ha detto ieri Giorgia Meloni da Milano, spiegando che "non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma che rimane perché è una norma di assoluto buon senso”. Dunque, alla fine il bonus da 615 euro per gli avvocati che seguono pratiche di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti decidano di rientrare nei paesi d’origine, resta nel decreto Sicurezza. Ma nel successivo decreto sarà ampliato e di molto.
Palazzo Chigi dovrebbe infatti convocare per venerdì un nuovo Consiglio dei ministri, il terzo della settimana. Come ha chiarito la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, il prossimo decreto da approvare in Cdm introdurrà un bonus slegato dall'esito della procedura, non sarà gestito dal Consiglio forense, ma a livello statale, e sarà esteso anche ai mediatori e alle associazioni. In tutto questo resta il nodo delle coperture, che saranno inevitabilmente più alte dei 492 mila euro calcolati dal Viminale sui dati dei rimpatri volontari effettuati, visto che si allargherebbe la platea dei beneficiari.
La necessità di modificare l'emendamento che la maggioranza aveva presentato al Senato, a prima firma di Marco Lisei di Fratelli d'Italia, arriva dopo i dubbi sollevati dal Quirinale, seguiti dalle proteste delle opposizioni e dai pareri fortemente contrari anche del Consiglio nazionale forense, l’organo di rappresentanza istituzionale della categoria, che dice di non essere stato consultato, e dell'Unione camere penali, con l’ex presidente Gian Domenico Caiazza che ha parlato di “mostruosità”, evocando il rischio che i difensori dei migranti arrivino a commettere il reato di “infedele patrocinio”.