•
Lisei (FdI): "L’emendamento sui rimpatri? In Senato dal Colle non è arrivato alcun rilievo”
Il meloniano, primo firmatario della proposta che ha portato allo scontro tra Palazzo Chigi e Quirinale. "E' stata sottoscritta anche dagli alleati e condivisa dal governo. Sia in commissione che in aula non è arrivata nessuna osservazione, né dalle istituzioni, né dall’esterno"
di
22 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:17 PM

“Dal Quirinale non abbiamo ricevuto alcun rilievo, in nessun momento. Ma stiamo trovando una soluzione. Sull’immigrazione non arretriamo di un passo”. L’emendamento che ha generato il “cortocircuito” tra Palazzo Chigi e Quirinale sulla Sicurezza ha la sua firma. Nella maggioranza c’è chi ha provato a prenderne le distanze, la norma sarebbe stata scritta al Viminale. Senatore Marco Lisei, come sono andate le cose? “L’emendamento era a mia prima firma, Fratelli d’Italia condivide l’obiettivo dell’Ue di favorire i rimpatri volontari. Ma è stato sottoscritto dagli alleati e condiviso dal governo. E’ stato presentato sia in commissione che in aula e non ha mai avuto nessun rilievo. Né dalle istituzioni, né dall’esterno e nonostante ne avessero parlato anche le agenzie di stampa. Francamente non comprendo questo cortocircuito”. Il Consiglio nazionale forense lamenta di non essere stato consultato. “Non è stato coinvolto per una ragione molto semplice: veniva data una possibilità, non un obbligo. Ci sarebbe stata una successiva convenzione e in quella fase era previsto il confronto”. Sin dall’inizio questo decreto ha avuto un iter travagliato, prima ancora dell’emendamento sugli avvocati. Nella maggioranza avete sbagliato qualcosa? “Sì. Abbiamo sbagliato a pensare che tutti remassero dalla stessa parte, ovvero per rendere più sicuri i cittadini. La sinistra era però interessata solo a fare ostruzionismo. Cosa diversa sono i rilievi del Cnf che sono tecnici, non li condivido, ma posso comprenderli”.
Alcuni suoi colleghi di maggioranza si sono detti sorpresi dal tempismo di Mattarella. Altri emendamenti infatti non hanno passato l’esame del Senato, diventando ordini del giorno. Il Colle aveva mosso rilievi anche sulla norma per i rimpatri assistiti? “Nessun rilievo in nessuna fase, se ci fosse stato lo avremmo certamente valutato”. La soluzione all’impasse si è trovata alla fine con un altro decreto, correttivo che prevede incentivi anche per i mediatori che assistono i migranti. E’ la scelta migliore, basterà a rassicurare il Quirinale? “Le soluzioni si trovano sempre quando c’è la volontà. Il governo ha intenzione di proseguire con la stretta all’immigrazione, continuando a favorire i rimpatri volontari. Su questo la strategia non cambia”. Le polemiche di queste ore hanno fatto passare in secondo piano le altre misure. Meloni ha detto che sulla sicurezza si può fare di più. Il dl Sicurezza fa davvero di più? “Con il decreto abbiamo punito più duramente le aggressioni al personale del trasporto pubblico, scolastico e sanitario. Sullo spaccio di strada stringiamo le maglie oltre che sui parcheggiatori abusivi: tutti emendamenti di FdI. Inoltre – prosegue Lisei – il testo base punisce severamente il possesso di coltelli pericolosi, prevede più controlli e il fermo preventivo per i manifestanti violenti, ma soprattutto acceleriamo le assunzioni delle forze dell’ordine. Abbiamo ereditato un pesante sotto organico, che stiamo colmando con grande fatica. La sinistra oggi chiede più agenti, ma quando governava non assumeva nessuno. Con noi gli agenti aumentano”.
Due giorni fa Lisei è stato in Albania a visitare i centri con una delegazione di FdI. Per la sinistra sono un danno economico da oltre 600 milioni. L’hot spot di Shengjin non funziona ancora. Il cpr di Gjader? “E’ perfettamente funzionante, a pieno regime. Questo sconfessa la narrazione della sinistra secondo cui non funziona nulla. Criminali, spacciatori e violentatori che lì sono rinchiusi per essere rimpatriati non sono in strada. Vogliamo implementare i Cpr nonostante la sinistra voglia chiuderli. Chiedono i rimpatri dei criminali, ma non vogliono i Centri. Noi intanto gli abbiamo triplicati”. E a Shenjin? “L’hot spot per le procedure accelerate da giugno dovrebbe andare a regime grazie all’Europa, che ha recepito la linea Meloni”. E però, rispetto al progetto iniziale le cose non vanno secondo i vostri piani. In questi giorni si attendono pronunciamenti europei e poi il nuovo regolamento Ue. Il prossimo quadro normativo permetterà davvero di fare funzionare il progetto Albania? “Siamo fiduciosi. Dal primo giorno Meloni ha lavorato per smantellare il sistema creato e voluto dalla sinistra, che consentiva a trafficanti di persone e cooperative di mangiare sull’immigrazione e che ha determinato gli sbarchi del 2023, circa 150 mila migranti. Dopo un solo anno di governo sono scesi a 60 mila, e continuano a diminuire nonostante le interpretazioni ideologiche di una parte della magistratura. Oggi – conclude Lisei – l’Ue ha adottato la nostra linea e noi non arretriamo di un passo”.