Zangrillo: “Un sollievo l'Ungheria non più allineata a Putin. Trump contro il Papa? Imbarazzante”

Il ministro per la Pubblica amministrazione: "La vittoria di Magyar a Budapest è una vittoria del Ppe. Ora il rapporto con l'Ue sarà più fluido. Le parole del presidente americano sul Pontefice? Ancor più preoccupanti quelle su Hormuz. Tajani resta il leader di Forza Italia"

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ANSA/ANGELO CARCONI

E’ l’incanto del voto: l’Europa si sveglia senza Orbán, la Russia con un mezzo alleato in meno, l’Ungheria con un nuovo futuro. C’è soddisfazione anche per l’Italia? “Giornata importante senza dubbio”, dice al Foglio Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione. “La prima cosa da sottolineare è la regolarità di queste elezioni: democratiche, mai in discussione, concluse dalla vittoria netta di Péter Magyar. Un ex collaboratore di Orbán, va ricordato. Ma ora oppositore, conservatore illuminato, soprattutto europeista. Da oggi il dialogo sarà più fluido: le critiche di Orbán verso Bruxelles e la sua vicinanza al Cremlino hanno creato diverse difficoltà all’Ue. Dunque parliamo di un risultato che fa ben sperare, verso un’Europa più unita e coesa. Al contempo sono sorpreso e divertito dalle reazioni della sinistra nostrana”.
Dall’esultanza di Schlein a quella di Salis, come se Magyar fosse un compagno a prova di Marx. “Ancora una volta dimostrano tutto il loro provincialismo, intestandosi qualcosa che non vi appartiene”, dice il ministro Zangrillo. “E invece di commentare la vittoria come un’apertura all’Europa, la vivono come lo specchio riflesso dell’Italia, dunque come una sconfitta per Meloni. Niente da fare, sono ossessionati: meno male che domenica Sinner ha vinto, altrimenti avrebbero accusato Giorgia anche di quello”.
Però non c’è dubbio che la premier si è dimostrata decisamente benevola nei confronti di Orbán, in questi anni. E ancora di più Salvini, che lo sponsorizzava apertamente – soltanto Trump, forse, si sta rivelando più micidiale in termini di endorsement forieri di sventura. “Ma il nostro governo ha dialogato con tutti”, risponde il ministro di Forza Italia. “Senza alcun favoritismo tra sovranismi e altre forme di democrazia: anche Orbán era stato votato dal popolo, per quanto diverse delle sue politiche fossero impossibili da condividere. Cambia l’interlocutore in Ungheria ma per noi non cambia nulla. E per Magyar non sarà facile: è chiaro che le sovrastrutture della lunga era Orbán dovranno essere riviste, gli aspetta un grande lavoro. Detto questo, posso dichiarare con serenità di essere felice: lui fa parte della famiglia politica del Ppe come Forza Italia. Ma attenzione alle semplificazioni: ora che Orbán va via non è che i problemi dell’Europa siano risolti. Tornare a contare nel contesto internazionale, incidere sulla diplomazia, fare squadra di fronte alle grandi potenze: bei dilemmi che continueranno a esserci. Che l’Ungheria non sia più allineata alla Russia è un sollievo, ma non facciamoci pie illusioni”.
Anche perché nel frattempo, gli sproloqui di Trump proseguono a ritmi vertiginosi. Ultimo venne il Papa. “Preferirei non commentare”, taglia corto Zangrillo. “È evidente che sono affermazioni che suscitano imbarazzo: lo scenario internazionale di queste ultime ore richiama la necessità di moltiplicare gli sforzi negoziali sotto ogni punto di vista. Non mi sembra che le trattative di Islamabad abbiano dato l’esito sperato. Adesso dobbiamo continuare sulla via diplomatica cercando una soluzione comune che consenta in primis lo sblocco dello Stretto di Hormuz: su questo le parole di Trump mi preoccupano ancora di più”, con il blocco navale americano a pattugliare lo stretto. “Noi abbiamo la necessità opposta: è evidente che ci sono delle difficoltà che non vanno banalizzate. E il richiamo all’Europa per tornare a giocare un ruolo chiave nella geopolitica globale dev’essere prioritario. Sono convinto che il lavoro di Meloni e Tajani vada in questa direzione: farci sentire presenti, esserci ai tavoli, portare la nostra idea di soluzione diplomatica”.
A proposito di Tajani: c’è aria di cambiamento dentro Forza Italia? “C’è stato un incontro molto importante tra il vicepremier e Marina Berlusconi”, risponde Zangrillo. “Rispetto a quanto leggo sui quotidiani, ci terrei a fare alcune precisazioni: Forza Italia ha un leader riconosciuto che nessuno mette in discussione e che ci accompagnerà alle politiche. Cioè Tajani. Sento parlare di fibrillazioni, di disagio interno. Niente di più falso. Anche Marina è con lui”. Eppure è stata la figlia del Cav. a raccogliere il malcontento tra deputati e senatori per i capigruppo in Parlamento. Facendo da acceleratore di un processo forse inevitabile. “So che i cambiamenti ai vertici in politica fanno un certo effetto, ma sono fisiologici, il sale dell’organizzazione partitica. E questi cambiamenti non li aveva chiesti la famiglia Berlusconi, ma sono maturati nel corso di una riflessione interna più o meno pacata. Il dialogo in corso è orientato a trovare l’assetto migliore verso la campagna elettorale, per il bene di Forza Italia”. Dunque chi sarà il prossimo capogruppo alla Camera, dopo il passo indietro annunciato ieri da Paolo Barelli? “Abbiamo oltre 50 deputati: rifletteremo in base a criteri di esperienza, competenze, capacità di coesione. Nel 2027 vogliamo essere protagonisti”. L’ultimo esempio vincente, in casa Ppe, è quello di Magyar.