Piantedosi: "Nel 2025 sono calati i delitti. Ma la minaccia eversiva è reale e attiva"

"Il recente episodio in cui due militanti della galassia anarchica hanno perso la vita mentre costruivano un ordigno non è una notizia da archiviare in fretta. Dal governo alla magistratura: bisogna lavorare insieme", ha detto il ministro dell'Interno per il 174esimo anniversario della fondazione della polizia
10 APR 26
Ultimo aggiornamento: 14:06
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Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi (C) durante le celebrazioni del 174esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato, Piazza del Popolo, Roma 10 aprile 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

"Mentre arretra l'immagine di una sicurezza pensata per compartimenti stagni, le minacce si evolvono repentinamente: criminalità economica, fenomeni predatori diffusi, tensioni sociali nei contesti urbani, impatto delle nuove tecnologie, flussi migratori incontrollati". Così il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel suo intervento in occasione della cerimonia a piazza del Popolo per il 174esimo anniversario della fondazione della polizia. "Dietro molti di questi fenomeni - aggiunge - ci sono fratture economiche e culturali, alcune anche di matrice globale, che possono ricomporsi solo con un'efficace azione pubblica che chiami in causa tutte le Amministrazioni coinvolte, dallo Stato agli Enti locali, passando per i tanti esempi virtuosi della società civile". 
Il ministro si è poi soffermato sui pericoli della minaccia anarchica: "Il recente episodio in cui due militanti della galassia anarchica hanno perso la vita mentre costruivano un ordigno non è una notizia da archiviare in fretta: è la conferma che la minaccia eversiva è reale, presente, attiva". In un contesto del genere, "la polizia di stato svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione, nel monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e nella protezione degli obiettivi sensibili", ha sottolineato. 
Il ministro ha poi difeso l'operato del governo: "Con il decreto sicurezza abbiamo cambiato la logica con cui lo stato si rapporta ai propri agenti. Chi usa legittimamente la forza o agisce per necessità non sarà più automaticamente iscritto nel registro degli indagati. Perché non è accettabile che la difesa della legalità e dei cittadini diventi immediatamente un marchio sulla carriera di chi serve lo stato". Secondo Piantedosi, dunque,  "non si è trattato di garantire improbabili scudi immunitari, ma di limitare forme radicate di presunzione di colpevolezza". Passando ai risultati ottenuti, Piantedosi ha detto che "nel 2025 i delitti sono calati complessivamente di oltre il 2 per cento. Se guardiamo ai reati di maggior allarme sociale i numeri raccontano risultati ancora più positivi: -15 per cento gli omicidi volontari, il dato più basso dell'ultimo decennio, -6 per cento i furti e -4 per cento le rapine". Pur essendo risultati positivi "non siamo ancora appagati: siamo determinati a impiegare la restante parte del mandato di governo a completare un piano di definitivo rafforzamento delle condizioni di sicurezza come ci chiedono di fare i cittadini. E non mancheremo di dedicare attenzione alle risorse che occorreranno per tale obiettivo", ha aggiunto.
Il ministro ha poi rivolto un "invito a lavorare tutti insieme a governo, magistratura, forze dell'ordine, istituzioni locali: ciascuno con il proprio ruolo, ciascuno con le proprie prerogative. Ma tutti con un obiettivo comune. Non solo la lotta alla criminalità organizzata e alla sicurezza in senso stretto – ha proseguito – ma anche e soprattutto il contrasto a quei fenomeni più sottili e più pericolosi, come la corruzione, l'inquinamento delle istituzioni, il tentativo di piegarne la funzione a interessi che nulla hanno a che fare con il bene collettivo. Al di là delle divisioni, che esistono e che sono fisiologiche in una democrazia viva – ha concluso il ministro – tutti coloro che ripongono fede nei valori fondanti della nostra Costituzione condividono un dovere: quello di farli rispettare, giorno dopo giorno, ciascuno nel proprio ruolo''.