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Piantedosi tenta il rilancio ma su rimpatri e migranti la svolta non c’è
Il ministro torna a parlare in pubblico dopo il caso Claudia Conte. Parla di immigrazione, dice che i reati sono in calo, ma deve ammettere che sulla sicurezza “non siano appagati”. Sui rimpatri Conte e Renzi hanno fatto meglio. I dati che non piacciono a Meloni
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11 APR 26

Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi durante le celebrazioni del 174esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato, Piazza del Popolo, Roma 10 aprile 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI
Matteo Piantedosi torna a parlare in pubblico per la prima volta dopo le polemiche. Prova a rilanciare, a lasciarsi alle spalle il caso Claudia Conte. Dice che “siamo sulla strada giusta”. Parla di immigrazione. Il numero dei rimpatri, aggiunge, è “aumentato di oltre il 50 per cento dal 2022”. Ma è proprio da qui, da queste percentuali, che passa lo scontento di Giorgia Meloni. La sicurezza, insieme all’immigrazione, è diventato il boomerang del suo governo e certi numeri lo certificano. Smontano la narrazione. In particolare quelli sui migranti, nonostante l’Albania, i proclami e i provvedimenti – numerosi – che dovevano dare una svolta. Non è ancora arrivata. Lo scorso anno i rimpatri sono stati 6.097 secondo il Viminale (per Eurostat tuttavia sono solo 4.780), seguendo effettivamente un trend di crescita da quando la destra è a Palazzo Chigi: nel 2022 furono 4.304, nel 2023 sono stati 4.751, l’anno dopo se ne contano 5.414. Ma si tratta di cifre che – escludendo Draghi, che ha fatto peggio – risultano inferiori a quelle di governi precedenti: per esempio nel 2019, prima del Covid, Giuseppe Conte ha rimpatriato 6.459 irregolari. Matteo Renzi nel 2015 è arrivato intorno a quota 7 mila.
Quella dei rimpatri comunque è una scienza complicata, non è facile fare accordi con i paesi d’origine (e farli rispettare) mentre i costi sono significativi. Per cui spesso la gran parte delle richieste di espulsione rimane carta morta. Sempre Eurostat stimava per l’Italia, nell’ultimo trimestre del 2025, cinque mila ordini di allontanamento: di questi solo mille sarebbero effettivamente stati eseguiti. Ci sono insomma difficoltà oggettive e anche su spinta italiana l’Unione europea sta rivedendo i regolamenti che dovrebbero agevolare le procedure. E però per un governo che ha legato il tema dell’ordine pubblico anche, forse soprattutto, all’immigrazione, per una destra che “difende i confini”, non è proprio un grande spot. Non è insomma un caso che Giorgia Meloni dica, come ha fatto giovedì alla Camera con Piantedosi a due passi, che “personalmente sulla sicurezza non sono soddisfatta”.
Il ministro dell’Interno intanto è tornato a parlare in pubblico in Piazza del Popolo, in occasione della cerimonia per per i 174 anni dalla fondazione della Polizia. A proposito: pare che nella tribuna riservata ai politici una delle poche sedie (forse l’unica) su cui, oltre al cognome, era segnata anche l’iniziale del nome fosse quella di Giuseppe Conte (Conte G). Solo una curiosa coincidenza probabilmente ma che restituisce un po’ il clima che si respira dalle parti della maggioranza. Nel suo intervento Piantedosi ha poi snocciolato dati e numeri, alcuni positivi (altri un po’ meno), mettendo in guardia sul rischio eversivo, “reale e attivo”, rappresentato dagli anarchici. “Contiamo di fare entro fine legislatura – ha detto in un altro passaggio – 27 mila nuove assunzioni” nella Polizia. Mentre i reati sono calati del 2 per cento lo scorso anno. Piantedosi spiega anche “non siano appagati” e dunque l’impegno è fare ancora di più.
Tornando all’immigrazione, “abbiamo ereditato una situazione complicata, ma siamo riusciti a diminuire gli sbarchi del 37 per cento rispetto al 2022”. E il trend per il 2026 è ancora più incoraggiante (“meno 40 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”). Sia nel 2025 che nel 2024 gli arrivi sono stati circa 66 mila. Nel 2023 invece oltre 158 mila. Ben oltre 300 mila arrivi, che permettono al M5s di andare all’attacco: “Nei due anni e mezzo di governi Conte si sono registrati in tutto meno di 60 mila migranti sbarcati. Questi dati smentiscono la propaganda meloniana”.
Ma al di là della dialettica politica certamente sono statistiche che non piacciono a Meloni, tanto più considerando che il protocollo Albania si è per ora rivelato un flop. E sebbene le nuove regole europee vadano nella direzione auspicata dai meloniani, non è detto che i centri funzioneranno (almeno per come erano stati pensati all’inizio). Anche il blocco navale, un tempo cavallo di battaglia e oggi finito in una versione ridimensionata in un disegno di legge, è ancora lontano. Se mai dovesse farsi. E il conto più salato, dopo il referendum, potrebbe arrivare alle prossime elezioni. Nel frattempo Piantedosi prova a rilanciarsi, dopo giorni complicati, giocando in casa: a Mirabella Eclano, in Irpinia, il 17 e 18 aprile arrivano gli omologhi di Francia e Germania per un vertice dedicato all’immigrazione e alla sicurezza.