Politica
la trattativa a montecitorio, e quella reale •
Renzi cerca discontinuità reale sul Conte ter. "Ma con Draghi faremmo un servizio al paese"
Mentre alla Camera si consuma una mezza pantomima sul programma, la trattativa reale ruota intorno ai dubbi del leader di Iv. "Se non c'è una svolta reale, come possiamo accettare?". I dubbi di Mattarella sull'esplorazione di Fico, l'ipotesi di una "resurrezione" del governo dimissionario. E nel Pd volano stracci

Quando nel tardo pomeriggio Davide Faraone si allontana un attimo dal tavolo per aggiornare i suoi colleghi sullo stato del confronto, si capisce subito che non è lì che bisogna guardare, alle riunioni in corso a Montecitorio, per capire come procede la trattativa. “Abbiamo ottenuto un’apertura sulla revisione del reddito di cittadinanza e sull’ampliamento politiche attive del lavoro”, prova a esultare il capogruppo dei renziani al Senato. Subito fermato, però, dalla perplessità dei suoi. “Ma almeno Parisi e Tridico saltano?”, si chiedono i parlamentari di Iv. E Faraone: “Abbiamo chiesto seri interventi su Inps e Anpal, ma M5s non molla”. E lo stesso stallo si registrerà di lì a poco su molti degli altri temi toccati: dalla scuola alla campagna vaccinale. Perfino sul Mes, dopo tanta strada si ritorna al solito punto: con la Boschi che chiede di capire le regioni della contrarietà del M5s, spalleggiata in questo suo incalzare dai dem Delrio e Marcucci, e i grillini Crippa e Licheri che suonano la solita litania: “Per noi il Mes non è un’opzione praticabile”.
La partita vera si gioca altrove. Corre sulle linee telefoniche che uniscono Renzi a Franceschini, Zingaretti a Di Maio, e poi il giro ricomincia. Tutto ruota intorno all’ambiguità del senatore di Scandicci: a cui tutti gli interlocutori suggeriscono di accontentarsi, e dalle cui risposte tutti restano interdetti. Perché Renzi rimugina, dissimula, fa e disfa: a ora di pranzo confida che le percentuali per un governo istituzionale vanno crescendo, a metà pomeriggio torna sul cinquanta e cinquanta. A quelli dei suoi, come Luigi Marattin, che gli chiedono se l’ipotesi Draghi è concreta, spiega che tutto dipende da come e da chi arriva la richiesta, e che comunque “con Draghi al governo faremmo un servizio al paese”. Anche per questo, oltre alle colombe, tra le file di Iv ci sono anche i falchi. Gente come Roberto Giachetti, che predica a gran voc la necessità di "andare fino in fondo", fino al governo istituzionale, e che non a caso s'incarica di gettare il ramo nel campo del centrodestra proponendo una Bicamerale su riforme e Recovery (e del resto le notizie che arrivano ai renziani dai loro capigruppo coinvolti nella riunione a Montecitorio parlano di un "arroccamento di Pd e M5s sul proporzionale", nonché delle "questioni dello sbarramento e delle preferenze tutte da risolvere").
Il problema, per Renzi, è ottenere una discontinuità reale. E allora, nell’impossibilità di poter rivendicare una cesura netta, col premier riconfermato, il ministro Gualtieri blindato dal Colle, e col Pd recalcitrante a cedere spazio a Iv, Renzi si ritrova quasi tentato di ribaltare tutto: “Anche perché, se la differenza tra il prima e il dopo non sarà evidente, la gente non capirà perché abbiamo aperto questa crisi”.
Certo, i rischi ci sono anche in quel caso. C’è da considerare la tenuta dei gruppi di Iv (convocati per domani alle 13.30 in videoconferenza), che potrebbero essere messi di fronte a un’ennesima prova del fuoco: perché non è da escludersi che al Quirinale (dove valutano con un certo scetticismo l’ipotesi di concedere una proroga consistente al mandato esplorativo di Roberto Fico), Mattarella possa anche decidere di rimandare il governo dimissionario alle Camere, così da porre Renzi davanti all’ennesimo bivio. Tanto più che al Nazareno l’idea di provocare una scissione in Iv non l’hanno deposta. E anzi Andrea Orlando, durante il Comitato nazionale del Pd, s’è lamentato con l’ala riformista: “Avremmo dovuto insistere sulla minaccia delle elezioni e sull’impossibilità di ricucire con Renzi, così avremmo diviso Iv. Invece abbiamo finito col ricompattare i suoi e dividerci noi”. (Gli ha replicato Stefano Bonaccini, dicendo che se il Pd avesse detto per primo alcune delle cose che dice Renzi, ora non si ritroverebbe schiacciato tra Matteo e Conte).
E nella palude dello stallo, nel frattempo circolano i veleni. Come quelli che riguardano delle presunte mail inviate da Rocco Casalino alle redazioni dei tg per chiedere un oscuramento delle posizioni di Iv. Il clima, insomma, è questo qui, mentre a Montecitorio si discute del programma.