Così Paragone vince la gazzarra grillina per il marchio "Italexit"

Domenico Di Sanzo

Prosegue la guerra, a colpi di ingiurie social e carte bollate, tra vecchi attivisti a cinque stelle nostalgici del sovranismo. Ma il senatore ex M5s brucia tutti e si accaparra il logo, tentando i parlamentari in area Dibba

Se la forma, in politica, è anche sostanza; e se, come ci dice un militante no-euro protagonista di questa vicenda, "oggi un partito va lanciato come un brand, un prodotto di consumo", allora è più che normale che la rissa surreale tra i sostenitori della Brexit all'italiana sia destinata a continuare. E forse a finire a carte bollate e avvocati. Proprio dal partito Italexit originario ci arriva la segnalazione dei passi in avanti che sta facendo il nuovo movimento del senatore ex M5s Gianluigi Paragone. Che, a quanto pare si chiamerà Italexit, come anticipato dal Foglio il 7 luglio., e che potrebbe tentare, pare, anche qualche parlamentare del M5s vicino a Dibba, nel caso in cui il congresso a cinque stelle chiesto dall'ex deputato venisse rimandato alle calende greche

 

Oltre all'imbeccata, però, ci sono vari indizi che fanno presagire come imminente il varo della creatura politica che vuole portare l'Italia fuori dall'euro e dalla Ue. E che Paragone abbia scippato il marchio ai primi Italexiters, quelli guidati dall'avvocato napoletano Teofilo Migliaccio, seguito da parecchi grillini delusi. Innanzitutto c'è un dominio, che conferma voci di questo tipo: "Paragone sta per lanciare il sito web". L'indirizzo è Italexit.it. E da lì si viene reindirizzati facilmente al portale gestito dall'ex conduttore de La Gabbia, "Il Paragone", creato dal senatore appena dopo l'uscita dai Cinque Stelle. Al centro dello sfondo bianco c'è un simbolo: un tricolore che spunta dalla crepa di un muro, quasi una citazione dei Pink Floyd, e la dicitura "Italexit.it" in bianco. E qui c'è un altro piccolo giallo. Perché fino a mercoledì sera il logo era diverso, più simile a come dovrebbe essere quello di un partito politico. Ovvero un esagono con in mezzo, in blu, la scritta "Italexit con Paragone", sopra il claim "no europa" in verde e in basso lo slogan "per l'Italia" colorato di rosso.

 

Gli attivisti del partito Italexit fondato un anno fa si sono subito risentiti. E riferendosi al marchio con il nome del senatore, dicono: "Ci ha snobbati per fare un partito con un logo come questo". E aggiungono: "E' fatto con i colori da mio nipote di cinque anni". E pensano di poter avviare una battaglia sulla titolarità del brand Italexit, liberamente ispirato al Brexit Party di Nigel Farage. "Si è fregato, perché invalidarlo è un attimo", la sentenza. Anche se nel database dei marchi e dei brevetti del ministero dello Sviluppo economico ci sono altri due loghi con la dicitura al centro del misfatto. Che aggiunti al partito politico Italexit fondato nel 2019 e a quello di Paragone diventerebbero quattro. Non male per dei partiti che ancora non hanno partecipato nemmeno a una competizione elettorale.

 

 

Quanto a Paragone, il suo attivismo social prosegue imperterrito. Ieri si è presentato in un video su Facebook in cui attaccava la decisione del governo su autostrade con una t-shirt blu scura con la scritta "Italexit.it" e il tricolore nella crepa di cui sopra. Limitandosi a dire: "Allora vi piace questa maglietta? Italexit.it...". Di certo si sa che il movimento di Paragone sarà presentato con una conferenza stampa alla fine di luglio. Si parla di raccolte firme avviate grazie alla struttura di alcuni vecchi meetup del M5s sul territorio, ex attivisti "sovranisti" che hanno deciso di seguire il parlamentare eletto con il Movimento, esperti nella mobilitazione e nei banchetti, nostalgici dei Cinque Stelle che furono. Un universo di disorientati politici da cui hanno attinto anche i fondatori del primo partito Italexit. Decisi a non appaltare unicamente a Paragone le ragioni dell'uscita dell'Italia dalla moneta unica e dall'Unione Europea.

 

Sedotti e abbandonati, insomma. Mollati dopo aver organizzato delle videoconferenze con Paragone quando ancora lui era nel gruppo parlamentare pentastellato. Riunioni in cui gli hanno chiesto di fare il leader, perché il movimento già c'era: un'idea che lui ha sconfessato dopo essersi mostrato, tra mille giravolte, inizialmente disponibile. I filmati e le registrazioni sono in possesso dei militanti del primo gruppo Italexit, ma in seguito al nostro articolo del 7 luglio hanno scelto di non diffondere il materiale, né lo hanno caricato sui loro canali YouTube in forma di archivio privato. Meglio concentrarsi sulla proprietà del brand e sullo scippo di Paragone.

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