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La mediocrità non è un’alternativa buona

Il teppismo di governo va steso con idee e muscoli: per ora va male

10 Aprile 2019 alle 06:00

La mediocrità non è un’alternativa buona

Foto Imagoeconomica

La mediocrità in politica è anche una soluzione. La pratica dell’autogoverno la prevede, talvolta la auspica, specie quando si debbano evitare non dico la Repubblica della virtù perseguita attraverso il terrore, ma almeno la bullaggine e altre scontrose e aggressive debolezze di governi che coltivano ambizioni sbagliate. È con una dose di mediocrità che alla fine si commisurano i mezzi ai fini e si definiscono i fini nella considerazione dei mezzi che serviranno a realizzarli, almeno in parte. Infatti si dice la via del mezzo. Però non bisogna esagerare, va detto senza boria, conoscendo al momento l’estrema distretta e difficoltà della politica competente o almeno compos sui.

  

La dichiarazione “siamo europei” è una resa al mediocre dell’ovvio senza un risvolto, spiace per Calenda che ha voluto provarci. Gli occhietti di Zingaretti, buoni e timidi, semichiusi, sono il segnacolo di una rinuncia ad affascinare o, come si dice, a bucare. Le discussioni sul rinnovo delle alleanze federative con gli ex scissionisti del tre per cento, un bersaniano qui un dalemiano lì, lo stesso, come l’assunzione nel cielo del simbolo elettorale di una scheggia perduta del nome e della cosa che furono il socialismo italiano. Pisapia è Pisapia, una promessa benpensante destinata a invecchiare ancora come promessa, che non diventerà una speranza politica per alcuno. L’assenza di idee e di incarnazioni di idee che abbiano un vero rapporto con l’ineffabile crisi di questo paese, parlando se possibile agli smarriti, ai frustrati, ai rabbiosi e ai risentiti, e ai decorosi rimasti in piedi che non mancano anche nel panorama da cui dovrebbe sorgere l’alternativa, ecco, è una cosa che colpisce. Le candidature s’inventano e con un criterio, devono sapere di società e magari di popolo, di forza e spinta sociale, di imprese territori e corporazioni, devono nascere con un tanto di humour e di sprezzatura, con il sapore – Dio mi perdoni – della sfida o almeno della scommessa, dell’azzardo, non si collezionano con tutta questa malmostosa ricercatezza fra generici personaggi noti. 

 

I socialisti francesi, messi anche peggio del Pd, sono andati a cercarsi le grazie e i talenti di un giovane figlio, Raphaël Glucksmann il rampollo del filosofo André, che però non sa parlare in televisione e nei comizi dice di essere incapace di chiedere il voto, pretende direttamente amore per la sua avventura europea e per la gauche, il che sembra essere insieme troppo e troppo poco, almeno allo stato delle cose. Invece di rassembler (unire), dovrebbe cercare di ressembler (somigliare) alla gente cui si rivolge, dovrebbe imparare a parlare socialista, obiettano storditi i suoi stessi sostenitori. In effetti dice qualcosa, per l’Italia, il fatto che nei sondaggi il 60 per cento, poi si vede, per adesso se lo spartiscono liste uniche di partiti o movimenti unici, che puntano su sé stessi e fanno delle alleanze beffa e ludibrio, mentre per il resto si vagola fra timidi tentativi di mettere insieme sigle, costruire fronti o aggregazioni tra diversi. Identità è diventata una parolaccia, visto come la si pronuncia e chi se la intesta, ma resta un sostantivo della lingua italiana dal quale è difficile prescindere. 

        

Il Truce e i suoi alleati contrattisti ne fanno di tutti i colori, e non si elevano al di sopra di una loro sfacciata mediocrità, ma la travestono di identità. Sai cosa prendi, quello che prendi è poco ma chiaro, e il prezzo nessuno lo conosce eppure molti sembrano disposti a pagarlo. A sinistra e altrove non è questione di prezzi, e nemmeno di marketing, manca il prodotto, la dura sostanza di una politica promettente, invitante, e la rappresentazione di una faccia del paese che pure esiste, sepolta sotto le vociferazioni e le insidie più untuose del mondo nuovo. Questa è la mediocrità tecnicamente e politicamente imperfetta che bisognerebbe evitare, per quanto sia difficile, per quanto sia odioso fare questi discorsi nel corso di un naufragio in alto mare, quando si deve mettere il fischietto tra le labbra, organizzare i soccorsi, lanciare la ciambella di salvataggio. Con tanto teppismo ai posti di comando, però, uno vuole vedere, magari esposti con garbo, i muscoli di chi intenda combatterli, i bulli, e metterli a terra. 

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    10 Aprile 2019 - 15:03

    Caro Ferrara - Uscendo dai personalismi e dettagli e dagli epiteti che pure fanno tanta mediatica farina, la realtà ci racconta: "Le nostre labbra inaridite non hanno più parole ...". Stiamo rimestando nei cassetti del già detto e già scritto e già accaduto. Vale per tutti, da noi come nel mondo. Anche la mediocrità, non a caso detta aurea, a volte necessaria e feconda, scade nel rumore confuso delle parole. Un bel casotto. Passerà, ma non sarà un pranzo di gala.

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  • giantrombetta

    10 Aprile 2019 - 08:08

    Scusa Giuliano, ma Matteo Renzi, gia’ Royal Baby che tante speranze aveva suscitato anche mostrando i muscoli, dov’e’ andato A finire? Che dice? Che fa? Tace e acconsente? Per non dire dei baldi giovani di cui si era circondato per - parole sue - rinnovare il partito e riformare l’ Italia ? Dove stanno e che fanno? Sarà mica di dover concludere che come l’Italia ha il governo che vuole e si merita, pure Il Pd alla fine ha il segretario, i candidati e gli alleati che vuole e si merita? Complimenti comunque per il richiamo arguto all’aurea mediocrità. Piu’ di latta che d’oro, purtroppo pare. Gianfranco Trombetta

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  • zucconir

    10 Aprile 2019 - 08:08

    Il consiglio di Marcenaro a Zingaretti chiude la partita con un suggello geniale:visto che ha così poco da dire, almeno poteva inventare lo sciacquone silenzioso!! L'Italia è sempre stata un paese, non una nazione, di geni solitari, in mezzo a moltitudini di poca qualità. Queste punte di eccellenza le abbiamo avute in ogni campo: arte, industria, ricerca, sport. Penso ad un Borghi, un operaio che un frigorifero americano da un quintale lo fa diventare di 30 kg con le stesse prestazioni a metà prezzo e inventa l'Ignis. Come lui ne abbiamo avuti migliaia e hanno fatto diventare il nostro paese il primo al mondo nella piccola e media impresa. Ma la politica è lo stato non hanno seguito, anzi. Hanno messo sempre i bastoni fra le ruote all'impresa. Renzi aveva ragione a puntare sull'eccellenza. Purtroppo è stato il primo a sentirsi. Ha portato da Firenze un branco di carciofi, con poche eccezioni. Non ha dato mano libera a Cottarelli, Cantone, Calenda. Si è adeguato. Fine. Peccato.

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