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Alla Francia non piace il bluff gialloverde sulla Tav

Il sottosegretario al ministero per gli Affari europei e la Politica estera, Lemoyne: “Capisco che il governo italiano speri di scavalcare le elezioni europee. Ma è tempo di procedere, si assuma le sue responsabilità”

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12 Marzo 2019 alle 15:28

Alla Francia non piace il bluff gialloverde sulla Tav

Il cantiere Tav di Saint-Martin-de-la-Porte (foto LaPresse)

Dopo tanto sbraitare, alla fine si è capito: la discussione sulla Tav Torino-Lione, che – almeno nei retroscena giornalistici – ha rischiato di mandare a picco il governo Conte, è rimandata. Per i gialloverdi l'unico obiettivo è prendere tempo fino alle Europee del 26 maggio, così da poter continuare a fare campagna elettorale ribadendo le (opposte) posizioni di Lega e M5s. Quindi si aspettano i risultati delle urne e il 27 sarà il giorno del giudizio: si vedrà chi tra i due azionisti di maggioranza ha avuto la meglio e, indirettamente, si capirà anche il destino del progetto dell'Alta velocità.

 

Il presidente della regione Liguria, il forzista Giovanni Toti, l'ha già spiegato ieri in un'intervista al Corriere: “Qualsiasi sia l'escamotage ideato per rimandarla di un giorno, una settimana o a dopo il 26 maggio, una decisione definitiva sulla Torino-Lione prima o poi andrà presa. E non sarà una decisione qualunque, perché ormai quest'opera è diventata lo spartiacque tra due visioni in contrasto e in prospettiva inconciliabili. Era impensabile una crisi prima delle Europee, appuntamento sul quale troppi leader hanno investito il loro futuro in modo sproporzionato. Fino ad allora non succederà nulla e anzi lo scontro nella maggioranza sulla Tav potrebbe perfino far bene sia ai Cinque Stelle che alla Lega”.

  

Ma Oltralpe il giochino tra i due soci di governo non piace. Oggi Jean-Baptiste Lemoyne, sottosegretario al ministero per gli Affari europei e la Politica estera ha parlato della Torino-Lione a France Info: “Ci sono alcuni termini che ora sono vicini alla scadenza, dato che l’Ue dà dei finanziamenti. Capisco che il governo italiano speri di scavalcare le elezioni europee perché alla fine questo dossier, come altri, è rivelatore del fatto che la loro è una coalizione di circostanza e che, di fatto, ci sono due formazioni politiche che in campagna elettorale erano opposte in modo aggressivo e che poi si sono alleate. Sento parlare di questo cantiere da più di 15 anni: è tempo di procedere e che il governo italiano si assuma le sue responsabilità”.

  

Proprio ieri il cda di Telt (acronimo di Tunnel Euralpin Lyon Turin, la società italo-francese responsabile dei lavori) ha dato il via libera all'unanimità alla pubblicazione degli Avis de marché sulla Gazzetta europea. Si parte quindi con la prima tappa: gli inviti alle aziende a presentare la propria candidatura per realizzare gli interventi dei lotti francesi del tunnel di base della Torino-Lione: in tutto 45 chilometri di tratta, per un valore complessivo di  2,3 miliardi di euro. “L’obiettivo è salvaguardare i finanziamenti europei”, ha scritto in una nota la società partecipata al 50 per cento da Italia e Francia: “Negli avvisi c’è la facoltà di interrompere senza oneri e obblighi la procedura”. Il premier Giuseppe Conte aveva scritto a Telt per specificare che i bandi non impegnano l'Italia a realizzare l'infrastruttura e a dare il via ai capitolati di gara. Solo fra sei mesi l'azienda mista italo-francese chiederà a Roma e Parigi l'autorizzazione a procedere con gli appalti: a quel punto anche il governo gialloverde dovrà decidere cosa fare. Ma le elezioni europee saranno già passate da un pezzo e la bilancia nella coalizione potrebbe segnare pesi diversi e riflettere nuovi equilibri di potere.

Enrico Cicchetti

Nato a Mantova in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio dalle parti di Roma. Al Foglio dal 2016, si occupa del sito, di video e di infografiche. Su Twitter è @e_cicchetti

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