Sedotti e abbandonati. No vax e no Ilva all'attacco del M5s

Enrico Cicchetti

Inganno, tradimento, vergogna! La pagina Facebook del ministro della Salute Giulia Grillo da ieri è invasa da commenti di no vax delusi: si aspettavano che il M5s avrebbe cancellato il decreto Lorenzin e dunque l'obbligo vaccinale per l'acceso a scuole e asili. Invece, ieri, è stato stralciato l'emendamento al decreto Milleproroghe che avrebbe, almeno, derogato di un anno l'obbligo. Il M5s non si esprime ufficialmente, tace la “ministra” e quindi la rabbia degli elettori, sedotti e abbandonati, si sfogano sui social della Grillo, con commenti infuocati sotto a tutti gli ultimi post pubblicati dalla sua pagina ufficiale, da quello sull'Ilva a quello sullo spazza corrotti. “Delusione totale”, “Siete solo dei venduti”, scrivono gli antivaccinisti traditi. E qualcuno si spinge fino all'insulto supremo: “Siete peggio del Pd”. 

   
Come spiega Federico Capurso sulla Stampa, “lo staff leghista e quello pentastellato che monitorano gli umori del web avevano messo in guardia i vertici: 'Il tema vaccini attira troppe critiche. Per questo, l'emendamento deve saltare'”. Ma alla fronda no vax della maggioranza sarebbe stato promesso un altro emendamento, da approvare già nel Milleproroghe, che “darebbe forza di legge alla circolare che aveva prorogato due mesi fa l'uso dell'autocertificazione per iscrivere i bambini in asili e materne”. Con però la mossa dei Nas inviati nelle scuole a verificare a campione che le autocertificazioni siano autentiche e a dare intanto un segnale di legalità. Per chi ha dichiarato il falso – consoliamoci: una percentuale irrisoria, circa dieci su 330 scuole sotto esame – il rischio è la denuncia per un reato penale che prevede fino a due anni di reclusione. Tuttavia, come scrivevamo in questi giorni, le vere novità sono attese dalla legge incardinata in commissione Sanità del Senato, che prevede l'“obbligo flessibile”, una modulazione dell'obbligatorietà dei singoli vaccini regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici.

  

   

Anche sul fronte Ilva, dopo aver a lungo blandito i movimenti che chiedevano la chiusura completa e la riconversione dello stabilimento – Beppe Grillo proponeva solo un anno fa di trasformarlo in un parco acquatico –, ora che la'ccordo con Arcelor sembra cosa fatta, a taranto c'è un popolo di delusi pronto a tornare in piazza. Un comitato di cittadini ha già indetto una manifestazione per oggi pomeriggio dalle 18. Un sit-in che si terrà in piazza della Vittoria e durerà per 24 ore. “Il nuovo Governo, nonostante le promesse fatte, sta per dare in pasto la nostra vita ad Arcelor Mittal”, scrive il comitato sulla sua pagina Facebook “e il piano ambientale non sarà il governo a perfezionarlo ma la stessa multinazionale, che conserverà l'immunità penale concessa dal precedente governo. Questo vorrà dire la distruzione completa di questa Terra benedetta dalla Natura. Questo vuol dire altri dieci anni sicuri di immissioni altamente inquinanti nell'aria e il prosieguo dell'inquinamento delle falde acquifere e dei terreni. La morte di Taranto. E nessuna garanzia di mantenere i posti di lavoro”. E sui profili Facebook dei quattro deputati tarantini del M5s, Rosalba De Giorgi, Alessandra Ermellino, Gianpaolo Cassese e Giovanni Vianello, i cittadini pugliesi si sfogano, nel silenzio degli interessati. Per dovere di cronaca: l'unica a prendere in parte le distanze dal governo e a dichiarare qualcosa sul punto ai suoi follower è stata la deputata De Giorgi, che ieri scriveva "Di cose da dire ne ho parecchie. A cominciare dal fatto che ho presentato non solo un intervento (tuttora in stand-by) sulla questione della validità della gara per l'aggiudicazione dell'Ilva, ma ho consegnato al mio capogruppo di Commissione un'interrogazione indirizzata al premier Conte e al ministro Di Maio con cui chiedo di sapere se e quando hanno intenzione di procedere all'abrogazione della norma che garantisce l'immunità penale ed amministrativa a chi ben sappiamo. Il tutto in attesa di capire quali saranno le decisioni del governo sul futuro dello stabilimento".

 

 

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