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Gran Milano

Altro che zig-zag, la M6 è un progetto milanese di lunga visione strategica e integrata

Alessandro Morelli

Alessandro Morelli, viceministro Infrastrutture e Mobilità sostenibili scrive al direttore Claudio Cerasa

Al direttore – Leggo con piacere che si comincia a parlare seriamente della linea M6 della Metropolitana di Milano. Sono necessari, tuttavia, alcuni chiarimenti affinché non si alimentino sterilmente le polemiche politiche e le speranze dei detrattori. Della M6 si parla fin dalla candidatura di Expo 2015 ed è stata inclusa nel Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS) di Milano nel 2016, dopo un acceso dibattito svoltosi in Consiglio comunale che vedeva tra i sostenitori anche il sottoscritto. L’idea – messa nero su bianco – era quella di una metropolitana che collegasse il quadrante nord-ovest con quello sud-est di Milano, passando per il centro storico e sfruttando Cadorna come nodo di interscambio con le altre linee metro e con la linea ferroviaria. In tal senso, la metro appare pienamente coerente con l’obiettivo di collegare zone periferiche di Milano al centro della città, mediante una linea (dove è scritto debba essere l’ultima?!) che garantisca lo scambio agevole con le linee già presenti e, soprattutto, abbia un ruolo di interscambio con la provincia e la ferrovia Milano-Genova in fase di quadruplicamento grazie al Pnrr. Un’opera importante per Milano con una visione sovraregionale. Mi sono pertanto impegnato col ministro Giovannini perché la prima fase progettuale (quella c.d. di fattibilità tecnico-economica, PFTE) fosse finanziata con le risorse del fondo da oltre 4 miliardi previsto nella legge di Bilancio 2022, oltre agli investimenti ottenuti per i prolungamenti delle metro 1, 3, 4 e 5.


La relazione tecnica alla legge di Bilancio, nel fare espresso riferimento alla M6, conferma tale proposito, che si è concretato nelle scorse settimane con l’assegnazione alla città metropolitana di Milano di 4,5 milioni per il PFTE della linea M6. L’ipotesi di tracciato a zig-zag (da Ponte Lambro a Barona San Paolo) ha cominciato a circolare, non senza un certo stupore e forse anche un po’ di sarcasmo, nei mesi scorsi nelle stanze del ministero, ma non può evidentemente essere il prodotto dei tecnici ministeriali, spettando al Comune il compito di avanzare delle proposte progettuali, che poi i tecnici dovranno valutare sul piano trasportistico e finanziario. Le reazioni suscitate dall’ipotetico tracciato, alternativo a quello previsto verso il Sud Milano, mi rassicurano della serietà dei milanesi e della buona fede di alcuni commentatori, e confermano ancora una volta che tensioni e divisioni possono solo rallentare l’iter di approvazione e realizzazione dell’opera.

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