La Corte d'appello di Milano conferma il blocco degli altoforni dell'ex Ilva: "Il diritto alla salute prevale su interesse economico"

Respinta l'istanza dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI spa. Resta esecutivo l’ordine di spegnimento dell’area a caldo entro il 28 ottobre, con le operazioni da completare entro 90 giorni dall’ultima comunicazione del provvedimento. L’udienza in Cassazione sarà il 20 ottobre

5 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 11:23
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La Corte d’appello di Milano, sezione imprese, ha confermato per la seconda volta il provvedimento che impone lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva di Taranto entro fine ottobre, respingendo la seconda istanza sospensiva presentata da Ilva in amministrazione straordinaria e da Acciaierie d’Italia (AdI) in vista dell’udienza in Cassazione fissata per il 20 ottobre. Resta quindi esecutivo l’ordine di spegnimento dell’area a caldo entro il 28 ottobre, con le operazioni da completare entro 90 giorni dall’ultima comunicazione del provvedimento.
Il collegio di giudici Ondei, Del Vecchio e Cortelloni ha rigettato i ricorsi con cui le società chiedevano la sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto emesso a luglio, che ordina la “sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo” dello stabilimento tarantino, con termine per completare le operazioni fissato al 28 ottobre sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo. In motivazione è stato precisato che la ripresa dell'attività "potrà avvenire solo quando essi avranno rimosso integralmente l'amianto ancora presente negli impianti" e "adottato le misure necessarie per ricondurre l'emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all'anno e comunque nell'ambito della cornice procedimentale amministrativa prevista".
Nel provvedimento si legge che il "pericolo" che consegue "all’eventuale 'spegnimento' degli altiforni" deve cedere "rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi". La tutela "del diritto alla salute", infatti, è "comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali". Sulla stessa linea il commento dell’avvocato Ascanio Amenduni, legale dei cittadini di Taranto che hanno intentato la causa civile davanti ai giudici milanesi: "La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso", ha commentato.
Il 30 settembre, davanti ai giudici, si era tenuta la discussione delle parti. Anche il sostituto pg Angelo Renna aveva chiesto di respingere la nuova istanza di sospensiva, dopo quella rigettata già l'11 settembre. I legali della ex Ilva e di AdI, invece, avevano ribadito le loro ragioni, ossia il danno irreparabile dovuto allo spegnimento e avevano chiesto tempo fino a dopo il giudizio della Cassazione, fissata per il 20 ottobre. L'avvocato Amenduni, invece, aveva spiegato che, essendo ora "l'impianto al minino", non c'era nemmeno alcun "pregiudizio irreparabile". Secondo la Corte, come si legge nell'ordinanza di 12 pagine, "la fissazione dell'udienza" della Suprema Corte non cambia nulla, rispetto ai precedenti provvedimenti che hanno indicato la prevalenza del diritto alla salute, date le emissioni nocive degli impianti e la presenza di amianto. Non cambia nulla, si legge, "rispetto al passato in ordine alla tutela sostanziale degli interessi coinvolti" e la fissazione di quell'udienza è solo "meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione".