editoriali
L’Ilva muore nel silenzio dei sindacati
Il governo estende la cassa integrazione straordinaria all’indotto mentre gli impianti vanno verso lo spegnimento. Solo per i lavoratori diretti il costo è di dieci milioni l’anno. E così un sussidio temporaneo diventa permanente

Foto ANSA
"Anche se la Corte d’appello avesse accolto la nostra richiesta di sospensiva, gli impianti sarebbero stati comunque fermati: nel rispetto dell’ordinanza di luglio avevamo già interrotto gli approvvigionamenti ed eravamo pronti a spegnerli. Il tribunale ha solo accelerato una traiettoria già segnata”. Lo ha detto ieri uno dei commissari straordinari dell’Ilva, in audizione al Senato sull’ultimo prestito ponte. Un prestito che, come ammesso, non serve alla continuità produttiva ma a pagare i debiti con l’indotto. Ed è proprio l’indotto a essere più esposto. I suoi dipendenti, a differenza dei lavoratori diretti dell’amministrazione straordinaria, non hanno accesso alla cassa integrazione straordinaria. Per gran parte dei metalmeccanici Ilva, invece, la CIGS va avanti almeno dal 2018. Per questo lunedì l’indotto ha bloccato il ponte girevole di Taranto: senza commesse Ilva, le aziende chiudono e i dipendenti finiscono in NASpI. Ma, come ha ammesso il commissario, che gli impianti sarebbero andati verso lo spegnimento era noto da luglio. Perché allora non manifestare durante la visita di Meloni e del presidente Mattarella per l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo? La risposta è che il patto tra governo, sindacati e associazioni datoriali era già scritto.
Oggi il governo annuncerà la soluzione: cassa integrazione straordinaria estesa anche all’indotto. Soddisfatti tutti. Il problema è che la CIGS dovrebbe servire a crisi temporanee. Qui invece la temporaneità diventa permanente e il conto finisce ai contribuenti: dieci milioni l’anno solo per l’Ilva. E anche se il siderurgico si spegnesse definitivamente, chi avrebbe il coraggio di interrompere il sussidio? Come si fa a fare industria, attirare investimenti e creare lavoro in un paese in cui, davanti a ogni crisi, la politica offre sempre lo stesso metadone di stato? La risposta purtroppo la conoscete: semplicemente non si fa. Peccato.