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Chat sequestrate con scopi esplorativi: il metodo dei pm milanesi spiegato con il caso Boeri-Caputo
I due architetti sono indagati per turbativa d'asta: l'accusa è nata da un sequestro di smartphone e dal setacciamento a tappeto delle chat, senza alcuna autorizzazione e in violazione del principio di proporzionalità. Il difensore di Caputo è pronto a sollevare una questione di legittimità costituzionale della normativa
9 MAG 26

LaPresse
Giovedì abbiamo dato notizia del nuovo metodo che da tempo ormai la procura di Milano ha deciso di adottare per condurre le sue indagini (da quelle, numerose, sull’urbanistica a quella sulla scalata a Mediobanca), basato sul sequestro di smartphone di una pluralità di persone – anche non indagate – ed estrazione di gran parte delle chat contenute, con conseguente apertura di nuove indagini per fatti di cui non si era neppure a conoscenza. Una sorta di pesca a strascico, compiuta in violazione del principio di proporzionalità e di svariate sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale. Il sequestro delle chat, infatti, dovrebbe essere un mezzo di ricerca della prova di un reato che già si ipotizza possa essere stato compiuto, non un mezzo per scoprire nuovi reati. Oggi vi raccontiamo una vicenda davvero emblematica di questo metodo.
Il caso riguarda il processo contro l’architetto Stefano Boeri, rinviato a giudizio per presunta turbativa d’asta e false dichiarazioni riguardanti la gara per la costruzione della Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano. Boeri, che faceva parte della commissione aggiudicatrice, è accusato di aver favorito dei progettisti legati ad alcuni ex collaboratori. Questa è stata, fin dall’inizio, l’ipotesi di reato avanzata dai pubblici ministeri (Serafini, Filippini e Clerici).
Una delle imputazioni per turbativa d’asta rivolte a Boeri però coinvolge l’architetto Andrea Caputo, che arrivò terzo alla gara. Come si possa ipotizzare una turbativa d’asta tra un commissario e un architetto che ha perso la gara è un mistero, ma l’aspetto problematico della vicenda è come i pm sono arrivati a elaborare questa imputazione. Nell’ottobre 2023 i pm decretano il sequestro dei dispositivi informatici di Boeri per cercare conferme alla loro ipotesi secondo cui Boeri aveva avuto contatti con gli aggiudicatari della gara. L’architetto Caputo non è indagato ed è ritenuto estraneo all’intera vicenda. La Guardia di Finanza estrae dallo smartphone di Boeri tutte le chat che rispondono a un elenco di parole chiave (stabilite dagli stessi finanzieri e non dai pm), per cercare conferme all’ipotesi accusatoria avanzata dagli inquirenti. Tra queste parole non si fa alcun riferimento a Caputo.
Otto mesi dopo, nel giugno 2024, però, la Guardia di Finanza acquisisce di propria iniziativa anche le chat tra Boeri e Caputo, arrivando a ipotizzare il reato per il quale poi entrambi sono stati rinviati a giudizio. Un reato completamente svincolato dall’ipotesi di reato originaria per il quale si procedeva.
In altri termini, come ha evidenziato l’avvocato Guido Camera, legale di Caputo, nel corso della prima udienza del processo, la polizia giudiziaria ha effettuato un “setacciamento a tappeto, totalmente esplorativo e senza alcuna autorizzazione né indicazione dell’autorità giudiziaria”. Infatti, nel momento in cui la polizia giudiziaria ha esteso la ricerca alle chat intercorse tra Boeri e Caputo, soggetto fino ad allora estraneo alle indagini e non menzionato nel decreto di sequestro, per ricercare una nuova e diversa notizia di reato, ha cessato di agire come mero esecutore di un ordine specifico. Di conseguenza, come stabilito dalla Corte di Cassazione, il sequestro delle chat con Caputo avrebbe richiesto un indispensabile e tempestivo provvedimento di convalida da parte dei pm, che non è mai arrivato.
Per queste ragioni, il difensore di Caputo ha chiesto al giudice Nicola Clivio di dichiarare la nullità del decreto di sequestro, e di escludere le stesse chat dagli atti processuali per la loro inutilizzabilità patologica. Se ciò non avverrà, l’avvocato Camera valuterà di sollevare un’eccezione di legittimità costituzionale della norma sul sequestro di corrispondenza per violazione del diritto europeo. La Corte europea dei diritti dell’uomo (ma anche la Cassazione) ha infatti più volte ribadito l’obbligo di osservare il principio di proporzionalità nei sequestri probatori, principio che risulta palesemente violato nel momento in cui da uno smartphone si estraggono tutte le chat con una finalità esplorativa, cioè alla ricerca di notizie di reato.
La questione va oltre il caso Boeri-Caputo e riguarda un tema che diventerà sempre più centrale. Gli smartphone ormai contengono l’intera vita delle persone. Sequestrarli diventa quindi una misura particolarmente invasiva della sfera personale. Tanto che una direttiva europea (la n. 680 del 2016) ha imposto un controllo preventivo da parte di un giudice prima di consentire l’accesso ai dati contenuti nei dispositivi elettronici. La direttiva attende ancora di essere attuata in Italia.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]




