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I pm di Milano indagano sulla vendita di San Siro
Perquisizioni in comune e nelle abitazioni di ex dirigenti di Milan e Inter: si ipotizza turbativa d'asta e rivelazione del segreto di ufficio. Alcuni cellulari sono stati sequestrati in seguito allo sviluppo dei contenuti delle chat e delle mail raccolte nella maxi indagine sulla gestione dell'urbanistica e che la scorsa estate aveva portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione
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31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 09:36 AM

Foto ANSA
La magistratura milanese ha cominciato a indagare sulla vendita dello stadio di San Siro. L'inchiesta, coordinata dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi e affidata ai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf di Milano, ipotizza la turbativa d'asta e la rivelazione del segreto di ufficio: reati contestati a nove indagati. Fra questi, oltre agli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, c'è anche Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune ed allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, e Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan. Tra gli indagati ci sono anche Mark Van Huukslot, già manager del club nerazzurro, Giuseppe Bonomi, presidente di Sport Life City (controllata del Milan) e Alessandro Antonello, ex ceo corporate Inter.
Il fronte giudiziario sullo stadio è stato aperto in seguito a una serie di esposti arrivati in procura, tra cui quello firmato dall'ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. L'ipotesi da verificare è che la vendita del Meazza alle due squadre, per cui il Comune ha incassato 197 milioni di euro, sia stata un'operazione che possa aver favorito gli interessi privati a scapito dell'interesse pubblico. Il sospetto è che sia stata "usata" la legge sugli stadi per sostenere il progetto di urbanizzazione dell'area e favorendo quindi determinate società costruttrici. Secondo le imputazioni della procura, ci sarebbero stati "accordi informali e collusioni" tra i nove indagati dell'inchiesta milanese per "turbare", ossia pilotare, tra il 2019 e il 2025, il "procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione della Grande funzione urbana (Gfu) 'San Siro'" e, in particolare, anche la "determinazione del contenuto dell'avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse relative" allo stadio Meazza e alle aree limitrofe, "adottato in data 24.3.2025".
Per questi motivi, in mattiata la guardia di Finanza ha perquisito le abitazioni di ex dirigenti e consulenti delle due squadre e alcuni uffici del comune a Milano, dove a causa delle indagini è stata rinviata una conferenza stampa prevista in mattinata. Perquisiti anche gli uffici della M-I Stadio Srl, azienda nata nel 2000, le cui quote sono divise con il 50 per cento tra i due club di calcio e che da anni si occupa della gestione del Meazza. Alcuni cellulari sono stati sequestrati in seguito allo sviluppo dei contenuti delle chat e delle mail raccolte nella maxi indagine sulla gestione dell'urbanistica a Milano, che la scorsa estate aveva portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. La maxi inchiesta vede coinvolti anche gli stessi Malangone, De Cesaris e Tancredi. Quest'ultimo, era finito ai domiciliari insieme a Manfredi Catella, ceo della holding finanziaria Coima, a seguito dell'indagine dei pm sul “Pirellino” (il progetto urbanistico di Coima poi sfumato) che il Tribunale del Riesame di Milano ha definitivamente bocciato a febbraio. In una sentenza precedente, è stata la Corte di Cassazione ad annullare senza rinvio le misure interdittive nei confronti di Tancredi, spiegando nelle sue motivazioni che, per parlare di concorso in corruzione, non basta evocare un clima opaco o un presunto sistema di relazioni: una presa di posizione netta sul metodo con cui è stata costruita l’ipotesi accusatoria.