Arrivano i pm sulla vendita dello stadio San Siro. La solita accusa collusiva in punta di cavillo

L’inchiesta ipotizza la “turbativa d’asta” e anche “la rivelazione del segreto di ufficio”. Ancora una volta, secondo l’esegesi tipica del rito ambrosiano, più della legge conta l’interpretazione che i magistrati vogliono darne. Inoltre va notato che in questi anni è stato il Comune a tentare in ogni modo di trattenere a Milano le squadre, davanti alle ipotesi di trasferimento

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1 APR 26
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Lo stadio San Siro a Milano.ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Beato il paese che non ha bisogno degli esposti lunari di Luigi Corbani, ex politico meneghino che da qualche anno cerca nuova linfa vitale barcamenandosi tra comitati civici e pm per opporsi al nuovo stadio di Milano. Nei mesi scorsi è arrivato a chiedere alla magistratura contabile la verifica di un possibile danno erariale per la vendita del Meazza, incurante che la valutazione economica fosse stata fatta dall’Agenzia delle entrate e poi confermata da due perizie del Politecnico e della Bocconi. Beato il paese che non ha bisogno della denuncia di un promoter musicale che si è sentito escluso dalla vendita dello stadio e della relativa porzione della “Grande Funzione Urbana San Siro” – a cui non avrebbe ovviamente mai partecipato – in grado però di innestare un’inchiesta per “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”. Per l’esposto sul danno erariale, data la materia evanescente, la procura aveva correttamente aperto lo scorso novembre un fascicolo “modello 45”, quello riservato a denunce senza iscritti e senza ipotesi di reato. O alle denunce dei mitomani. Ma non essendo il nostro un paese giudiziariamente beato, le vie delle inchieste sono infinite. Così ieri, cinque mesi dopo il perfezionamento del rogito per la vendita del Meazza e delle aree limitrofe a Inter e Milan, arrivano le perquisizioni e ben nove indagati tra i piani alti del Comune, i rappresentati dei due club e i loro consulenti. L’accusa, al solito, è di una sorta di comitato affaristico, “sistema di relazioni privilegiate” che avrebbe concordato in anni di sotterfugi l’iter, le delibere e i progetti propedeutici al great bargain. Nello specifico, l’inchiesta ipotizza la “turbativa d’asta” e anche “la rivelazione del segreto di ufficio”: funzionari del Comune, tra cui l’ex assessore all’Urbanistica Tancredi e il dg Malangone, avrebbero condiviso con i consulenti dei due club anticipazioni informali sugli step del complicato procedimento. Dopo anni – tutto inizia con un’offerta trasparente e pubblica dei club per l’acquisto dello stadio nel 2019 – ecco ora il grande balzo in avanti dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo e condotta dai magistrati al celebre pool urbanistico (che c’entra l’urbanistica? Vedremo). Nelle carte dell’inchiesta si ipotizza che il bargain sia avvenuto attraverso “accordi informali e collusioni tra loro” addirittura dal 2017.
Anche se la prima mossa di Inter e Milan è di due anni dopo. “Collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e inibiti”. Ci sarebbero insomma forti elementi indiziari circa il “turbamento” dell’istruttoria di vendita. Il piano del Comune che già inserisce la possibile alienazione del Meazza è del marzo 2019: del resto della possibile vendita (lo stadio è un costoso onere per il Comune) si parla da decenni. La prima proposta d’acquisto è di luglio 2019. Tralasciando il fatto che in sei anni un nuovo stadio avrebbe potuto già essere in piedi (beato il paese, eccetera) tutto l’impianto dell’indagine verte su un punto: che, durante un’operazione di tale portata, sia gli amministratori sia i compratori parlavano tra loro. Discutevano, trattavano forse anche, ipotizzavano soluzioni. Siamo dalle parti della famosa accusa di “corruzione urbanistica” inventata dalla procura per l’inchiesta sui “grattacieli” e già ampiamente smontata: con chi dovrebbero parlare, i privati, se non con l’amministrazione? Con chi il Comune che sta vendendo, se non con i compratori? E per quale tramite, se non i tecnici? Di questa cosa i pm fanno cavillo in punta di regole, ma per la normale logica è assai difficile vedere un reato nel fatto che le parti collaborino. Vengono riportati scambi di Whatsapp più incandescenti delle mail di Epstein, pistole fumanti tipo: “Ma quindi c’è anche diritto di superficie?” “Sì”. “Quindi si può anche dirgli prima superficie poi acquisto” (è una conversazione tra due consulenti di aziende private: perfettamente legale). Una prova di grave collusione sarebbe “il momento in cui Tancredi diviene consapevole delle intenzioni/progetti”. Come si arriva a tutto questo? Ci sia arriva perché i pm un anno fa avevano sequestrato gli smartphone all’ex assessore Tancredi, al dg del Comune e ad altri nel corso delle inchieste urbanistiche. Spuntano anche conversazioni che nulla hanno a che fare, ma parlano di San Siro. Perché non mettere sotto la lente a cena quelle? Pubblico e privato un’altra volta nello stesso ipotetico calderone della possibile “collusione”.
La turbativa riguarda l’ipotesi che la procedura di “avviso pubblico” per raccogliere le “manifestazioni di interesse” sono state gestite nell’interesse delle società, tagliando fuori altri compratori (quali? L’Alcione, il Brera calcio?). Anche se il sindaco Beppe Sala ha precisato che i tempi della pubblicazione dell’avviso di interesse sono stati rispettati e anzi anche allargati. Ma per per l’accusa, par capire che l’impresario musicale Trotta è stato penalizzato. La turbativa risiederebbe in sintesi nel fatto che il Comune, pur avendo scelto di operare nel quadro della Legge stadi, che permette la trattativa diretta con le società interessate, non avrebbe ricercato l’opzione più economicamente conveniente (quale?). Ancora una volta, secondo l’esegesi tipica del rito ambrosiano, più della legge conta l’interpretazione che i magistrati vogliono darne. Va notato che in questi anni è stato il Comune a tentare in ogni modo di trattenere a Milano le squadre, davanti alle ipotesi di trasferimento: il Milan aveva chiuso un accordo a San Donato, l’Inter aveva valutato altre soluzioni. Già a novembre 2023 il sindaco diceva: “Lo stadio fuori Milano è un errore clamoroso”.
Ora si vedrà dove porteranno, in tribunale, le 68 pagine del decreto di perquisizione. A Milano e alle squadre, restano per ora solo altre domande: a cosa serve questa inchiesta, oltre a rallentare i tempi dell’operazione, come ammesso esplicitamente dai denuncianti, e nel caso far saltare l’intero progetto? Inter e Milan hanno una finestra (tre mesi) per attivare uno “scudo giudiziario”, annullare il rogito e farsi restituire i soldi. Ma a chi conviene? Per i club – che a un certo punto hanno puntato l’all-in sul nuovo impianto di Milano i piani B sono per ora sfumati. Il Comune dovrebbe restituire i milioni che aveva già pensato di investire altrove. L’area di san Siro resterebbe la no man land che chiunque conosce. Si potrebbe tornare all’ipotesi di una ristrutturazione light del Meazza (limitato e pieno di inconvenienti, tra cui una capacita attorno alle 60 mila persone, contro un nuovo stadio di oltre 70 mila). Infine, chi pagherebbe? Già risorgono i fautori del “paghino i club”, ma senza però avere il bene in possesso. Beato il paese sostiene la libertà d’impresa.