A Milano i pm dettano legge. Ennesimo cantiere sequestrato

La procura fa sequestrare un altro cantiere e contesta al comune di non seguire fino in fondo l’interpretazione delle norme stabilita dalla procura stessa. A questo punto gli amministratori comunali farebbero prima a dare le chiavi della città direttamente ai pm

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6 MAY 26
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Il cantiere in via Vecchia Zecca a Milano (foto LaPresse)

“Dredd – La legge sono io” è il titolo di un film di fantascienza distopica del 1995. La procura di Milano si sente come Dredd. Nei giorni scorsi ha ottenuto l’ennesimo sequestro di un cantiere nel centro di Milano con l’accusa di lottizzazione abusiva. Questo anche se i lavori in questione (la costruzione di un hotel) non sono mai iniziati perché il comune non ha mai rilasciato i permessi. Un salto di livello per la maxi inchiesta sull’urbanistica della procura, che ora punisce l’intenzione di costruire, nemmeno la costruzione. E soprattutto contesta al comune di essere inerte, cioè di non seguire fino in fondo l’interpretazione delle norme (la Legge) stabilita dalla procura stessa. A questo punto tanto vale che l’amministrazione comunale consegni le chiavi di Palazzo Marino ai pm. 
La Guardia di Finanza ha sequestrato, su richiesta della pm Marina Petruzzella (accolta dal gip Mattia Fiorentini), il cantiere di via Zecca Vecchia, nel centro di Milano, destinato alla costruzione di un hotel di 199 stanze su un’area che prima ospitava un garage. Parliamo di un fazzoletto di terra: circa tremila metri quadri, neanche la metà di un campo di calcio. Eppure nell’inchiesta, per reati che vanno dalla lottizzazione abusiva al falso, sono indagate 39 persone, tra imprenditori, tecnici ed ex dirigenti e funzionari di Palazzo Marino, alcuni dei quali già coinvolti in altre indagini simili, come Giovanni Oggioni (ex direttore dello Sportello unico per l’edilizia), l’architetto Marco Cerri, e l’ex componente e l’ex presidente della Commissione paesaggio, Alessandro Scandurra e Giuseppe Marinoni.
Alla base del sequestro c’è sempre la nuova interpretazione delle norme sull’urbanistica elaborata dalla procura di Milano e in contrasto con quella seguita per anni dall’amministrazione comunale. L’autorizzazione a costruire l’hotel è stata ottenuta dalla società in questione (la Ca. Thorr) con una convenzione siglata con il dirigente comunale Andrea Viaroli e avallata dalla Commissione per il paesaggio del comune di Milano. I pm, come fatto nei precedenti sequestri, contestano la legittimità di questa procedura, sostenendo che “per fabbricati che, come quello di cui al progetto in esame, prevedono una densità volumetrica superiore a 3 metri cubi per 3 metri quadrati” esiste “l’obbligo della previa adozione di un piano particolareggiato attuativo”, che è “espressamente previsto dall’art. 41 quinquies comma 6 l. n. 1150/42, introdotto dall’art. 17 l. n. 765/67 (cd. ‘legge ponte’)”. Una norma che i pm considerano “non derogabile, com’è ovvio, da norme di rango secondario (quali i regolamenti edilizi o le determine dirigenziali)”. Questa interpretazione delle norme ha portato la procura ad aprire decine di inchieste per presunti illeciti urbanistici, col risultato che oltre 150 cantieri sono bloccati e centinaia di famiglie si ritrovano a non poter prendere possesso delle abitazioni da loro acquistate.
Tre elementi rendono la vicenda del cantiere di via Zecca Vecchia particolarmente singolare. Il primo è il fatto che i lavori di costruzione dell’hotel in questione in realtà non sono mai cominciati. Dopo l’ondata di indagini sull’urbanistica, infatti, la società Ca. Thorr ha chiesto più volte il rilascio del permesso di cominciare la costruzione, ma i funzionari comunali, spaventati dalle inchieste, non hanno mai risposto a queste richieste. Per i pm (e il gip) i “solleciti” della società e la presenza nell’area di mezzi di un’azienda alla quale la società si è affidata per l’esecuzione dei lavori rendono però attuale il pericolo che i lavori di costruzione comincino davvero. Da qui il sequestro dell’area.
Il secondo elemento singolare riguarda l’accusa di “inerzia” mossa dalla procura nei confronti del comune. Per i pm “gli uffici del comune si sono trincerati in una colpevole inerzia, non osando né accogliere le richieste del privato né agire in autotutela attivando il procedimento di dichiarazione di annullamento della anomala e illegittima convenzione urbanistica sottoscritta da Viaroli con la Ca. Thorr”. In altre parole, la procura contesta al comune di non aver aderito a pieno all’interpretazione giuridica stabilita dalla procura stessa. Così, si è arrivati al punto in cui se il comune dà un’autorizzazione a costruire la procura interviene con un’inchiesta, se il comune sta fermo la procura interviene comunque. A questo punto gli amministratori comunali farebbero prima a dare le chiavi della città direttamente ai pm.
Il terzo elemento che rende la vicenda singolare è costituito dalla parte della richiesta di sequestro in cui la procura si spinge ad autocelebrare i risultati delle proprie inchieste, evidenziando che queste “stanno facendo crescere, e molto, le entrate” per il comune, grazie alla revisione dei valori legati agli oneri di urbanizzazione e alle cosiddette monetizzazioni degli standard urbanistici. Insomma “la panacea sembra finita per gli operatori”, scrivono i pm, intendendo dire probabilmente “la pacchia”. Uno scivolone linguistico che rende la vicenda ancora più grottesca.