Due stragi ferroviarie in meno di un anno. Il paradosso dell'Alta Velocità spagnola

La Spagna ha la rete ad alta velocità più estesa d'Europa, ma è stata colpita da un secondo gravissimo incidente ferroviario. Sul tratto dell'ultimo scontro non era ancora installato il sistema europeo ERTMS e il principale dispositivo di sicurezza risultava disattivato. Le domande ancora aperte sulle cause della tragedia e le conseguenze politiche per il governo Sánchez

28 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 16:21
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L’incidente nell’alta velocità in Spagna è un’enorme tragedia ed è la seconda in meno di un anno. Il 18 gennaio di quest’anno c’era stato l’incidente sulla linea Av tra Madrid e l’Andalusia, con 46 morti, e ora questo nuovo incidente, con altre decine di vittime. Quanto è successo sorprende, dato che il settore dell’alta velocità è tra i più sicuri al mondo e, in oltre 60 anni di storia, non si sono praticamente verificati incidenti gravi a livello globale.
Saranno le autorità spagnole per la sicurezza ferroviaria e la giustizia a fare piena luce su quanto accaduto, ma di fatto un treno Renfe ha "tamponato" un altro treno della compagnia Iryo che era fermo sulla linea.
Nei sistemi ad alta velocità, in teoria, questi tipi di incidenti non possono verificarsi, perché esistono sistemi di segnalamento che garantiscono il mantenimento delle distanze di sicurezza tra un treno e l’altro. Nell’alta velocità questi sistemi sono particolarmente avanzati e, a livello europeo, esiste l’Ertms, un sistema molto sicuro.
In Spagna, tuttavia, sul tratto in cui si è verificato quest’ultimo incidente non era ancora installato l’Ertms. Era invece presente il "vecchio" sistema Lzb, che però era spento al momento dell’incidente.
In funzione c’era un sistema alternativo, più "manuale", come l’Asfa, ed evidentemente c’è stata un’autorizzazione a circolare per il secondo treno, che ha tamponato il primo. Un altro fattore da chiarire è la velocità a cui viaggiava il secondo treno, visto che il sistema di segnalamento principale era spento e, teoricamente, il convoglio doveva circolare a velocità limitata.
Ci sono dunque ancora diversi aspetti da chiarire su questo gravissimo incidente, ma va sottolineato che il sistema Ertms stava per essere installato in Spagna anche sulla linea interessata.
Va inoltre ricordato che in Italia il nostro gestore dell’infrastruttura, Rete Ferroviaria Italiana, è leader in Europa per l’Ertms e che sulla nostra rete ad alta velocità questo sistema è la norma.
È chiaro che il rischio zero non esiste, ma è bene ricordare che il treno rimane uno dei mezzi di trasporto più sicuri, insieme all’aereo.
La Spagna non è certo l’ultima arrivata nell’alta velocità, dato che ha completato la sua prima linea ormai 34 anni fa e possiede la rete Av più estesa d’Europa e la seconda al mondo, dopo la Cina. Ha addirittura più chilometri di alta velocità rispetto al Giappone.
Il paese iberico ha tuttavia registrato il secondo incidente grave in meno di un anno (quando a livello globale praticamente non se ne sono verificati) e aveva già ridotto la velocità massima su diverse tratte proprio per motivi di sicurezza dopo l’incidente di gennaio, tanto che il viaggio tra Madrid e Barcellona si è allungato di oltre mezz’ora.
Politicamente, questo incidente avrà delle conseguenze, dato che il governo Sánchez, in carica da oltre otto anni, è ora sotto accusa per questo secondo grave incidente, che arriva poco prima delle elezioni del 29 novembre. Il gestore dell’infrastruttura spagnola, Adif, è infatti pubblico e i diversi casi di corruzione emersi negli ultimi anni nel settore dei trasporti e delle infrastrutture non giocano a favore del governo.
Lasciando da parte le polemiche politiche che in Spagna stanno già montando, ora è il momento di comprendere come due incidenti gravissimi in meno di un anno siano potuti accadere in un sistema nel quale si è investito moltissimo.
È importante per restituire fiducia nel sistema ferroviario stesso e, soprattutto, per fare giustizia per le decine di morti e le centinaia di feriti che ci sono stati in Spagna.