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Dove va la Francia? La prospettiva di una tregua sociale, fragile
Macron e il governo stanno cercando di risolvere la questione proteste puntando sulle riforme e il dialogo. La possibilità di un voto anticipato per uscire dal blocco non è però remota
28 OTT 26

Foto Ap via LaPresse
Dove va la Francia? E’ una domanda di non facile risposta, visto che ogni fascia della popolazione francese si vede offrire elementi che, spinti dagli algoritmi, rinforzano le proprie fissazioni. Gli anziani percepiscono attacchi contro i negozi mentre i giovani si concentrano sulle violenze della polizia. L’ultimo fine settimana ha segnato la ripresa del controllo da parte delle forze dell’ordine, con manifestazioni importanti che hanno solo marginalmente dato luogo a problemi. I gruppi di sinistra radicale, in parte motori delle violenze contro istituzioni e poliziotti, sono stati arginati, ma anche militanti di estrema destra sono stati arrestati mentre cercavano lo scontro violento. L’attentato di venerdì a Trappes, nella banlieue parigina, ha visto un individuo uccidere a colpi di mitra un giovane di colore e ferire gravemente una bambina di 12 anni, con motivazioni razziste. Questo fatto tragico ha mandato un segnale, spingendo i partiti a condannare la violenza e mettendo sotto pressione a destra il Rassemblement national, accusato di istigare l’odio razziale, ma anche a sinistra la France insoumise, che spesso giustifica le violenze e flirta con l’antisemitismo.
Il Rassemblement national (Rn) ha tenuto il suo congresso a Orléans, confermando con un voto sovietico Jordan Bardella alla presidenza, malgrado le rivelazioni recenti sulle sue battute antisemite. In contemporanea Marine Le Pen si è lanciata nella campagna elettorale, forte della sua popolarità, ignorando la futura decisione della Corte di cassazione che potrebbe condannarla qualche settimana prima delle elezioni. Il Rn continua ad accumulare consensi nell’opinione pubblica, e intende cavalcare questi aspetti. Ma durante il congresso di Orléans la manifestazione della sinistra che si definisce antifascista ha mostrato che la capacità di blocco contro il Rn non è sparita, un fattore che rimane una variabile nella campagna elettorale.
Inoltre, la stabilità del rating di Moody’s ha fermato per il momento lo spiraglio negativo di sfiducia sull’economia francese, soprattutto nel contesto internazionale.
Il presidente Emmanuel Macron ha ricevuto domenica alcuni rappresentanti dei liceali, un incontro al quale sono poi seguiti lunedì annunci sostanziosi, con una riforma completa del famigerato sistema algoritmico di selezione delle università, Parcoursup, ma anche un aumento del numero di posti nelle lauree brevi nonché prestiti per migliorare la situazione – una risposta politica anche ispirata dai contributi ricevuti sulla piattaforma di consultazioni aperta. Le organizzazioni dei liceali e degli studenti hanno dichiarato la propria volontà di proseguire la mobilitazione, ma bisognerà vedere la settimana prossima, al ritorno dalle vacanze di Ognissanti, a che livello.
Nelle ultime manifestazioni abbiamo osservato una relativa convergenza delle proteste, con il sindacato che ha contribuito alle manifestazioni sia con le proprie capacità organizzative, sia con i suoi temi di difesa degli stipendi e del servizio pubblico. A questo si aggiunge anche una protesta sul caro-benzina, e quindi sul caro-vita, di matrice neo gilet gialli. I liceali erano però la forza originale della protesta, il suo motore, e quindi, se il governo riesce a quietare loro, potrebbe ottenere una tregua. Anche perché vi è una contraddizione fondamentale fra le rivendicazioni dei liceali e quelle dei sindacati. La demografia francese è tuttora in piena fase di crescita per chi va al liceo, ed è quindi logico che vi siano delle richieste da parte di una classe di età che non soltanto stenta a trovare un posto all’università, dove la domanda supera l’offerta, ma che è attraversata anche dagli interrogativi sul proprio futuro, con una prospettiva di lavoro parzialmente, se non totalmente, compromessa dalla generalizzazione dell’intelligenza artificiale. Vi sono quindi dei bisogni specifici da parte dei giovani che fanno a pugni con quelli dei più anziani, trattati molto generosamente da un sistema che ha sospeso la riforma dell’età pensionabile, congelata fino al 2028. E, data la mancanza di risorse aggiuntive, si deve scegliere fra l’uno e l’altro.
Adesso sarà importante vedere se questa gestione governativa basterà a contenere relativamente l’ondata di proteste e permetterà di traghettare il paese fino alle presidenziali. L’insieme di questi problemi, il debito per primo, si riproporrà con forza al prossimo presidente, e i vari candidati saranno chiamati a chiarire la loro posizione in merito. Se invece la crisi non dà tregua, dato che Macron e il suo esecutivo di minoranza stanno sparando le loro ultime cartucce, allora si potrebbe andare a un voto anticipato per uscire dal blocco, ben sapendo però che il calice che la prossima maggioranza dovrà bere risulterà molto amaro, quale che sia. Ma la Francia gioca un ruolo così sistemico nel contesto europeo che la pressione, interna ed esterna, per riformare la finanza pubblica e rilanciare un’economia con un forte potenziale, si sta facendo sempre più forte. E’ una questione di rilievo per l’insieme dell’Unione e che contraddice tra l’altro le visioni nazionaliste che tendono a considerare a somma zero il gioco europeo, non capendo che la crescita, o la decrescita, sono cicli in larga parte comuni.