Esteri
L'INTERVISTA •
Macron non riesce a riprendere il controllo. Il rischio di “guerra civile” e le “reti straniere”
“Macron sembra non avere la minima consapevolezza della gravità della situazione. È convinto che si tratti ancora di manifestazioni violente estemporanee. Questa invece è una vera rivolta”, dice al Foglio Brice Couturier, saggista e fine conoscitore della politica d'oltralpe

(Foto La Presse)
Brice Couturier, domenica sera, era tra i 16,7 milioni di francesi che hanno seguito il discorso alla nazione del presidente Emmanuel Macron in attesa di una rassicurazione, di una decisione, di un’oncia di strategia per uscire dal caos in cui versa il paese da quando le proteste contro i tagli e il caro vita si sono radicalizzate. Ma ha visto soltanto un presidente frastornato, disarmato dinanzi ai disordini. “Ha dimostrato un’incapacità di anticipare gli eventi. Di questo passo, finirà molto male in Francia: siamo sull’orlo della guerra civile”, dice al Foglio Couturier, saggista e fine conoscitore della politica d’oltralpe. “Macron sembra non avere la minima consapevolezza della gravità della situazione. E’ convinto che si tratti ancora di manifestazioni violente estemporanee. Questa invece è una vera rivolta”, afferma Couturier.
Secondo alcune indiscrezioni, l’inquilino dell’Eliseo, domenica, aveva preso in considerazione l’ipotesi di dichiarare lo stato di emergenza durante il suo discorso alla nazione, prima di cambiare idea a metà pomeriggio per il timore di una tempesta sui mercati finanziari e un aumento dei tassi di interesse in Francia. L’intervento televisivo di Macron è durato otto minuti, ma non è stata annunciata alcuna misura concreta: il presidente francese si è limitato a esprimere la sua “rabbia” e la sua “vergogna” per la guerriglia urbana, le violenze, i saccheggi e le devastazioni diffuse.
Ieri mattina, al termine della riunione di crisi interministeriale organizzata d’urgenza in seguito al weekend nero – circa 2.400 fermi, 1.000 feriti tra poliziotti e gendarmi e 3.000 attività commerciali distrutte o saccheggiate, oltre a danni incalcolabili a monumenti pubblici, a partire dalla sede del comune di Limoges, incendiata da alcuni facinorosi – il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha accusato il “movimento dell’estrema sinistra” di voler “provocare un profondo disordine (…) nel paese fino alle elezioni presidenziali”. In Francia, ha proseguito Lecornu, “esiste un’intera nebulosa in grado di attivarsi, spingendosi persino a pregiudicare il calendario delle elezioni presidenziali e il loro stesso svolgimento”. Una preoccupazione condivisa da Couturier. “In queste condizioni, se il livello delle violenze urbane continuerà ad aumentare, queste elezioni non potranno svolgersi. Ed è proprio questo l’obiettivo dell’estrema sinistra. Poiché sanno di non poter vincere le elezioni e l’estrema destra rischia di prevalere, seminano il caos nelle strade e cercano di impedire il normale svolgimento della campagna elettorale e delle elezioni stesse”, dice il saggista.
Lecornu non ha escluso di dichiarare lo stato di emergenza “se necessario”. Per ora ha chiesto ai prefetti di “disporre una serie di coprifuoco” (attivi da ieri sera in varie città, tra cui Parigi, nei quartieri République e Les Halles), che saranno “parziali” e “localizzati” al fine di proteggere i negozi. I coprifuoco “sembrano più adeguati” per il momento, secondo Lecornu. “I francesi, guardando la televisione, pensano che ci sia il caos ovunque. Per fortuna non è così: abbiamo un caos (…) che è circoscritto ai centri urbani”, ha detto il capo dell’esecutivo. Ma secondo Couturier, il governo non ha ancora contezza della gravità della situazione. “Dopo aver depredato i negozi, i saccheggiatori provenienti dalle banlieue potrebbero prendere di mira gli appartamenti. Ho ricevuto testimonianze secondo cui nel quartiere del Marais, a Parigi, ci sono già state persone che hanno ricevuto ‘visite’. Sono entrati nei palazzi, hanno bussato alle porte”, racconta Couturier, indignato e allo stesso tempo preoccupato dall’incapacità dello stato di difendere i francesi.
“Abbiamo uno stato che non riesce più a garantire la sicurezza pubblica, che non è in grado di proteggerci da un’ondata di saccheggiatori e teppisti che stanno mettendo a soqquadro il paese e lo stanno rovinando”, dice Couturier. Nel 2017, aveva consacrato un libro, “Macron, un président philosophe”, alle grandi tappe della formazione intellettuale e filosofica dell’attuale presidente francese. E in questi anni ha cercato di difendere il suo operato dall’anti macronismo militante di una certa classe intellettuale, il suo tentativo di rivoluzione liberale ed europeista nel paese più colbertista d’Europa. Ma ora sembra non riconoscerlo più. “Domenica sera ha detto che c’è bisogno di una campagna elettorale serena. Ma bisogna dotarsi dei mezzi necessari per garantire questa serenità. Poteva dichiarare lo stato d’emergenza e invece di farlo se ne va in Kuwait a negoziare i prezzi del petrolio. Ha perso la bussola”, secondo Couturier.
Domenica sera, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez aveva presentato le dimissioni a Macron. Che le ha rifiutate, invocando “la necessità di garantire la continuità del comando delle forze dell’ordine nell’attuale contesto”, secondo quanto riferito dall’Eliseo in un comunicato. Couturier, oltre a puntare il dito contro i servizi di sicurezza francesi per aver sottovalutato la minaccia, nonostante i molteplici appelli alla rivolta su TikTok, è convinto infine che ci siano “reti algerine, iraniane e russe dietro i movimenti di destabilizzazione della Francia”.