Esteri
I BISCOTTINI RUSSI •
Steve Witkoff è l’americano preferito di Putin: s’accontenta di nulla e gli rende la guerra più facile
“Lei parla così tanto del mio presidente, il presidente Trump – ha detto Witkoff rivolgendosi a Putin, in favor di telecamera –, come di una persona dal grande spirito umanitario. Anche lei ha un grande spirito umanitario, e lo apprezzo, la elogio e la ringrazio ancora”. Il presidente russo gongolava, forse stenta a crederlo persino lui che gli americani siano diventati tanto docili
21 OTT 26

(Foto La Presse)
Stephen Hubbard “è all’aeroporto di Pulkovo”, ha detto Vladimir Putin al suo inviato americano preferito, quel Steve Witkoff che si presenta solerte e di frequente in Russia senza traduttori, senza la Cia, senza una qualsivoglia preparazione diplomatica. All’incontro a San Pietroburgo, il presidente russo ha subito dato il biscottino a Witkoff, il suo successo di questo giro, consegnandogli Hubbard, che oggi ha 74 anni, che è stato tenuto prigioniero per quattro: era stato catturato in Ucraina, poche settimane dopo l’invasione russa del 2022, con l’accusa di essere un mercenario ucraino. Hubbard era l’unico americano in Russia considerato dal dipartimento di stato “detenuto ingiustamente”. A Putin non costava nulla liberarlo, ma ci ha guadagnato lì per lì uno degli scambi di complimenti più osceni di questi giorni disgraziati.
“Lei parla così tanto del mio presidente, il presidente Trump – ha detto Witkoff rivolgendosi a Putin, in favor di telecamera – come di una persona dal grande spirito umanitario. Anche lei ha un grande spirito umanitario, e lo apprezzo, la elogio e la ringrazio ancora”. Il presidente russo gongolava, forse stenta a crederlo persino lui che gli americani siano diventati tanto docili – il giorno precedente, lo stesso Donald Trump aveva detto che la Russia si comporta “in modo corretto” nei confronti dell’Ucraina, al contrario di Volodymyr Zelensky naturalmente, e intanto le bombe di Putin ammazzavano civili nelle città ucraine.
Per Putin è diventato tutto facile, persino la restrizione delle informazioni satellitari di Starlink e Starshield sul fronte ucraino – uno degli orrori più mortali che l’alleato (ex) americano ha inferto alle forze di Kyiv – è diventata una saga interna ai trumpiani, con il Wall Street Journal che ha fonti che dicono che è stato Elon Musk a decidere, Musk che dice che non è lui che controlla Starshield, è il Pentagono, e il segretario di stato americano, Marco Rubio, che dice che Trump non c’entra niente con queste decisioni, si tratta di un’azienda privata (il giorno prima aveva detto che nessuno ha deciso, “è successo”), e Zelensky che, ancora ieri, si è sottoposto a un’intervista di Fox News e ha detto che Starlink e Starshield sono ancora a regime ridotto, ma che ha parlato con Rubio e il suo team sta risolvendo la questione (il sistema di allerta per i missili balistici russi ha ripreso a funzionare).
Per Putin è diventato tutto facile, e così di fronte a Witkoff ha riferito che nella conversazione telefonica con Trump, il 9 ottobre, il presidente americano gli ha detto che vuole che la guerra finisca soprattutto per i soldati che muoiono a bizzeffe ma anche per “le sofferenze dei civili”, che per Putin sono naturalmente le vittime degli attacchi ucraini alle raffinerie russe, non lo sterminio che lui sta compiendo in Ucraina. E correndo veloce lungo questa autostrada di impunità che gli americani gli hanno spalancato davanti, Putin ha potuto ribadire la bugia secondo cui l’iniziativa militare sul fronte è tutta dalla parte russa e poi ha fatto dire al suo fedele consigliere Yuri Ushakov, che è quello che più si diletta con Witkoff, che “in linea di principio” è d’accordo a riesumare i colloqui tecnici a tre (russi, ucraini e americani) dopo il 10 novembre, come proposto da Zelensky. Ma stando al resoconto di Barak Ravid su Axios, Putin vuole continuare a discutere dell’altro trilaterale, ben più fascinoso per lui, con Trump e con il presidente cinese Xi Jinping. Il presidente russo ha offerto un altro biscottino, ben più rilevante per l’Amministrazione Trump, dicendosi disponibile, sulla scorta della “relazione speciale di fiducia” che intercorre tra la Russia e la Repubblica islamica d’Iran, ad aiutare l’America a risolvere la crisi con Teheran.
Trump ha deciso di abbandonare l’Ucraina a Putin sperando così di poter contare sull’aiuto russo con l’Iran: per questo ha fatto l’accordo sul diesel con Putin, ha tolto alcune sanzioni a Putin, ha ostacolato la difesa ucraina da Putin, ha detto che quel che fa Putin in Ucraina va bene. Il giornalista di Fox News ha chiesto a Zelensky se è disposto a congelare il conflitto sulla linea del fronte attuale, il presidente ucraino gli ha confermato per la centesima volta che è d’accordo (è una proposta ucraina); il giornalista gli ha chiesto se è disposto a fermare gli attacchi alle raffinerie russe, il presidente ucraino ha confermato per la centesima volta che è disposto, a patto che anche Putin li fermi.
E’ tutto come è sempre stato, l’Ucraina dice di sì, la Russia dice di no (o non dice niente), solo che ora Trump ha reso più facile per Putin portare a spasso il suo inviato preferito, farsi finto mediatore in guerre in cui sostiene il nemico dell’America, e ammazzare gli ucraini.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
