Il trilaterale con Putin e Xi, le sanzioni tolte, l’ira contro Zelensky. Trump fa pagare i suoi errori a Kyiv

Un eventuale incontro di Trump con Xi e Putin sancirebbe obiettivi diplomatici e politici di America, Russia e Cina a discapito dell’Ucraina e dell’Europa. Il prezzo di questa convergenza è chiaramente oggi tutto sul conto ucraino, che subisce attacchi massicci quotidiani da parte dei russi  

20 OTT 26
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(Foto Getty)

La telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin del 9 ottobre ha cambiato tutto per l’Ucraina: da quel momento, il presidente americano ha deciso di togliere le sanzioni sul diesel russo, ha messo in pratica la minaccia più pericolosa all’Ucraina, quella della riduzione della condivisione di intelligence sugli attacchi missilistici russi contro le città ucraine e sul fronte, ha alleggerito la Russia di ulteriori sanzioni e sta prendendo in considerazione – come ha rivelato ieri il Wall Street Journal – di fare un incontro con il presidente russo e con quello cinese, Xi Jinping, il trilaterale anti ucraino e anti Europa. 
Al momento, secondo le fonti del quotidiano americano e le dichiarazioni del segretario di stato Marco Rubio e del Cremlino, si sta ancora discutendo della fattibilità dell’incontro, che potrebbe tenersi in occasione del summit sulla cooperazione economica dell’area Asia-Pacifico in programma a Shenzhen il 18 e il 19 novembre. Non è la prima volta che circola questa idea, ricorda il Wall Street Journal, ma ora la proposta russa “arriva in una fase in cui le sorti di Mosca nei suoi rapporti con Washington si sono invertite”, cioè sono favorevoli a Putin e ostili a Kyiv, mentre “un possibile dialogo a tre sul suolo cinese segnerebbe un passo importante per Xi nel suo tentativo di rafforzare il ruolo della Cina come mediatore diplomatico, secondo gli analisti che studiano la Cina”.
E’ un trilaterale insomma che sancirebbe obiettivi diplomatici e politici di America, Russia e Cina a discapito dell’Ucraina e dell’Europa e il prezzo di questa convergenza è chiaramente oggi tutto sul conto ucraino, che subisce attacchi massicci quotidiani da parte dei russi, che ha dovuto rivedere le sue operazioni sul fronte a causa delle informazioni fornite a singhiozzo dai satelliti di Starlink, e che misura il voltafaccia americano in numeri di morti e di attività di difesa abortite. Trump considera gli attacchi ucraini alle raffinerie russe un atto irresponsabile, la dimostrazione che Volodymyr Zelensky “non vuole mettere fine a questa guerra e forse non lo ha mai voluto”, ma sono nati come un’ulteriore arma di difesa ucraina, le cosiddette “sanzioni a lungo raggio”, diventate necessarie visto che le sanzioni occidentali sono andate a rilento e i proventi dalla vendita di risorse energetiche hanno continuato ad alimentare la spietata macchina da guerra di Putin. Trump ignora l’assedio missilistico russo sulle città ucraine e sostiene di aver ridotto le sanzioni a Mosca perché questo è l’unico modo per tenere aperto il dialogo con il presidente russo e mettere fine alla guerra, ma in realtà questo è il modo per lasciar ulteriormente sfogare la furia guerresca della Russia che ha come obiettivo lo sterminio degli ucraini.
Mentre il dibattito occidentale si riversa su Zelensky, sulla sua denuncia dell’“errore” americano, troppo provocatorio per alcuni, sulla sua legittimità come presidente, grande classico dell’asse putinian-trumpiano, nelle parole che il presidente americano si è messo a utilizzare contro l’Ucraina c’è la spiegazione del suo voltafaccia e delle sue menzogne. Trump vuole che il prezzo del diesel scenda perché il suo valore alto sta compromettendo la campagna elettorale del Partito repubblicano alle elezioni di metà mandato: la popolarità di Trump è molto bassa anche nelle circoscrizioni a maggioranza conservatrice, sempre più candidati non vanno più elemosinando il suo “tocco magico” e faticano a spiegare la politica dei dazi e la malagestione della guerra contro l’Iran. Trump vuole al contrario far passare il messaggio che sono gli ucraini con la loro guerra la causa delle “grandi sofferenze” di molti americani.
Nel suo post su Truth di domenica, uno tra i più espliciti e terribili, Trump dice che gli agricoltori e gli imprenditori sono in difficoltà a causa degli attacchi ucraini alle raffinerie russe, mentre Mosca sta mandando in giro, a prezzi accessibili, il suo carburante per dare sollievo. Aggiunge che sono già stati spesi molti, troppi soldi (dall’Amministrazione dei democratici) per l’Ucraina, che è come dire: io vi farò risparmiare questi soldi, che in ogni caso Zelensky spende male. Terzo punto: Trump dice che deve tenere aperto il dialogo con Putin perché “la Russia sta facendo molto poco, se non nulla, per aiutare la Repubblica islamica d’Iran paragonato a quello che potrebbe fare, e voglio che le cose restino così”. Il presidente americano non soltanto fa finta che non esistano i tanti report della sua stessa intelligence sull’aiuto fattivo di Mosca a Teheran per colpire obiettivi americani, ma cancella anche l’aiuto che gli ucraini hanno offerto agli alleati del Golfo per contrastare i droni iraniani che loro conoscono purtroppo molto bene.
C’è chi spera che dopo il voto di metà mandato questo capovolgimento menzognero si riassesterà in modo meno ostile per l’Ucraina, ma tra i trumpiani sono quasi scomparse le voci dissonanti, anche di fronte a un trilaterale sciagurato che esclude ucraini ed europei e include tutti i nemici dell’America.