Esteri
I silenzi americani •
I trumpiani s’infischiano della guerra ombra putiniana in Europa
L’Ucraina, il Mar Nero e l’Europa sott’attacco, e il presidente americano ignora
16 OTT 26

Foto ANSA
Ieri Nicusor Dan, presidente della Romania, ha incontrato il primo ministro bulgaro, Rumen Radev, e il segretario della Nato, Mark Rutte, per discutere della “situazione seria” che si è venuta a creare nel Mar Nero, dove continuano gli attacchi russi contro le navi commerciali che attraversano le aree economiche di competenza dei paesi della Nato che si affacciano sul mare. I vertici dell’Alleanza atlantica hanno convocato un incontro dedicato soltanto al Mar Nero, dopo settimane di attacchi, di operazioni di salvataggio, di navi in fiamme e di morti: gli alleati europei sono in allerta, ormai ogni giorno e ogni notte sciami di droni colpiscono le navi in transito, ieri è toccato a un cargo battente bandiera di San Marino che transitava nelle acque territoriali della Romania – sette membri dell’equipaggio sono ancora dispersi. Dagli Stati Uniti, principale alleato della Nato, non sono arrivati commenti né aiuti, come se il Mar Nero non fosse un fronte dell’Alleanza, come se non avessero ricevuto le immagini satellitari che mostrano un allargamento della base militare di Millerovo, da cui si pensa che partano i droni che terrorizzano le navi commerciali, come se la difesa qui fosse un affare locale e non dell’intera alleanza. L’Amministrazione Trump sminuisce o ignora la cosiddetta guerra ibrida russa – alcuni iniziano a chiamarla “guerra ombra” – contro l’Europa: preferisce che passino dal Mar Nero impunite le navi russe.
Ed è proprio questo il paradosso che si è venuto a creare: nelle acque di pertinenza della Nato le navi che riforniscono i paesi della Nato non riescono a navigare – i costi di assicurazione sono diventati enormi – mentre i commerci di Putin procedono senza intoppi.
Se quando c’è da condannare la Russia l’America trumpiana sta in silenzio, diventa al contrario molto perentoria quando c’è da imporre accordi più o meno immaginati all’Ucraina e all’Europa. Ieri il Financial Times ha scritto che gli americani hanno detto agli europei di scongelare parte degli asset russi presenti negli istituti finanziari europei e di farli confluire in un fondo gestito da Washington, che li userà per far ripartire il negoziato sulla guerra contro l’Ucraina. Alla luce degli ultimi accordi stipulati da Donald Trump con il Cremlino, è plausibile che questi fondi finiscano infine nelle casse russe. Gli europei hanno respinto uniti l’idea, dicendo che sono asset nella disponibilità dei paesi europei la cui destinazione è, almeno nelle intenzioni, l’Ucraina; non hanno aggiunto altri commenti, sullo scongelamento di questi fondi immobilizzati si sono già consumate grandi energie diplomatiche tra gli alleati europei, inutilmente tra l’altro, visto che alla fine, a causa dei timori di una ritorsione finanziaria russa, gli asset non sono mai stati mossi. Ma almeno c’è stata una freddezza comune, cosa non scontata visto che nelle ultime ore gli europei si sono molto spaventati per la crisi tra l’America e l’Ucraina e, pur ricordando a Kyiv che gli ucraini non sono soli, hanno comunque chiesto a Volodymyr Zelensky di abbassare un po’ i toni delle sue accuse all’America.
Il presidente ucraino, nelle sue conversazioni con conduttori e giornali britannici (negli ultimi due giorni era in visita a Londra), ha denunciato il tradimento americano degli ultimi giorni, con l’accordo sul diesel con Mosca, con la pretesa di una tregua energetica che è stata esercitata soltanto sugli ucraini (che l’hanno rispettata, fino a ieri: i russi no) e con la sospensione della condivisione di intelligence con gli ucraini. Zelensky ha detto giustamente che il voltafaccia trumpiano si misura in morti ucraini e distruzione, e che è un errore: non hai più molto da perdere quando sei stato abbandonato dal tuo principale alleato, che non soltanto non fornisce più finanziamenti e armi, ma che ora impedisce all’Ucraina di difendersi.
Gli europei però chiedono cautela a Zelensky, dicono che l’ira trumpiana deve essere in qualche modo contenuta e che con le sue dichiarazioni, invece, il presidente ucraino la alimenta. E’ un circolo vizioso di impunità e abbandoni, in cui l’Amministrazione sguazza, senza sentire nemmeno l’esigenza di dover spiegare le proprie decisioni. Ieri i servizi al fronte di Starlink e Starshield (il pacchetto militare dei servizi offerti da SpaceX, azienda di Elon Musk, al Pentagono, che l’ha messo a disposizione dell’Ucraina), che avevano subìto restrizioni per oltre 24 ore, sono stati riabilitati. Nessuno ha dato spiegazioni del perché dell’interruzione, né il Pentagono né SpaceX. Elon Musk ha soltanto scritto su X che Starshield è gestito dal ministero della Difesa americano, non è affare suo, e che comunque Zelensky se ne deve andare. Anche Trump ha detto che “il dittatore” ucraino ha già preso fin troppi aiuti e che è ora che si tolga di mezzo.
In questo momento l’America deformata dalla guida di Trump tace sui continui attacchi putiniani nel Mar Nero, tace sulla guerra ombra che Putin continua a portare avanti in Europa, con sabotaggi, tentati attentati, sconfinamenti e disinformazione, tace sulla decisione brutale di lasciare l’Ucraina esposta ai missili e ai droni russi (il sistema di allarme preventivo gestito dagli americani non è stato attivato per due bombardamenti di fila) e cieca sul fronte quando pure è in una fase offensiva di riconquista di territorio occupato dai russi. E’ così che i silenzi americani sono diventati l’ultimo sfregio all’alleanza occidentale.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
