Esteri
L'analisi •
Gli ordini della Casa Bianca contro Kyiv
Le falsità e i rancori di Trump e l’abbandono dell’alleato sotto le bombe. La catena di comando di Washington è caotica ma sempre ostile all'Ucraina
17 OTT 26

Foto ANSA
Ieri la Reuters ha pubblicato uno scoop in cui dice che l’ordine di rallentare il flusso di comunicazioni e informazioni fornito da Starshield sul fronte ucraino è arrivato dalla Casa Bianca. La notizia viene da due funzionari americani e da alcuni funzionari europei (che hanno parlato in forma anonima) che hanno detto che l’ordine è arrivato al Pentagono, che ha eseguito, visto che Starshield è “il pacchetto militare” di Starlink, azienda di proprietà di Elon Musk, gestito dal ministero della Difesa americano. La Casa Bianca ha smentito – una fonte ufficiale ha detto a Reuters: “Questo tipo di richiesta non è mai stata fatta dal presidente” Donald Trump; il Pentagono non ha rilasciato dichiarazioni, l’unico commento è arrivato da Musk, che aveva detto mercoledì che non è lui a gestire Starshield, il progetto di SpaceX che utilizza la costellazione dei satelliti di Starlink e fornisce intelligence a governi e ai clienti che si occupano di sicurezza, in particolare appunto il Pentagono.
Di fatto in questo momento sappiamo che la condivisione dell’intelligence con gli ucraini da parte degli Stati Uniti – una condivisione vitale: gli americani sono praticamente gli unici a fornire l’allerta precoce degli attacchi missilistici russi contro le città ucraine e con Starshield consentono alle unità di droni ucraine di operare dal fronte – è stata rallentata dall’Amministrazione Trump, ma la responsabilità precisa della decisione non è determinata.
Questo episodio assomiglia molto a quello che si è verificato all’inizio dell’estate dello scorso anno, quando furono sospese le forniture americane di armi all’Ucraina. Anche in quell’occasione il presidente Trump disse di non essere a conoscenza della sospensione – e sì che furono fermate anche le armi che già erano arrivate in Germania e in Polonia e che erano pronte per la consegna (non era ancora stato introdotto il sistema Purl, che dall’autunno dello scorso anno prevede che gli europei comprino le armi dagli Stati Uniti e poi le consegnino a Kyiv). Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, chiamò il presidente americano per chiedergli spiegazioni e per ripristinare le consegne, ma anche a lui Trump disse che non sapeva chi avesse preso la decisione. Le ricostruzioni che sono state fatte in seguito non sono ancora del tutto complete, ma in sostanza la decisione è stata presa unilateralmente dal Pentagono, in particolare dal sottosegretario Elbridge Colby, che aveva fatto una revisione degli arsenali americani e, trovandoli sguarniti, aveva fatto la richiesta di sospendere le forniture agli ucraini (Colby in questi mesi sta facendo anche la revisione dell’impegno americano in Europa, il report dovrebbe arrivare entro l’anno: quando escono articoli e analisi che prevedono un ritiro parziale di truppe e investimenti dai nostri paesi è a questo processo che si fa riferimento). Come sia stato possibile che il Pentagono prendesse una decisione tanto rilevante – come tutto quel che riguarda l’Ucraina, ogni sospensione, ritardo, ripensamento si misura in morti ammazzati dai russi – senza consultarsi con la Casa Bianca ancora non si sa, ma è chiaro che la catena di comando dentro questa Amministrazione è in balìa di capricci, ideologie e falsità che circolano a tutti i livelli del governo.
L’ultima prova è arrivata nelle scorse ore, con l’intervista che lo stesso Trump ha dato all’emittente conservatrice Newsmax. Il presidente ha definito “una disgrazia” gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, prendendosela con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, di cui non è “un grande fan” (dice che si trova meglio a trattare con Vladimir Putin: ce n’eravamo accorti), e ha dato la colpa di questa guerra ai governi democratici precedenti, quello di Barack Obama che “ha fatto sì” che gli ucraini “cedessero la Crimea” (Trump descrive la penisola circondata “da quattro lati dall’oceano”: chissà dove pensa che sia) e quello di Joe Biden che ha inviato i missili Tomahawk a bizzeffe e ora non ce ne sono più – come è noto, questi missili non sono purtroppo mai stati consegnati, e se sono finiti è perché sono stati utilizzati in modo poco efficiente contro l’Iran. Trump non dà nessun credito alla straordinaria resistenza ucraina, anzi dice che i russi hanno sbagliato delle manovre nel 2022 e così sono rimasti impantanati nel fango e non hanno conquistato l’Ucraina.
Queste false convinzioni hanno determinato l’abbandono da parte dell’Amministrazione Trump dell’alleato ucraino, che non può smettere di difendersi, e quindi va avanti, senza disperarsi, senza fingere di poter contare su un’America che non c’è più.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

