Secondo il Wsj è stato Musk a staccare la spina ai droni ucraini

Sarebbe stato il fondatore di SpaceX a imporre un limite di velocità ai terminali Starlink usati da Kyiv, compromettendo la difesa contro i droni russi. Intanto Washington ha ripristinato gli avvisi sui missili balistici. E Witkoff è da Putin per discutere il piano di pace (e un accordo per liberare alcuni americani)

21 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:55
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Soldato ucraino con un drone nella regione di Donetsk (Dmytro Smolienko/ Ukrinform/Future Publishing via Getty Images)

Una settimana fa i droni ucraini hanno cominciato a perdere il segnale. Molti di loro restano collegati ai piloti che li guidano a distanza attraverso Starlink, la rete satellitare di SpaceX, e dal 14 ottobre la connessione salta appena superano i 160 chilometri orari. Un problema, se devi inseguire uno Shahed russo che ne fa 180, e un disastro contro le versioni a reazione, che volano a 300 e oltre. Ora il Wall Street Journal dice chi ha tirato il freno: Elon Musk. Secondo il quotidiano, che cita funzionari americani e persone a conoscenza del dossier, è stato il fondatore di SpaceX a ordinare il tetto di velocità imposto ai terminali usati dalle forze di Kyiv. Gli effetti si sono visti subito al fronte: attacchi con i droni interrotti, difesa aerea in affanno, reparti costretti a cercare il guasto e a ripiegare sulle comunicazioni di riserva. Serhii Beskrestnov, il consulente che segue le comunicazioni militari ucraine, aveva spiegato che il limite a 160 chilometri orari lasciava l’Ucraina senza difese contro i droni d’attacco a reazione che i russi usano sempre più spesso.
Fin qui nessuno si era preso la responsabilità. Venerdì Trump aveva detto di non credere che lui o Musk c’entrassero qualcosa, mentre lunedì sosteneva di non sapere chi fosse stato, “ma mi piacerebbe scoprirlo”. Musk aveva scritto su X che la decisione non era di SpaceX, e che i limiti di velocità li decidono i militari o il presidente. Il Journal racconta un’altra storia. Alcuni funzionari sostengono che Musk abbia agito senza un ordine di Trump. Secondo una fonte i due ne avevano discusso, con altri funzionari della Casa Bianca, mentre secondo altre due fonti del quotidiano americano si sono sentiti al telefono subito dopo che la notizia era diventata pubblica, mentre il presidente era in giro per comizi. Le proteste di Zelensky hanno spinto la Casa Bianca ad avviare un’indagine informale. Stamattina da Mumbai il segretario di stato Marco Rubio ha detto che l’accesso dell’Ucraina a Starlink è una decisione di SpaceX e di Musk, non della Casa Bianca: una frase che suona come una conferma. Ieri il capo del Pentagono, Pete Hegseth, aveva negato che Washington avesse tagliato il servizio a Kyiv, lasciando intendere che il problema stesse nei termini d’uso che gli ucraini dovevano rispettare.
La ricostruzione del Wsj non scioglie tutti i nodi. La scorsa settimana la Reuters aveva scritto che l’ordine di restringere il servizio era arrivato al Pentagono dalla Casa Bianca, e il Telegraph aveva raccontato di un Musk che proponeva il limite e di un Trump che lo approvava. Resta poi la confusione fra Starlink, il servizio commerciale, e Starshield, la versione militare che SpaceX ha sviluppato per il dipartimento della Difesa: Rubio sostiene che Kyiv a Starshield non abbia accesso, Zelensky che il rallentamento abbia colpito entrambi. E alcuni analisti americani dubitano che i contratti con il Pentagono consentano a Musk di decidere da solo. Domenica, a “Meet the Press”, Zelensky ha detto di vederci “un messaggio del governo americano”, eseguito tecnicamente da SpaceX. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, ospite della stessa trasmissione, gli ha dato dell’irresponsabile.
Negli stessi giorni in cui Starlink rallentava, a Kyiv mancava anche un’altra cosa: gli avvisi americani sui lanci di missili balistici russi. Durante i colloqui di Miami del 9 ottobre l’Amministrazione aveva avvertito gli ucraini che la condivisione di intelligence poteva saltare se avessero continuato a colpire le raffinerie russe, che la Casa Bianca sostiene sia all'origine dell'aumento del prezzo del petrolio. Nel frattempo Trump annunciava un accordo sul diesel con Mosca e rinunciava alle sanzioni che sarebbero dovute scattare questa settimana. Per tre giorni, ha raccontato Zelensky, gli allarmi non sono arrivati, proprio mentre i russi colpivano centrali elettriche e città. Secondo il ministro degli Esteri francese, due terzi dell’intelligence che l’Ucraina riceve dagli alleati arriva dall’Europa. Ma l’allerta sui missili balistici, ha spiegato Zelensky, può darla solo Washington. Domenica il presidente ucraino ha detto che il canale era stato “sbloccato” e ieri, dopo l’incontro a Oslo con l’inviato di Trump Steve Witkoff, ha confermato che il flusso è ripreso. Rubio, nei giorni scorsi, aveva negato che ci fosse mai stata una pausa.
A Oslo si è parlato di Starlink, di intercettori e di intelligence, ma soprattutto del piano di pace: garanzie di sicurezza per l’Ucraina, ricostruzione, un nuovo assetto della sicurezza europea. Al tavolo c’erano i premier di Norvegia e Finlandia e rappresentanti di Ue e Nato. Jared Kushner, malato, era collegato a distanza. Rubio ha definito i colloqui “positivi”. Stamattina Witkoff è atterrato a San Pietroburgo, accolto all’aeroporto di Pulkovo da Kirill Dmitriev, l’inviato di Putin per gli affari economici. Secondo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, incontrerà il presidente russo al palazzo di Costantino per illustrargli le proposte americane ed europee discusse con Kyiv. Sul tavolo, secondo la stampa americana, ci sarebbe anche un accordo per liberare alcuni cittadini americani detenuti in Russia, forse fra loro Stephen Hubbard, insegnante in pensione di 72 anni catturato a Izyum nel 2022. Ieri Trump ha ripetuto che vuole vedere Kyiv firmare un accordo con Mosca.