“L’intesa sul diesel tra Putin e Trump serve solo a Mosca”. Parla Nicolazzi

"Il presidente americano sta dicendo ai suoi elettori: ‘Se ci leviamo Zelensky di mezzo il prezzo del gasolio scende’. Ma per diminuire i costi servirebbe aumentare significativamente l’offerta". Intervista
13 OTT 26
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Foto ANSA

“L’accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin sul gasolio è inutile”, dice al Foglio Massimo Nicolazzi, presidente dell’Isab (che gestisce una delle più grandi raffinerie italiane) ed esperto di geopolitica energetica per l’Ispi, commentando l’accordo che Washington ha stretto con Mosca per riuscire, o dare l’impressione di starci provando, ad abbassare i prezzi del gasolio. Trump ha accolto l’accordo con entusiasmo e numeri precisi: la Russia fornirebbe immediatamente circa 300 mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale prima delle elezioni di mid-term di novembre, a cui seguirebbero altre consegne. Tradotte in barili, le quantità equivalgono a poco più di 2 milioni subito, e poi oltre 30 milioni. “Come ha scritto Giuliano Ferrara, Trump ha ottenuto un pieno di lenticchie, e infatti qui non c’è spazio nemmeno per l’agnello”, ironizza Nicolazzi, che minimizza l’impatto concreto dell’accordo sulle tasche dei consumatori americani ed europei.
Neppure la mossa del Canada potrà incidere più di tanto: il primo ministro Mark Carney ha condannato l’intesa di Trump e Putin e assicurato che “continuerà a massimizzare le proprie esportazioni di petrolio e gasolio verso gli Stati Uniti, che ammontano a ben oltre un milione di barili di gasolio al giorno”. Per Nicolazzi “è come se avesse detto che nonostante gli Stati Uniti abbiano fatto un brutto scherzetto, lui continuerà a vendere, business as usual”. Un messaggio agli Stati Uniti, ma pure all’Europa. E di “scherzetto” pare trattarsi, dato che i barili oggetto dell’accordo tra Russia e Stati Uniti corrispondono a circa 16 ore di consumo statunitense, 10 ore di produzione statunitense e 14 giorni di importazioni canadesi, ha calcolato The Atlantic. Poca roba per influire davvero sui prezzi del gasolio sui mercati internazionali, nota Nicolazzi. “Dopo la notizia il prezzo negli Stati Uniti è sceso di 4 punti percentuali. Oggi è sceso dello 0,0026. Dunque c’è stata una lieve diminuzione del prezzo, che però sembra essersi fermata subito”. Tant’è che “il prezzo di oggi è comunque più alto di tutta la serie di prezzi di giugno, luglio e agosto”. Neanche il graduale rilascio delle scorte annunciato dal G7 è riuscito a rallentare i prezzi dell’energia, nonostante i volumi decisamente più alti rispetto a quanto deciso da Trump e Putin: parliamo infatti di un rilascio coordinato di 100 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati nell’arco di quattro mesi attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia, con una quota significativa di diesel da rendere disponibile nei primi venti giorni.
“L’unico modo per abbassare i prezzi è aumentare significativamente l’offerta di diesel – osserva Nicolazzi –. E non c’è nessun raffinatore che non sia stimolato a produrre al massimo. Il problema però è che la capacità di raffinazione distrutta non è rimpiazzabile nel breve periodo, e ciò vale sia per la guerra tra Russia e Ucraina sia per quella del Golfo, in cui da una visuale aerea praticamente nessuna raffineria è uscita indenne dagli attacchi”. E qui si giunge a un altro punto critico dell’accordo, fumoso e impreciso, tra Washington e Mosca. “Secondo le fonti di cui disponiamo, una parte iniziale dell’accordo, magari con un po’ di fiatone, i russi riuscirebbero a mantenerla. Ma per adempiere a tutti gli impegni serve che le raffinerie siano riparate in breve tempo e siano gestite in modo più efficiente di prima, oppure che scelgano di tagliare i consumi interni”. Inoltre, esportare diesel agli Stati Uniti, secondo l’esperto, “è come portare i vasi a Samo”. L’export netto di gasolio degli Stati Uniti nel 2025 è stato di 53,4 milioni di tonnellate. “Io ho la certezza che quel diesel russo non gli serva”. L’impatto di questo accordo, dunque, non ci sarebbe dal punto di vista economico, ma più che altro da quello politico. “Trump sta dicendo ai suoi elettori: ‘Se ci leviamo Zelensky di mezzo il prezzo del gasolio scende’. Il che coincide con la volontà di Putin”.