Esteri
Sabotaggio americano •
Il Pentagono dai mille errori e il sabotaggio degli alleati dell’America
Quando c’entra Hegseth, per Kyiv è un guaio. La sospensione delle armi già pagate dagli europei
21 OTT 26

Ogni volta che una decisione importante arriva sulla scrivania di Pete Hegseth, iniziano i guai: per molti, in particolare per gli alleati degli Stati Uniti e per l’Ucraina. Il capo del Pentagono ha priorità che poco hanno a che fare con la sicurezza occidentale e pur privilegiando discorsi roboanti su mascolinità e libertà d’espressione, t-shirt attillate e flessioni in pubblico, la sua incompetenza è rilevabile nel fatto che il ministero della Difesa di una superpotenza ha esaurito i propri arsenali in cinque mesi di guerra. Poiché Hegseth, come tutta l’Amministrazione Trump, non è in grado di ammettere i propri errori, serve un capro espiatorio, ed è stato trovato, fin dall’inizio, a diversi livelli di intensità, nell’Ucraina.
L’ultimo atto di un’operazione di sabotaggio costante contro l’alleato ucraino è quello confermato dal presidente Volodymyr Zelensky ieri dopo varie indiscrezioni, e cioè il blocco della fornitura di armi a Kyiv, in particolare degli indispensabili intercettori Patriot, che pure sono stati acquistati dagli alleati europei attraverso il meccanismo Purl. Questo meccanismo, introdotto un anno fa, ha messo fine alla solidarietà gratuita degli Stati Uniti a un alleato aggredito e ha spostato l’onere di questo sostegno sui partner europei dell’Ucraina, che hanno iniziato ad acquistare armi americane per poi inviarle a Kyiv. Per questo il termine “sabotaggio”, che circola sempre di più nelle descrizioni dell’approccio americano alla difesa dell’Ucraina (prima c’era stato solo, si fa per dire, un disimpegno), è quello corretto: queste armi che oggi il Pentagono non vuole dare a Kyiv, lamentandosi del fatto che servono per contrastare gli attacchi iraniani nel Golfo, sono già state acquistate e quindi pagate dagli europei, cioè Washington non sta mantenendo fede a un accordo che pure l’avvantaggiava.
L’atto precedente, che risale a qualche giorno fa perché la situazione è precipitata in modo rapidissimo riguarda la restrizione dei flussi di informazione di Starshield, il cosiddetto “pacchetto militare” della costellazione satellitare di Starlink che fornisce intelligence indispensabile ai soldati ucraini al fronte. Non è ancora stato chiarito che cosa sia successo realmente: Elon Musk, proprietario di Starlink, ha detto che la responsabilità della restrizione del servizio non è sua, perché Starshield è gestito dal Pentagono; due fonti anonime hanno riferito alla Reuters che la decisione è stata presa alla Casa Bianca; il Telegraph britannico ha detto che è stato Musk a dare l’idea di ridimensionare l’utilizzo delle informazioni satellitari a Donald Trump in modo da costringere Zelensky a non condurre attacchi contro le raffinerie russe; il segretario di stato Marco Rubio ha detto: “Penso che Zelensky non sappia di cosa parla” quando dice che le restrizioni a Starlink sono state deliberate, “nessuno ha ordinato che la velocità di Starlink fosse ridotta, è successo”. Hegseth non ha nemmeno fornito spiegazioni, così come non le aveva fornite quando, di punto in bianco, all’inizio dell’estate del 2025, le forniture americane all’Ucraina sono state bloccate per dieci giorni, senza avvisi, ma naturalmente con enormi conseguenze, proprio come Starlink a singhiozzo e i Patriot negati (ma fino a un mese fa, Trump voleva dare le licenze agli ucraini per produrseli da soli): i morti in Ucraina aumentano e con loro la violenza terroristica russa, insaziabile.
Se il disimpegno militare e finanziario è stato compensato dagli alleati europei, il sabotaggio americano risulta più complicato da gestire, perché si intreccia con l’aumentata pericolosità delle operazioni sul campo dei soldati ucraini, con la sospensione degli allarmi preventivi degli attacchi missilistici russi sulle città, con la volontà di utilizzare il dialogo con la Russia per aggiustare gli errori commessi in Iran. Per questo l’Amministrazione Trump minimizza la violenza russa contro gli ucraini, tratta l’aggressione russa come se fosse una questione territoriale e ignora la guerra ombra che Vladimir Putin porta avanti anche in Europa. Il presidente ha detto in un comizio elettorale: “Se gli europei non trovano la loro strada, non avremo alternative e dovremo abbandonarli”. Non deve sfuggire infatti che l’abbandono ucraino va di pari passo con quello europeo: gli alleati dell’America sono oggi tutti sacrificabili.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
