Esteri
CARO AFFITTI •
Da Madrid a Dublino, in Europa si moltiplicano le proteste per la casa
Il voto spagnolo, la vittoria di Die Linke a Berlino e le nuove mobilitazioni nelle città europee. Affitti, sfratti e case popolari mettono alla prova governi e opposizioni. Una mappa delle manifestazioni e delle ragioni della protesta

Pedro Sánchez ha sciolto le Cortes, ma le proteste non si fermano. Ieri sera, a Barcellona, una manifestazione per il diritto alla casa è finita con tredici arresti e trenta agenti feriti. Le richieste del corteo – misure contro il caro-affitti e maggiori tutele per gli inquilini – sono le stesse avanzate in altre città spagnole ed europee.
Le elezioni del prossimo 29 novembre d’altronde si giocheranno anche sul tema degli affitti. Dopo le manifestazioni e gli accampamenti nella Puerta del Sol, il governo spagnolo ha infatti rilanciato la stretta sugli sfratti e il limite agli investimenti immobiliari da parte dei grandi fondi. Da destra invece, Partito Popolare e Vox puntano soprattutto su nuove costruzioni e procedure urbanistiche più rapide.
La Spagna, però, non è l’unico paese a dover fare i conti con il problema della casa e con le spinte che provengono soprattutto dalla popolazione urbana.
A Berlino, il 5 settembre, migliaia di persone hanno manifestato contro gli affitti alti, chiedendo un tetto ai canoni, più case popolari e lo stop agli sfratti per esigenze personali del proprietario. Due settimane dopo Die Linke ha vinto le elezioni regionali con un programma che prevede anche l'esproprio di più di 200 mila appartamenti di grandi fondi immobiliari.
Il tema riguarda anche altre città tedesche, dove il costo della vita continua a crescere. Ieri il Mieterverein di Amburgo, la principale associazione degli inquilini della città, ha organizzato una manifestazione per chiedere affitti più bassi e più case disponibili per studenti e giovani lavoratori. Sabato è prevista un’altra manifestazione a Potsdam, dove gli organizzatori contestano, fra le altre cose, la diffusione di microappartamenti arredati, spesso destinati agli affitti brevi.
Un’altra polveriera potrebbe rivelarsi il Portogallo, dove sempre sabato sono in programma manifestazioni a Lisbona, Porto, Braga e Aveiro. Dietro c’è il movimento “Não Dá Mais P’ra Viver Assim”("Non possiamo più vivere così"), che riunisce associazioni per la casa e sindacati. Gli organizzatori chiedono interventi sugli affitti e sui mutui, oltre che sui prezzi dell’energia, dei generi alimentari e sui salari.
Qualche giorno fa una delegazione ha già protestato davanti alla sede del governo contro la richiesta dell’esecutivo di Luís Montenegro di ottenere una delega per modificare le norme sugli affitti. Il governo vorrebbe sostanzialmente rendere più rapidi gli sfratti in caso di morosità e cambiare le regole sui canoni fra un contratto e l’altro.
Ancora sabato, ad Amsterdam, è prevista una manifestazione in piazza Dam, promossa dal movimento Woonopstand. Gli organizzatori chiedono più case popolari, affitti più bassi, contratti stabili e un intervento contro la crescita dei senzatetto. Lo stesso movimento aveva già portato nel 2021 circa quindicimila persone a marciare dal Westerpark al centro della città.
In Francia poi, mentre i liceali protestano da giorni contro le condizioni delle scuole, le classi sovraffollate e la carenza di insegnanti, il governo deve affrontare anche il nodo degli affitti. Nei giorni scorsi, a Lione, associazioni di inquilini e altri gruppi hanno organizzato un presidio per difendere l’encadrement des loyers, il sistema che impedisce ai proprietari di superare un canone di riferimento. La misura è applicata in 71 città, ma la sperimentazione scade a novembre. Il 21 ottobre il Senato discuterà se prorogarla e se estenderla ad altri comuni. Associazioni e sindaci chiedono di mantenerla mentre i proprietari sostengono che rischia di ridurre l’offerta di case in affitto.
C’è infine l’Irlanda dove poche settimane fa, a Dublino, i sindacati Siptu, Fórsa e Unite hanno manifestato insieme a Sinn Féin e altre sigle di sinistra. Il corteo è partito dal Garden of Remembrance ed è arrivato davanti al Parlamento, chiedendo interventi sul costo della vita prima della legge di bilancio. Fra le rivendicazioni c’erano aiuti per le bollette, i salari e gli affitti che impediscono a molti lavoratori e giovani di lasciare la casa dei genitori, trovare un’abitazione o costruire una famiglia.
La manifestazione è arrivava dopo mesi di proteste più circoscritte. A marzo alcune centinaia di inquilini delle case popolari comunali avevano contestato gli aumenti proposti dal Comune di Dublino, che per alcuni nuclei potevano arrivare al 50 per cento. A fine settembre la commissione casa del consiglio comunale ha approvato una mozione per chiederne il ritiro. È una vertenza locale, ma in un paese dove più di 17 mila persone vivono in sistemazioni per senzatetto basta a spiegare perché la casa sia diventata un tema politico nazionale.