Esteri
Il punto •
Benzina sul preside, incendi, proteste. I liceali in Francia assaltano le scuole
Dalla carenza di insegnanti ai tagli della manovra di Lecornu, la protesta partita da Créteil si è estesa a oltre 400 istituti, tra incendi, scontri con la polizia e aggressioni. Mélenchon cavalca la rabbia dei liceali, mentre il governo teme che la mobilitazione contagi anche le altre categorie. Il ruolo dei social

Alcuni studenti in rivolta a Lille, in Francia - foto LaPresse
Parigi. Carenza di insegnanti e personale, classi sovraffollate, edifici scolastici degradati e orari sempre più pesanti. Sono questi i principali motivi all'origine delle proteste degli studenti delle scuole superiori francesi, che da giorni moltiplicano le azioni contro il governo, accusato di non fare abbastanza e anzi di aggravare le loro condizioni con la nuova manovra finanziaria (presentata oggi dal primo ministro Sébastien Lecornu) che prevede 43 miliardi di tagli complessivi per riportare il deficit al 5 per cento del pil entro il 2027: tagli che colpiscono duramente il settore pubblico, scuola compresa.
Le prime proteste sono esplose poco dopo l'inizio dell'anno scolastico. In Bretagna, anzitutto, al liceo Théodore-Monod di Le Rheu, vicino a Rennes, dove gli studenti hanno denunciato "problemi di natura umana e materiale". Ma è a Créteil, periferia a sud-est di Parigi, che il movimento si è inasprito. All'indomani di uno sciopero degli insegnanti contro la mancanza di risorse e di personale, il 17 settembre gli studenti del liceo Saint-Exupéry hanno deciso di bloccare l'istituto, dicendosi trascurati dal ministero dell'Istruzione. "I professori ci hanno spiegato i motivi del loro malcontento e abbiamo deciso di unirci a loro", ha raccontato a France Info Cheick Sanogo, studente del primo anno di liceo. Da Créteil, epicentro della rivolta, il movimento si è propagato nell'Île-de-France, la regione parigina, e progressivamente in tutto il paese, coinvolgendo in totale oltre 400 istituti.
Ad accelerare la diffusione della protesta sono stati i social network, "La mobilitazione ha assunto proporzioni inaspettate", ha detto lo studente del Saint-Exupéry a France Info, grazie ai molti video che girano "su TikTok, Snapchat e Instagram e stanno ottenendo tantissime visualizzazioni". Negli ultimi giorni la situazione è degenerata, con incendi, aggressioni al personale scolastico e scontri con la polizia in tutto il paese. A Nantes, un incendio ha devastato l'ingresso e la facciata del liceo Nelson Mandela e a Lille sono stati dati alle fiamme numerosi cassonetti della spazzatura e biciclette elettriche nei pressi del liceo César Baggio. Ma l'episodio più grave è stato registrato al liceo Victor Hugo di Marsiglia, dove "il preside, il vicepreside, la segretaria generale e il caposquadra sono stati aggrediti e cosparsi di benzina", ha denunciato la regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
Secondo le cifre ufficiali diffuse mercoledì dal ministero dell'Interno, 625 persone sono state fermate e 83 agenti di polizia e gendarmi sono rimasti feriti. Sono invece 85 studenti e 34 membri del personale scolastico i feriti dall'inizio del movimento, secondo quanto comunicato dal ministero dell'Istruzione. A Tours, in particolare, un ragazzo è stato ferito gravemente alla testa e ricoverato d'urgenza in ospedale, dopo un probabile colpo di Lbd ("lanciatore di proiettili di difesa") da parte della polizia.
Dinanzi alla radicalizzazione delle proteste e al loro allargamento alle università, il premier Lecornu ha convocato d'urgenza una riunione interministeriale di crisi. Per i servizi segreti la mobilitazione degli studenti è una "manovra organizzata dalla France insoumise (Lfi) e dai suoi rappresentanti dell'estrema sinistra", ha riferito Matignon in una nota al termine della riunione. L'accusa è stata contestata dal partito guidato da Jean-Luc Mélenchon, che a sua volta ha accusato il governo di "sprofondare nel complottismo", definendo quello degli studenti un movimento spontaneo nato dall'esasperazione. Ma è proprio Mélenchon ad aver cavalcato e aizzato la protesta fin dai primi giorni, puntando il dito contro le forze dell'ordine e i suoi metodi. "Siamo fieri di essere alle porte dei licei per difendere i nostri ragazzi dalla barbarie della polizia", ha dichiarato il guru di Lfi. E il sindaco di Saint-Denis in quota Lfi, Bally Bagayoko, è anche sceso in strada tra i ragazzi, ballando con loro e affermando che "la reazione violenta può essere legittima o comprensibile di fronte all'azione delle forze dell'ordine".
Il timore del governo è che la protesta partita dai licei, dopo aver raggiunto le università, possa estendersi alle altre categorie che nelle ultime settimane hanno già manifestato il proprio malcontento contro il caro carburante e il congelamento degli stipendi pubblici: dagli automobilisti ai pescatori, dagli agricoltori ai dipendenti pubblici. Rivendicazioni nate su terreni diversi potrebbero così trovare un punto di convergenza nella contestazione delle politiche dell'esecutivo, trasformando una serie di mobilitazioni settoriali in un movimento di malcontento nazionale.